Cari amici lettori, volevo innanzi tutto ringraziarvi della vostra
dedizione nel seguirmi attraverso il blog leggendo le mie recensioni. Considerando
che i dati su chi legge, provengono molto dalle Americhe, dall'Europa, altrettanto dall’Est e Italia chiaramente, non intendo qui elencarli tutti, le statistiche provengono
dai quattro angoli della terra. Anche perchè non è questo il motivo del mio scritto
attirando la vostra attenzione, era per dirvi che questo blog non rappresenta
una testata giornalistica poiché è aggiornato senza alcuna periodicità. Il
parere personale espresso, è basato in conformità allo spettacolo o l’argomento
scelto e non per questo devo sentirmi necessariamente costretto a scrivere la
mia recensione, giacché stabilisco personalmente se scriverla oppure no, diffondendo
la mia opinione su cosa ho visto e letto. Per questo motivo, tengo a precisare
che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della
legge n. 62 del 7.03.2001
mercoledì 11 marzo 2015
martedì 10 marzo 2015
SABATO, DOMENICA e LUNEDI, ovvero: Tutta Colpa del Ragù Napoletano… recensione di Daniele Giordano
Può un ragù fatto da
mani esperte creare un guazzabuglio in famiglia? Oppure, può agli spettatori in
sala assaporare… con uno dei cinque sensi… sentendo dagli orifizi nasali un sublime
e magari delizioso ragù napoletano? In molti si chiederanno dopo, aver per un
solo istante avuto il piacere di essersi avvolti da tale squisitezza, invadendo
a pieno sino in fondo alla sala teatrale! Se uno per caso vi domandasse: cosa
pensate del tarlo? Sicuramente rispondereste senza pensarci che sia un animale
vorace! Non penserete mai definirlo un “chiodo fisso” comunemente sinonimo
della parola: gelosia! Parola assillante… quella del tarlo, piccolo e dannoso
animaletto sia nell’armadio e quindi sui capi d’abbigliamento o come tarlo che
ti penetra nel cervello senza lasciare spazio alla razionalità, facendoti
vedere cose immaginarie riempiendo la tua mente di tormenti legati alla
gelosia! I lettori forse non comprenderanno di cosa stiamo parlando, tra questi,
alcuni invece sì! Quelli che hanno assistito alla pièce teatrale scritta dal
drammaturgo Eduardo De Filippo più di cinquant’anni or sono in cui si
evidenziano le tre generazioni: nonni, figli e nipoti e nei tre atti per
l’appunto, consumati in tre giorni da cui il titolo Sabato, Domenica e Lunedì. Non
soltanto, richiama e concede l’ammonimento a tutte le persone che ruotano
intorno ad essi, ma è la risposta a tutte e altre. A ragion di memoria, questa
commedia forse mai rappresentata almeno nell’ultimo decennio da nessuna
compagnia residente a Torino, sarà per le difficoltà o altro mistero a noi
sconosciuto sta di fatto che solamente I Melannurca ha voluto chiudere il
cerchio delle loro rappresentazioni presentandola al Teatro Cardinal Massaia in
prima assoluta, seguito da un successo come sempre prevedibile nei due giorni
di programmazione. E’ Sabato, mamma Rosa (Ester Calvano) Priore, è in cucina,
sta preparando il solito ragù per il giorno successivo, come sempre si
raccoglierà intorno al tavolo l’intera famiglia come tradizione vuole. Nel
trascorrere le ore, Peppino (Antonio Giuliano, curatore della regia e la
trasposizione della sceneggiatura) suo marito, si sente da qualche tempo
trascurato… ora comprenderete la descrizione iniziale (dovete sapere che il
ragù è stato fatto realmente, oltre la sintesi del tarlo). E’ Domenica, tutto è
pronto, il ragù ha terminato la sua cottura, la famiglia si ricompone intorno
al tavolo per il pranzo domenicale, aggiungendo due posti per i coniugi Elena
(Annamaria Melchionna ed Enzo Massari) e Luigi Iannello, loro vicini di casa, in
