sabato 29 novembre 2014

COMMENTO di Daniele Giordano

Capita spesso di trovarsi in pieno centro città e non sapere che c’è un luogo simpaticissimo da frequentare. Certamente, perché in centro le attrazioni pubblicizzate non mancano o semplicemente perché quel luogo è un locale particolare e soprattutto attivo. Il suo biglietto da visita esprime tutto il suo dare: Gioia e Rivoluzione, no.à. il Circolo di chi vuol Cambiare il Mondo. Detto così potrebbe spaventare, ma assicuriamo che non c’è niente di spaventoso! Un circolo Arci come tanti, ubicato in Corso Regina Margherita 154 in Torino, si può gustare un buon pasto a pranzo o cena con un menù casalingo a prezzi popolari che di questi periodi e non solo fa la differenza. Anche semplicemente bere una bevanda in tutta tranquillità, passare una serata tra amici giocando a calcetto, ping-pong o giochi di società. Tutto questo e altro ancora! Il circolo ha allestito un teatro con tanto di palco al suo interno, si producono spettacoli per grandi e piccini, un esempio per tutti. Cos’è per voi il Derbi o lo Stand-Up? Due spettacoli da farvi “morire” dalle risate… e qualche volta anche di essere coinvolti nelle loro performance, a voi il modo di scoprire questo e altro negli spettacoli in programma al No.A’. Di recente, si è potuto assistere allo spettacolo dall’intricante titolo Invito a Cena con Delitto, per gli appassionati di genere. Giallo comico d'improvvisazione teatrale dove nel corso di una normale cena viene inscenato un delitto! Ideatrice di questa ispirata commedia è Graziella Porro, seguita dagli attori: Matteo Porro, Shermila Naidu (proveniente dalla Malesia), nei panni di un fotografo troviamo Misha Melnyk. Se c’è, un cadavere ci deve essere la Polizia, ed ecco Maurizio Grieco… affacciarsi sulla scena del crimine… uno strano individuo… presentandosi tutto leopardato… è l’ispettore di Polizia, a lui il compito di dipanare l’ingarbugliata matassa… al pubblico quello di risolvere il movente dell’omicidio! Come recitava uno slogan: Provare per Credere!

venerdì 28 novembre 2014

FESTIVAL NAZIONALE LUIGI PIRANDELLO recensione di Daniele Giordano

Con la conferenza stampa avvenuta presso il Teatro Gobetti di Torino (Italia), si apre ufficialmente dal 05/07 al 21/07 il Festival Nazionale Luigi Pirandello, voluto con notevoli sforzi, ma anche di grande soddisfazione dal regista Giulio Graglia. Per il quinto anno consecutivo non poteva mancare la partecipazione della Regione Sicilia, era d’uopo sia per la rassegna stessa, sia per l’unione che accomuna le due Regioni nei festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia, come sempre la rassegna vuole essere un investimento sui giovani artisti. Un cartellone ricco, dà inizio: E’ una cosa seria? portando in scena Natalino Balasso, il debutto è per martedì 05/07 mentre venerdì 08/07 prosegue la serata pirandelliana con: Per mosse d’anima, sul palco la Compagnia Vetrano/Randisi prosegue sabato 09/07 e tratto da Luigi Pirandello: Gioventù, tutte le rappresentazioni iniziano alle ore 19:00 al Teatro Gobetti di Torino. Sapevate che Luigi Pirandello aveva soggiornato in Piemonte? Precisamente a Coazze, frazione di Giaveno, egli amava il nostro Piemonte, oggi col ritrovamento di un suo taccuino, dove amava appuntare i luoghi da lui visitati. Era stato colpito dalla frase scritta sul campanile della Cattedrale: Ognuno il suo. Questa frase in seguito gli diede uno spunto per una sua nuova commedia. Forse è per questo o per altra causa, il regista Giulio Graglia ha voluto istituire il festival itinerante, partendo da Torino, toccherà Coazze, Giaveno e da quest’anno anche Valgioie.

