venerdì 27 febbraio 2015
martedì 10 febbraio 2015
LA STORIA DI FLEBOWSKY recensione di Daniele Giordano
Partendo dalla sala del teatro
San Paolo in Rivoli (TO), inizia il commento introduttivo, portando lo
spettatore ha seguirlo sino al raggiungimento del palco. E’ così che Nicola
Pistoia, impersonando Flebowsky inizia il suo lungo monologo, introducendo le
sensazioni di un malato e la sua degenza ospedaliera. Rivisita in chiave
umoristica, dalla parte del paziente le traversie che si possono trovare in un
ospedale durante la sua permanenza. Ogni spettatore si rispecchierà nella
“cruda realtà” scritte nel libro “Storie di ordinaria corsia” da Fabrizio
Blini, tratte liberamente e portate in scena dalla Nuova Compagnia di prosa
Nicola Pistoia per la regia di Gigi Piola. Confuso, disorientato, si trova il
“Flebowsky” nel riportare le sensazioni,
alle volte viene < volutamente >
colto da vuoti di memoria, proprio per trasmettere un movimento dello stato
d’animo del paziente. Un tema che dovrebbe fare riflettere. L’eleganza sul modo
interpretato porta a ridere, iniziando col dire che tutto funziona al
contrario… ma non su quello che uno potrebbe pensare parlando di Sanità… bensì,
tanto per dirne una, dice Lui: spiegatemi perché la stanza più fredda in
ospedale… si chiama “camera ardente” e poi ancora… tu non passeresti mai con il
semaforo rosso… e ti fermano col verde… al pronto soccorso sì! Citiamo
testualmente: è una storia per addetti ai malori in cui gli ospedali sono visti
dalla parte del pigiama. Così tra un tormentone e un sano episodio divertente
si alternano figure che regnano perenne nelle strutture ospedaliere, come la
suora, l’infermiere, il barelliere, tutte raffigurate dal bravo e simpatico
Armando Puccio. C’è sempre una dottoressa o un’infermiera che i malati
vorrebbero… incontrare, di lei basterebbe solo lo sguardo… per farti stare
meglio… senza pensare alla sofferenza. Differente, invece è quando ti capita di
essere sotto le grinfie di quella dall’aspetto teutonico, non solo per il
colore dei capelli… ma con modi da caserma, parti, brillantemente sostenute da
Ketty Roselli. La scelta fatta dall’attore Pistoia, è davvero formidabile,
unire al suo fianco due bravi artisti come loro… senza mettere in discussione
la competenza recitativa di Nicola Pistoia… interpretando questa storia. Se si
uniscono due opposti come il dolore e la farsa… potrebbero realizzare… forse,
una terapia del sorriso in un luogo circondato di cose gravi… magari una risata
potrebbe risollevare il morale… non solo al degente…
Torino (Italia), martedì 10
febbraio 2015
mercoledì 4 febbraio 2015
VOLO PINDARICO N. 63: SANS MOTS recensione di Daniele Giordano
Secondo voi, si può fare uno
spettacolo teatrale senza parole? Alcuni risponderanno di no, altri di sì.
Solito dilemma. Eppure, sono molti gli attori che seguono questo percorso. Uno
tra questi è Matteo Cionini. Allievo dell’Atelier del Teatro Fisico di Philip
Radice, già questa la dice lunga. Ora per meglio addentrarci in quello che l’attore
desidera dalla platea, è che ognuno usi la propria fantasia lasciandosi
trasportare. Poniamo un esempio: Prendi un aeroporto a caso… il Teatro Cardinal
Massaia in Torino… no, forse non ci siamo capiti. Sul palco del citato teatro, non
è stata allestita nessuna scenografia che emuli uno scalo aereo. Si stava parlando
di fantasia! Sul palcoscenico al centro, prosciugato di ogni che, era visibile
solamente uno di quei carrelli usati dalle hostess a bordo di un velivolo,
nient'altro. Mentre le persone immaginavano il check-in e l’imbarco verso una
destinazione fantastica. Lo stuart controllava i viaggiatori che allacciassero
le cinture di sicurezza, porgendo le solite raccomandazioni in caso di
emergenza, s’iniziava a rullare tra le musiche originali di Alberto Mompellio
pronti al decollo del Volo Pindarico n°63. Il rullio, ottenuto con l’ausilio
degli spettatori in sala, si raggiunse la quota. Il premuroso artista presenta
una serie d’intrattenimenti previsti durante il volo, iniziando dalla visione
di My Special Party, un film impersonato dal Cionini in arte Joe Trespolo. Inutile
chiedersi se la rappresentazione è parlata, no di certo! Come farà a spiegare
il filmato. Qui sta la bravura di Matteo Cionini, non dimentichiamo che il
performer parte da una grande tradizione del mimo moderno, sviluppando un
linguaggio originale, dove ha presentato lo spettacolo Sans Mots al prestigioso
Fringe Festival di Edimburgo, il più grande festival del mondo, ora tutto per
voi. Su questo volo lo svago persiste, poteva privarsi del grande Netta Mario
famoso artista e la sua inseparabile marionetta? Alle volte capita, una turbolenza
in quota crea un leggero scompiglio tra i passeggeri del teatro… scusate,
volevo dire del volo pindarico, niente di che agitarsi. Prontamente il
personale rassicura il pubblico con una distrazione musicale, sulle note di Eine
Kleine Mime Musik, appare il direttore a dirigere l’orchestra. La traduzione di
Sans Mots è Senza Parole, l’attenta regia è di Patrizia Besantini. Il performer
Matteo Cionini, in questo show, ha mescolato del teatro fisico, clownesco, la
pantomima. Tutto questo sè unito alla sua palestra che è stato il teatro di
strada, si comprende del perché ha calcato i palchi di diverse nazioni… o forse
perché è adatto a tutti specialmente per fare un viaggio con la fantasia…
stando seduti comodamente in poltrona di un teatro torinese.
Torino (Italia), martedì 3
febbraio 2015
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