pratica di famiglia. Durante i preparativi il clima incomincia a
surriscaldarsi, per piccole premure che il ragionier Luigi ha nei confronti di
donna Rosa, è lui la causa
dell'improvvisa scena di Peppino, sconvolgendo e mandando all'aria il prelibato
pranzo cucinato con amore. La moglie, sconvolta è colta da un lieve malore, causata
dalla scenata di gelosia e le incomprensioni che si sono accumulate minando il solido
rapporto della coppia. La commedia come dicevamo accresce nei tre
giorni, quello centrale è il clou della narrazione. Incomincia a prendere
forma, in un crescendo reale, distribuito con un pathos che t’inchioda alla
poltrona, come in questo passaggio del secondo atto, trasportandoti dentro il
paradigma del drammaturgo De Filippo sino a essere uno dei personaggi che sono sempre molteplici, iniziando
da Virginia (Maria Castaldo), Rocco e Antonio (Pietro e Massimiliano Trippodo),
Federico (Giuseppe Palatrasio), la figlia Giulianella Priore, interpretata da
Maria Amalfitano in lite col fidanzato, o Salvatore Vastola nei panni di
Raffaele. Come si fa a non applaudire in scena della simpatica caratterista
Anna Donadoni nelle vesti di Amelia sempre pronta a fare la puntura a suo figlio
in aggiunta delle sue cure inutili, vogliamo parlare dell’inopportuno sarto
Catiello (Onofrio Papaccio), oppure di Attilio (Massimiliano Esposito) o Michele
(Giovanni Marigliano), Maria Carolina è Elisa Oliva, Roberto invece è Gaetano
D’Afiero e poi ancora il Dottor Cefercola lo impersona Giovanni Papaccio, mentre
in Assunta troviamo Filomena Veniero. E’ giusto menzionare anche le persone che
col loro lavoro hanno reso possibile questa piacevole rappresentazione pur
stando nel retroscena, iniziando dalle scenografie sono di Mauro Vizzano,
tecnico Audio/luci Giuseppe Spadaro, trucco & costumi Eleonora Rotella e
Francesca Ianora, la grafica è di Francesca Bertolino ufficio stampa è curato
da Nicoletta Fabrizio. Così dopo questa carrellata di personaggi e interpreti,
siamo giunti all’ultimo giorno il Lunedì, la famiglia Priore con animo tranquillo riflette su quanto è
accaduto il giorno prima e capisce che in fondo il motivo che ha fatto nascere
il litigio della coppia è l'amore che ancora li unisce. Marito e moglie alla
fine dicono quello che finora hanno tenuto nascosto nei loro animi e dal
chiarimento rinasce il ricordo del loro amore che ancora li terrà uniti,
non certo il matrimonio, e nemmeno i figli! Nei primi due giorni troviamo
un’anticipazione sul tema del divorzio in Italia, ricordiamo che Eduardo ha
scritto questa drammaticità nel 1959, egli ha voluto porre l’accento sui finti
sorrisi di facciata insistendo su un ammonimento per chi non va d’accordo in
famiglia, deve solamente chiarire quei dubbi “chiamati tarli” dissipando così
gli eventuali tormenti. Non è una
commedia da descrivere, essa è da vedere, da assaporare come il ragù napoletano…
Torino (Italia), martedì 10 marzo 2015
lunedì 9 marzo 2015
SCACCO PAZZO recensione di Daniele Giordano
Nessuno pensava nel 1991 che questa
commedia potesse diventare un successo, fu portata sulla scena da tre grandi
artisti come Alessandro Haber, Monica Scattini, Vittorio Franceschi, per la
regia di Nanni Loy che per l’occasione ha curato la regia teatrale, consacrandolo
in seguito insieme allo spettacolo, confermato dai numerosi premi vinti, in
Italia e all’estero. Dopo vent’anni è messa in scena una nuova versione dal
trio Nicola Pistoia, Paolo Triestino e non ultima Elisabetta De Vito, nei
rispettivi panni di Valerio, Antonio, Marianna, senza togliere nulla a quella
del Franceschi. Il testo ci riporta a un incidente stradale provocato da Valerio,
dove perse la vita, la futura sposa di Antonio proprio nel giorno delle nozze.