TUTTE LE DONNE DEL RE recensione di Daniele Giordano

In una cornice coreografica naturale qual'è il "Villaggio Leumann” alle porte di Torino (Italia), un bellissimo spaccato di un tempo ormai lontano, sorto intorno al ‘900 come insediamento manifatturiero, conservato dignitosamente, sembra di entrare in un’altra dimensione; ma non è di questo che si vuole recensire oggi, bensì su Assemblea Teatro una compagnia teatrale lungimirante e molto professionale, preparata sia sulla scelta dei testi che per l’impegno avuto sul recupero del Mausoleo de La Bela Rosin. Infatti, ha presentato la sera del 24 giugno festa di San Giovanni, patrono di Torino (Italia) uno spettacolo molto particolare: Tutte le donne del Re. Un testo di Fabio Arrivas e Renzo Sicco per la regia di Lino Spadaro La storia è introdotta da un cantastorie proseguendo senza la presenza del Re in scena. Il racconto prende vita su intriganti storie salottiere e l’impetuosa virilità di Vittorio Emanuele II, degnamente raccontate da donne dell’aristocrazia piemontese, tanto riservate quanto pettegole. Malizia o invidia popolare, comunque sia nella commedia si commenta riferendosi a: Maria Adelaide, l’attrice Laura Bon, Rosa Vercellana soprannominata Bela Rosin, la maestrina di Frabosa. Chissà quante altre donne hanno avuto attenzioni e grazie dal Re delle quali le linguacciute maldicenze non sono emerse. Gli interpreti di questa magnifica recita, realizzata con delicato umorismo e grande divertimento sono: Manuela Massarenti, Cristiana Voglino, Valentina Volpatto, Silvia Natti, Marlene Pietropaoli, Roberta Forneris, Valentina Virando, Pietro del Vecchio, hanno espresso col loro modo di porsi, adeguandosi al personaggio in modo professionale e qualificativo sul piano recitativo senza infastidire il pubblico, anzi proprio il pubblico li ha lodati a piene mani. A deliziarci fornendo un’armoniosa musica dell’ottocento italiano è stato il duo Anna Barbero e Edoardo De Angelis. Tutta questa rappresentazione è un omaggio sul nostro passato d’Italia e del Piemonte in particolare.

TANGO, MONSIEUR? Recensione di Daniele Giordano

La compagnia teatrale Gli argonauti sono nuovamente a calcare le scene, lo fanno con la commedia Tango, monsieur? Un’opera scritta da Aldo Lo Castro negli anni ottanta, la regista Alessandra Gorga rielabora il testo adattandolo al suo stile personale, non solo, ha voluto in questa commedia alcuni dei suoi allievi di fine corso senza relegarli a ruoli secondari, bensì collocandoli a parti primarie o con-primarie, fiduciosa dei propri insegnamenti e del loro apprendimento. Lo spettacolo da parte sua va da sé poichè il tema è una comicità ricca di ingredienti adatti al gusto di un pubblico eterogeneo in questa umida serata di solstizio. L’umorismo è nei passaggi delle situazioni imbarazzanti che ruotano intorno al desiderio di un uomo che in un solo colpo vorrebbe sbarazzarsi di sua moglie e due fidanzate, con una trovata che avrà su di lui l’effetto boomerang. Durante i dialoghi della farsa, non lasciatevi ingannare dagli stacchi netti e non sfumati delle musiche perchè di fatto è voluto personalmente dalla regista per trasmettere quell’effetto Flash Back rendendo ancor più vivibile la scena. I debuttanti hanno sorretto bene l’impatto del palcoscenico e con esso la parte assegnata a cominciare da Silvia Benvenuto, Sara Torielli, Marcello Perri, non meno la frizzante cameriera interpretata da Paola Ivaldi chiudendo la commedia con una inaspettata gag, di certo partorita dalla mente fulgida di chi ha adattato il testo: Alessandra Gorga. I neo attori sostenuti dalla frizzante Palmina Resina, mentre il ruolo del cosiddetto sciupa femmine non potevano che assegnarlo all’eclettico e bravo Danilo Torrito, per chi lo conosce sa che riesce a calarsi in qualsiasi vestito che il copione richieda. La compagnia teatrale Gli Argonauti oltre alla bravura ha un’altra peculiarità, quella che si respira dietro le quinte, i componenti vivono un’atmosfera che altre non hanno o non sanno esternare. Questa compagnia sta crescendo non solo di numero, forse per l’armonia gioviale che traspare durante le sudate prove e al suo meraviglioso staff, ma sempre sotto l’occhio attento della regista. Il supporto tecnico di questa rappresentazione è affidata a Joseph Greco, M. Elena Scardaci, Pino Rizza.

A PORTE CHIUSE recensione di Daniele Giordano

Per Soirèe Grand Guignol è andato in scena A Porte Chiuse di J.P.Sartre.
Il dramma si concreta in un atto unico, tre personaggi, Garcin, Ines ed Estella, il mondo quello che siamo abituati a vedere non c’è più. Ecco l’inferno, nessuna via d’uscita! Un cameriere con occhi sbarrati, le palpebre non si muovono li conduce ad uno ad uno i protagonisti in una stanza priva di ogni che, l'ambientazione spiazza ogni umana previsione su uno dei luoghi in cui mai nessuno vorrebbe ritrovarsi per espiare le proprie colpe per essere giudicante e di conseguenza giudicato sino a diventare vittima l’uno dell’altro, pur avendo ancora un fievole legame se pur temporaneo di ciò che accade sulla Terra.
Estella brama Garcin, mentre questi desidera ardentemente Ines, la quale morbosamente vuole Estella tutta per se. Strano triangolo umano, condannati a convivere a tempo infinito. Il dramma di J. P. Sartre, descrive come dovrebbe essere l’Inferno, una convivenza forzata. All'inizio i tre provano a raccontarsi per conoscersi, in realtà nessuno vorrebbe far sapere agli altri come è stata la propria vita, giunti in quel luogo perché hanno commesso qualcosa che li accomuna. Una sfida difficile per gli attori di Onda Larsen che hanno saputo raccoglie con un’interpretazione teatrale degna di lode.