La traumatica tragedia, forse per un senso di colpa si trascina negli anni, al
punto che Valerio si prendesse cura di suo fratello Antonio, un regredito psichico,
sino a che nella sua vita appare la splendida Marianna. Da questa entrata s’intrecciano
vicende ancor più tragiche, oltre la grigia vita in comune, senza un preciso
futuro. Scacco Pazzo, è’ una commedia dalle tinte forti suscitando emozioni,
contemporaneamente intrattiene e intenerisce, dove fantasie e amarezze ordiscono
la trama dello spettacolo debuttato al Teatro Erba in Torino. Marianna,
capitata, quasi per caso in quella dimora sembrava spalancare le finestre alla
primavera facendo entrare nella vita dei due quel colore che potesse ravvivare
il loro quotidiano… Beh, non è da noi togliere il gusto del finale di questa
scioccante recita, diciamo solo che anche gli attori citati, con grande perizia,
tra gli applausi hanno accontentato gli spettatori.
Torino (Italia, lunedì 9 marzo 2015
giovedì 5 marzo 2015
ANCHE I RE POSSONO CADERE… recensione di Daniele Giordano
Anche i re possono cadere e poi
rialzarsi. Se questa frase vi porta lontano, balenandovi l’idea della commedia
di Eugène Ionesco scordatelo, in esso troverete solamente una vaga somiglianza
al dramma scritta dall’autore, poiché dall’opera teatrale “Il re muore”, è
stata liberamente presa e messa in scena per il nuovo Varietà della Caduta (via
Buniva in Torino) da due interpreti, realizzando uno spettacolo che il pubblico
pare gradire, tant’è che oltre gli applausi finali (e durante) non sono mancate
le gaudenti risate. Questa nuova divertentissima rappresentazione, occupa il
posto della già collaudata <La terapia della Caduta> scelta oculata come
sempre da parte degli organizzatori nell’individuare artisti e proporli in
questo fantastico e piacente bistrot cittadino, riempiendo così quello spazio
del martedì, amato e frequentato non solo dai torinesi. Come sempre, in quella
nicchia è molto difficile poter assistere alle sue performance se non si è
prenotato, i posti sono limitatissimi, appena cinquanta… quindi rimane
indispensabile farlo con anticipo… altrimenti si rischia di ritornare il successivo
martedì nella speranza di avere maggior fortuna. Parlando
della recita, gli attori Matthias Martelli e Anna Saragaglia, nelle rispettive
parti del Re e della velata Morte realizzano, insieme a due musicisti come
Alessandro Mosca (pianoforte) e Giorgio Volpi (clarino) una passerella,
assemblata da strani individui in cui si dipana tutta la matassa della sceneggiata. Così
troviamo sul palco il cantautore Michele Antimusica, il nome è già una garanzia,
con le sue strampalate rime, unite alle sue canzoni, dando quel tocco in più di
cui non puoi fare a meno di ridere. Si presume che buona parte di Torino conosca
Ian Deadly, è facile incontrarlo nelle piazze del centro città, con le sue
sfere trasparenti o altre giocolerie da artista di strada, non questa volta su
questo palco, infatti, lo troviamo in una veste diversa dal solito, esibendosi con l’Hula Hop… cosa non ti
combina con quel cerchio. In ogni teatro che si rispetti, c’è sempre qualcuno
pronto a mettersi alla prova, in questo caso troviamo Filippo Tropanese in una
lettura su Pirandello, per poi lasciare il posto a una performance proposta da
Francesca Garrone, nel presentarsi potrebbe creare imbarazzo, quasi sgomento,
nel vedere un corpo sinuoso indossare una maschera antigas, pronta a eseguire
una conturbante danza, forse propiziatoria per un futuro non radioso. Con le sue
movenze languide lascia cadere le spalline della sottoveste, facendola
scivolare lungo i fianchi sino a scoprire il corpo avvolto dalle luci colorate degli
spot, coprendola in un rituale sensuale, per niente volgare, anzi con una
grazia che termina da parte del pubblico in un caloroso ed efficace applauso. Il
proseguo degli artisti su quei pochi ma fortunati metri quadrati di palco,
capaci di sorprenderti come Lorenzo Scotton, cedendolo a due Drag Queen come:
Caterina Casello, ben preparata nel cantare in play back e un'espansiva “allargata
di braccia” eseguita dall’esuberante Barbi Bubu. Tutto questo nel continuo
raccontarsi questo episodio tra il re e la donna velata… che sin dall’inizio ha
pronosticato la sua morte prima che finisca la recita! Nell’insieme lo
spettacolo è gradevole, non noioso, se non fosse per l’insufficienza dovuta al
timbro di voce che alcuni dei protagonisti non usando la giusta intonazione nel
modulare la voce in modo corretto, veniva a mancare la sonorità perdendo parte
del dialogo.
Torino
(Italia), mercoledì 4 marzo 2015
venerdì 27 febbraio 2015
COME CAMBIA IL MODO NEL VESTIRE recensione di Daniele Giordano
COME CAMBIA IL MODO NEL VESTIRE
recensione di Daniele Giordano
Vi siete accorti, andando in giro
per le strade com'è vestita la gente? Una strana eleganza dilaga, nel senso
buono della parola, non curanti delle temperature o degli accostamenti che
deforma le norme dettate dalla moda in una indipendenza d’azione passando dalla
figura androgina all’unisex, che dire delle gonne midi indossate su comode
“pantofole pelose tipo dopo-sci ”. Questo e altro ancora, è stato presentato a
Milano e proposto in “Casa Gucci” col nuovo direttore Alessandro Michele,
ponendo due estremi: l’eleganza all’incoerenza col soddisfare il piacere di
vestirsi in piena libertà. A differenza di Scognamiglio, vede ancora la
bellezza femminile avvolta nel suo splendente romanticismo e quel tanto sexy,
da piacere ancora. C’è chi è ancora attratta dai simboli misteriosi dell’antico
egizio come Genny. Sempre attuali le bluse di pizzo con le loro fascinose
trasparenze e le lingerie d’àntan, restano un caposaldo adorato non soltanto
dalle donne. La natura è vista da Brunello Cucinelli è come una tundra
invernale, dove materiali caldi contrastano i freddi colori di una distesa
innevata, elaborando in alternativa il cashmere trasformandolo in pelliccia.
Simonetta Ravizza preferisce fare indossare a vestaglia le sue pellicce lunghe,
dando un’immagine più minimal, perdendo il suo aspetto sfarzoso. Aquilano e
Rimondi, preferiscono restare sul classico, vestendo per Fay la studentessa in
gonna cortissima su un cappottino molto elegante, le scarpe rigorosamente
maschili, in testa un basco, un stile in tinta su tinta. I dipinti “presi in
prestito” dall’epoca rinascimentale applicate su mise longuette di seta, trine
e giacconi lavorati al rovescio, hanno catturato Alberta Ferretti con i suoi
impreziositi tessuti e zainetti da sera. La nuova tendenza con la sua
lungimirante bellezza accomuna gli stilisti indirizzando la donna in una nuova
dimensione imperfetta… forse proprio perché è tale… lascia lo spazio e il
piacere di vestirsi in modo innaturale ma con estro personale.
Milano (Italia), venerdì 26 marzo
2015
martedì 10 febbraio 2015
LA STORIA DI FLEBOWSKY recensione di Daniele Giordano
Partendo dalla sala del teatro
San Paolo in Rivoli (TO), inizia il commento introduttivo, portando lo
spettatore ha seguirlo sino al raggiungimento del palco. E’ così che Nicola
Pistoia, impersonando Flebowsky inizia il suo lungo monologo, introducendo le
sensazioni di un malato e la sua degenza ospedaliera. Rivisita in chiave
umoristica, dalla parte del paziente le traversie che si possono trovare in un
ospedale durante la sua permanenza. Ogni spettatore si rispecchierà nella
“cruda realtà” scritte nel libro “Storie di ordinaria corsia” da Fabrizio
Blini, tratte liberamente e portate in scena dalla Nuova Compagnia di prosa
Nicola Pistoia per la regia di Gigi Piola. Confuso, disorientato, si trova il
“Flebowsky” nel riportare le sensazioni,
alle volte viene < volutamente >
colto da vuoti di memoria, proprio per trasmettere un movimento dello stato
d’animo del paziente. Un tema che dovrebbe fare riflettere. L’eleganza sul modo
interpretato porta a ridere, iniziando col dire che tutto funziona al
contrario… ma non su quello che uno potrebbe pensare parlando di Sanità… bensì,
tanto per dirne una, dice Lui: spiegatemi perché la stanza più fredda in
ospedale… si chiama “camera ardente” e poi ancora… tu non passeresti mai con il
semaforo rosso… e ti fermano col verde… al pronto soccorso sì! Citiamo
testualmente: è una storia per addetti ai malori in cui gli ospedali sono visti
dalla parte del pigiama. Così tra un tormentone e un sano episodio divertente
si alternano figure che regnano perenne nelle strutture ospedaliere, come la