14° EDIZIONE CINEMAMBIENTE FILM FESTIVAL recensione di Daniele Giordano

orino la prima capitale d’Italia, nel suo 150° anniversario dell’unità è una città che si rinnova, ma non è di questo che intendiamo parlare, bensì di CINEMAMBIENTE, un festival che per quattordici anni è cresciuto in maniera esponenziale sopravvivendo alla crisi culturale, grazie all’impegno costante del suo fondatore Gaetano Capizzi. Un Evento consolidato a livello mondiale che nonostante la pioggia riversata nei giorni del concorso non ha fermato il pubblico proveniente da diversi paesi oltre le regioni italiane, a conferma dell’importanza che ha questo Film Festival, anzi il numero è aumentato riuscendo a coinvolgere la presenza dei ragazzi oltre che gli adulti. Quest’anno i lavori presentati erano circa mille e come sempre soltanto il 10% è riuscito a entrare dopo la selezione. La giuria di quest’anno per il concorso internazionale documentari era composta da Michael Cimino regista e presidente di giuria, Mimmo Calopresti attore, Myriam Gast Loup storia e analisi del cinema Sorbona di Parigi, Paola Maugeri collaboratrice con le più importanti reti televisive e doppiatrice, Mario Tozzi geologo e ricercatore del Cnr, Donatella Panari referente della Consulta Provinciale degli Studenti di Torino con un loro premio, mentre per i documentari italiani segnaliamo Bunna uno dei fondatori degli Africa Unite, Enrico Camanni giornalista e collaboratore del quotidiano La Stampa, Simona Risi regista e vincitrice della menzione speciale Ecofilms. La lista continua con Fabio Dovana giornalista e responsabile dell’ufficio stampa di Legambiente e la loro menzione. La giuria per il concorso internazionale dei cortometraggi: Lia Furxhi, Heinz Hermanns, Andrea Segrè, infine per la menzione speciale WWF abbiamo Martin Atkin, Riccardo Fortina, Isabella Pratesi. I vincitori, per il documentario italiano: il Film “Loro della munnizza” registi Marco Battaglia, Gianluca Donati, Laura Schimmenti, Andrea Zulini, tratta di una cooperativa che a Palermo raduna ottanta cenciaioli, veri e propri esperti nel recupero dei materiali riciclabili dalla spazzatura. Per la sezione documentario internazionale il film “ Nell’eternità” del regista Michael Madsen, descrive lo stoccaggio di duecentocinquantamila tonnellate di rifiuti radioattivi da smaltire. Premiato invece da Michael Cimino il film “Una volta qui c’era un’isola” della regista Briar March. Un premio alla carriera è stato dato al connazionale Piero Angela. Presenti alla cerimonia di chiusura le Istituzioni e una rappresentanza dell’O.N.U. ponendo l'accento sul 5 giugno oltre essere la Giornata Mondiale dell’Ambiente, il 2011 è anche l’anno dedicato alle foreste. Gaetano Capizzi, ci ha riferito che si è sentito appagato degli obiettivi raggiunti soprattutto per quelli educativi. Benchè gli sforzi siano sempre maggiori rispetto alle poche risorse ricevute, tenendo presente che non è semplicemente un concorso pertanto sarebbe tempo che le Amministrazioni comprendessero il valore internazionale di questo film festival Cinemambiente ha assunto, oltre ad essere una vetrina per la nostra Torino, scopo principale, ma facendo un investimento non a parole ma devolvendo un contributo, si avrebbe un ritorno sensibilizzando la popolazione al riciclo e non allo spreco. Tutte le persone che in qualche modo sono intervenute al dialogo erano concordi su una frase: Non ci sono piccoli gesti se sono 60 milioni a farlo. Su questo siamo d’accordo! Ritornando invece a Gaetano Capizzi, ha voluto dividere il successo di questa 14° edizione di Cinemambiente con i suoi collaboratori a nome di tutti, citiamo Pedro, il quale con professionalità e gentilezza ha gestito l’afflusso di persone per tutto il periodo del festival. A noi non resta che augurare a tutti l’appuntamento per il prossimo anno: grazie Gaetano!
Torino (Italia), 06 giugno 2011

SI PUO’ FARE recensione di Daniele Giordano

Al termine dell’anno scolastico si ripete il medesimo rito, vediamo ragazzini approntare bancarelle con l’intento di vendere i loro piccoli tesori dismessi tentando di ricavarne un utile.
Se questa sollecitazione fosse espressa da un Ente morale, supportata poi dagli insegnanti sensibilizzando i bambini, per loro diventerebbe prendendola come una sfida a racimolare denaro per una giusta causa. Così facendo il giovane Jacob con altri compagni modella pasta da cucinare in farfalle variopinte. Il denaro raccolto venne inviato all’autore del progetto in cambio di un attestato che certificava l’avvenuta proprietà di un acquisto di terreno a salvaguardia della foresta pluviale. Progetto ambizioso ma non impossibile, quei ragazzini di età compresa tra i sette e nove anni l’hanno dimostrato con la loro sostenibilità! Intanto il tempo passa per tutti, cambiano le mode, il modo di pensare, si diventa consapevoli notando i cambiamenti climatici. Il giovane Jacob ricorda quel lontano progetto e desidera verificarne l’esito, prendendo la decisione più importante della sua vita. Ritrovare quel pezzo di terreno di foresta pluviale acquistato. Non desideriamo raccontare la trama del film “Ho comprato una foresta pluviale“ regia di Jacob Andrèn e Helen Nygren, ma del messaggio che suggerisce e che il regista ha dichiarato al pubblico all’inizio della proiezione del festival Cinemambiente che si è svolto a Torino (Italia) elencando due categorie di persone – quelle che fanno e quelle che avrebbero già dovuto fare – per avere un futuro accettabile su questo pianeta maltrattato da tutti. Si ritiene che ci sia ancora speranza, ma si dovrebbe agire immediatamente senza indugiare. Un film che merita essere visto e magari discuterne con l’autore.

Torino (Italia), 06 giugno 2011

COME MAI TANTE GRU SULLA COPERTINA recensione di Daniele Giordano

Vi siete mai chiesti come mai appaiono tante “Gru di carta” sulla copertina del catalogo di Cinemambiente? Intanto precisiamo che quelle Gru di carta sono Origami, cioè l’arte di creare figure stilizzate piegando un foglio di carta. Quest’anno Cinemambiente ha voluto essere vicino per solidarietà alla popolazione giapponese di Fukushima, dopo la nefasta disgrazia che si è abbattuta su loro. Nella tradizione giapponese l’origami è simbolo di lunga vita e augurio di pronta guarigione. L’intento di Cinemambiente, suffragato dai suoi numerosi spettatori che ogni giorno transitano nei luoghi delle proiezioni facendo sentire la loro viva presenza è raggiungere l’obiettivo di mille unità di origami simboleggiando la Gru, come la storia della piccola Sadako nel romanzo Il gran sole di Hiroshima di Karl Bruckner, secondo la leggenda se si arrivasse a quel numero si avvera un desiderio. Ed ecco svelato il mistero! A parete questo il concorso procede e ieri sera c’è stato l’intervento tra Michael Cimino e il pubblico, presentando il suo ultimo lavoro: Verso il Sole, un film compatto, il susseguirsi di colpi di scena inaspettati lungo tutto il percorso del loro viaggio, sino al capovolgimento delle parti, cambiando la vita di entrambi. Il film è stato presentato al festival di Cannes. Domani 5 giugno è la festa mondiale per l’Ambiente e con esso termina anche Questo spettacolare concorso.

Torino (Italia), 04 giugno 2011

Film Festival CinemAmbiente recensione di Daniele Giordano

Ieri sera al Cinema Massimo di Torino (Italia) in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che si festeggia il 5 giugno,la quale vedrà terminare questa splendida maratona di Environmental Film Festival CinemAmbiente. Per la circostanza non potevano mancare all’apertura i diversi Assessorati ed una rappresentanza del Ministero dell'Ambiente, i quali si sono impegnati a dare il massimo appoggio e stanziare contributi a questa magnifica iniziativa dedicata alle tematiche ambientali. Le tre sale del cinema come avviene ogni anno, erano al completo. Tra interventi e ringraziamenti, sono stati presentati i componenti delle giuria divise per categorie. Quest’anno ospite e presidente il regista Michael Cimino. Il primo film proiettato in concorso è della regista Lucy Walker col film Waste Land, ambientato in una delle più grandi discariche del mondo Jardim Gramacho, alla periferia di Rio de Janeiro, un bellissimo film che ha dato e cambiato la vita ai suoi reali personaggi.
Tutto questo straordinario evento, lo dobbiamo aa una persona che per quattordici lunghi anni con la sua irremovibile ostinazione ha creduto in questo progetto facendolo nascere a Torino (Italia)città di adozione,
Gaetano Capizzi che imperterrito è riuscito a superare le avversità, scegliendosi uno staff di collaboratori qualificati nella propria mansione e sicuramente hanno creduto in lui sin dall'inizio e nel suo fantastico progetto. Una rassegna che a Torino (Italia) mancava, realizzando uno dei Festival Internazionali più apprezzati.