suora, l’infermiere, il barelliere, tutte raffigurate dal bravo e simpatico
Armando Puccio. C’è sempre una dottoressa o un’infermiera che i malati
vorrebbero… incontrare, di lei basterebbe solo lo sguardo… per farti stare
meglio… senza pensare alla sofferenza. Differente, invece è quando ti capita di
essere sotto le grinfie di quella dall’aspetto teutonico, non solo per il
colore dei capelli… ma con modi da caserma, parti, brillantemente sostenute da
Ketty Roselli. La scelta fatta dall’attore Pistoia, è davvero formidabile,
unire al suo fianco due bravi artisti come loro… senza mettere in discussione
la competenza recitativa di Nicola Pistoia… interpretando questa storia. Se si
uniscono due opposti come il dolore e la farsa… potrebbero realizzare… forse,
una terapia del sorriso in un luogo circondato di cose gravi… magari una risata
potrebbe risollevare il morale… non solo al degente…
Torino (Italia), martedì 10
febbraio 2015
mercoledì 4 febbraio 2015
VOLO PINDARICO N. 63: SANS MOTS recensione di Daniele Giordano
Secondo voi, si può fare uno
spettacolo teatrale senza parole? Alcuni risponderanno di no, altri di sì.
Solito dilemma. Eppure, sono molti gli attori che seguono questo percorso. Uno
tra questi è Matteo Cionini. Allievo dell’Atelier del Teatro Fisico di Philip
Radice, già questa la dice lunga. Ora per meglio addentrarci in quello che l’attore
desidera dalla platea, è che ognuno usi la propria fantasia lasciandosi
trasportare. Poniamo un esempio: Prendi un aeroporto a caso… il Teatro Cardinal
Massaia in Torino… no, forse non ci siamo capiti. Sul palco del citato teatro, non
è stata allestita nessuna scenografia che emuli uno scalo aereo. Si stava parlando
di fantasia! Sul palcoscenico al centro, prosciugato di ogni che, era visibile
solamente uno di quei carrelli usati dalle hostess a bordo di un velivolo,
nient'altro. Mentre le persone immaginavano il check-in e l’imbarco verso una
destinazione fantastica. Lo stuart controllava i viaggiatori che allacciassero
le cinture di sicurezza, porgendo le solite raccomandazioni in caso di
emergenza, s’iniziava a rullare tra le musiche originali di Alberto Mompellio
pronti al decollo del Volo Pindarico n°63. Il rullio, ottenuto con l’ausilio
degli spettatori in sala, si raggiunse la quota. Il premuroso artista presenta
una serie d’intrattenimenti previsti durante il volo, iniziando dalla visione
di My Special Party, un film impersonato dal Cionini in arte Joe Trespolo. Inutile
chiedersi se la rappresentazione è parlata, no di certo! Come farà a spiegare
il filmato. Qui sta la bravura di Matteo Cionini, non dimentichiamo che il
performer parte da una grande tradizione del mimo moderno, sviluppando un
linguaggio originale, dove ha presentato lo spettacolo Sans Mots al prestigioso
Fringe Festival di Edimburgo, il più grande festival del mondo, ora tutto per
voi. Su questo volo lo svago persiste, poteva privarsi del grande Netta Mario
famoso artista e la sua inseparabile marionetta? Alle volte capita, una turbolenza
in quota crea un leggero scompiglio tra i passeggeri del teatro… scusate,
volevo dire del volo pindarico, niente di che agitarsi. Prontamente il
personale rassicura il pubblico con una distrazione musicale, sulle note di Eine
Kleine Mime Musik, appare il direttore a dirigere l’orchestra. La traduzione di
Sans Mots è Senza Parole, l’attenta regia è di Patrizia Besantini. Il performer
Matteo Cionini, in questo show, ha mescolato del teatro fisico, clownesco, la
pantomima. Tutto questo sè unito alla sua palestra che è stato il teatro di
strada, si comprende del perché ha calcato i palchi di diverse nazioni… o forse
perché è adatto a tutti specialmente per fare un viaggio con la fantasia…
stando seduti comodamente in poltrona di un teatro torinese.
Torino (Italia), martedì 3
febbraio 2015
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