Torino (Italia), 01 giugno 2011

CORTOMATTO (il concorso fuori dagli schemi) recensione di Daniele Giordano

Le trasformazioni nell’area urbana e suburbana di edifici dismessi, creano spazi che se in un primo momento sono visibilmente in pieno sfacelo dopo l’adeguata ristrutturazione non sembrano più gli stessi. E’ quello che la Città di Collegno (Torino) ha fatto con quello che in tempi passati è stata la Lavanderia a Vapore, oggi completamente adibito a spazio per eventi in cui si è conclusa la terza edizione di CORTOMATTO, un concorso per video makers fuori dagli schemi abituali… il titolo del concorso la dice tutta. In gara una trentina di film, selezionati come da regolamento, solamente nove sono entrati in lizza. Il concorso indetto da PrimissimoPiano, sostenuto dalla Città di Collegno il quale ha messo in palio la somma di mille euro al vincitore, presente in sala il Sindaco Silvana Accossato e l’Assessore alla Qualità della Vita Paolo Macagno. Regione Piemonte, Provincia di Torino e quest’anno si è accodata anche la Film Commission Torino Piemonte, tutti con il loro Patrocinio, quest’ultimo, ha messo a disposizione un premio al migliore autore piemontese consistente nella proiezione gratuita di una o più opere nella sala “IL MOVIE” presso il Cineporto di Torino. PrimissimoPiano, ha aggiunto alcune novità quest’anno, la prima è stata il workshop dedicato ai bambini e ragazzi, uno stimolante laboratorio con lo scopo di fare vedere come si costruisce un set e si esegue una ripresa con L’alba del Pupazzo, la seconda è quella di mettere a confronto autori e pubblico recensendo critiche dirette. I giurati della terza edizione del Cortomatto: Danilo Bruni del Centro D, Enrico Delotto della Film Commission Torino Piemonte, Daniele Magoga circolo Suburbana l’Incontro, Andrea Tomaselli docente cinematografico. Ed ecco i Follemetraggi in concorso:

E’ L’AMORE VERO MALE di Emanuele Policante – V. Brini (menzione della giuria)
REMEMBER di Andrea Zamburlin
LUCAUSE VS 2 DI PICCHE di Massimo Russo
IL CONTRATTO di Brunello Mout
LO SPETTACOLO di Giorgio Tonella
HERESIA di Andry Verga
Q B di Adriana Chiabrera – Stefano Comba – Stefano Mondino
VADO PAZZO PER LE VACCHE di Tommaso Magnano (primo premio e menzione della giuria: per la completezza dell’opera, dalla solidità della scrittura, alla maturità con cui è gestito un registro complesso come quello della black comedy)
BUONANOTTE di Riccardo Banfi

Da parte mia avrei segnalato con un ex equo anche un altro titolo insieme al primo, ma il concorso non lo prevedeva, considerando che il giudizio della giuria è inappellabile e insindacabile decisione che condivido, segnalo comunque l’opera “Heresia” con la mia menzione speciale: Il regista Andry Verga ha saputo con un due attori, una unica location, descrivere in così poco tempo e spazio un fatto realmente accaduto sul finire del millequattrocento con un’ottima fotografia, sceneggiatura ed interpretazione. Per le gag interpretati da Stranattori per la sezione teatrale, Emanuela Gatti ha ricevuto una menzione speciale da parte della giuria, la vincitrice comunque è stata la simpatica Luisa Seravesi.
Ora non ci resta che aspettare la quarta edizione di CORTOMATTO, senz’altro ricco di novità espresse da quelle menti inesauribili di Domenico Morreale e Carlo Saito, il quale ha condotto l’intera serata.

TEATRO E’ BELLO recensione di Daniele Giordano

Il teatro Araldo di Torino (Italy) arricchisce il suo cartellone con compagnie sempre più professionali, dando la possibilità all'utilizzatore di passare un piacevole serata da solo o in compagnia ad un prezzo contenuto. Questo è quanto accaduto domenica 22 maggio durante “La zia di Carlo” una commedia inglese di Brandon Thomas (tutto esaurito), adattata da Alessandra Gorga oltre a curarne la regia la vediamo indossare i panni di Lucia de Alvadorez. Non ci sono parole per descriverne la comicità basata su equivoci, portando lo spettatore a ridere sin dalle prime battute seguite da scroscianti applausi, non mancano il susseguirsi di colpi di scena frammezzati da fermo immagine tipo moviola rendendo ancor più delizioso lo scorrere delle scene, azzeccate le musiche. Tutto questo meritato successo in appena un anno e mezzo di vita della compagnia, è dovuto forse alla rigida e inflessibile serietà di Alessandra Gorga presente nel corso delle prove e sempre alla ricerca della migliore espressività artistica dei suoi attori mettendo in evidenza il carattere della compagnia stessa, naturalmente senza mettere in discussione la bravura degli attori: Andrea Battistone, Berenice D’Este, Danilo Torrito, M. Luisa Toma, Pino Rizza, Alberto Giovannini, Roberta Filippi, componenti del cast nella commedia. Con il loro variegato repertorio spaziano da un testo brillante a uno impegnato, facendolo con disinvoltura, bravura e padronanza scenica… altrimenti non si chiamerebbero: Gli Argonauti!
Torino (Italia), 22 maggio 20011

50 ORE recensione di Daniele Giordano

In questi giorni si parla del festival di Cannes (Fr), con i suoi ospiti, mentre a Torino (Italia) esiste da diverso tempo un concorso a dir poco massacrante e nello stesso tempo bellissimo. Chi ci credeva che dopo tanti anni il concorso “ 50 ore “ partorito dalla mente dell’infaticabile Alberto Carmigniani, passando per ragione di lavoro il testimone al dinamico Enrico Venditti potesse continuare ad avere un successo sempre in crescendo, siamo alla sesta edizione e come sempre negli spazi, dove debuttò nel lontano 2006 all’Hiroshima Mon Amour. Concorso nato per troupe e potessero cimentarsi e avere lo spazio necessario per esprimersi in modo soddisfacente in tema del video maker facendo vedere i loro lavori al vasto pubblico. Un concorso imbastito per manifestare la loro creatività, il loro talento, in un tempo ben definito: cinque minuti di filmato da realizzare in cinquanta ore totali. I concorrenti alla partenza di questa edizione erano circa una quarantina per poi ritrovarsi alla consegna del prodotto finito in ventisette. Gara durissima. In quei giorni non si dorme, si scrive la sceneggiatura, con tutto lo staff parte il primo ciak, ne susseguono altri sino alla fine del cortometraggio, per poi passare alla fase finale: il montaggio! A tirare le fila di tutto questo concorso, decretandone i vincitori, una giuria composta da esperti del settore conosciutissimi a livello nazionale. Quest’anno vede al primo posto con voto unanime di chi decreta a suo insindacabile giudizio: ERRORE 50 un thriller di Francesco Palmero, con una sorpresa davvero inaspettata in sala rivolta al pubblico. Il secondo posto leggermente dibattuto è stato assegnato al drammatico CONCERTO PER PICCOLE MENTI di Giuseppe Glielmi, aggiudicandosi anche una menzione per l’attrice protagonista. Non sono mancate altre menzioni partendo dall’horror CLO di Gianluca Argentero, non meno il thriller di De Santis, Minetti e Salvatore con EQUILIBRIO, della sezione “smontaggio nascosto” votato mediante una scheda distribuita a venti persone prese a caso tra il pubblico, appendice simpatica e interessante introdotta al concorso. Il tutto realizzato in una cornice che non ha nulla da invidiare ai grandi concorsi. Non poteva mancare l'apprezzato Michele Franco, attore, il quale si è prestato come nelle precedenti edizioni in veste di presentatore ormai di casa in questo concorso, mantenendo un ritmo piacevole all’altezza del compito assegnato.
Tra il susseguirsi delle proiezioni spuntano I Panper, un duo cabarettistico che al di là del loro nome (ricordo a distanza di un anno dall'ultima mia recensione su di loro),sono cresciuti artisticamente, rallegrandoci con le loro azzeccate gag. Ora non resta che attendere il prossimo anno… ma nel frattempo le sfide continuano con altri concorsi prodotti da Enrico Venditti sempre più avvincenti.

Torino (Italia), venerdì 13 maggio 2011

INTERPLAY: UN VIAGGIO LUNGO UNDICI ANNI recensione di Daniele Giordano

Parte da Torino (Italy) il festival INTERPLAY, l’unica rassegna italiana a essere presente in due network internazionali e uno nazionale. Sono undici le candeline da spegnere in questa edizione che MOSAICODANZA organizza a sostegno e per promuovere la giovane danza contemporanea emergente d’autore. La caparbietà di Natalia Casorati, direttrice artistica dall’instancabile passione che ha per la danza, il suo staff che in questo settore lavora infaticabilmente negli anni, l’autrice persegue un percorso di collaborazioni di rilievo crescendo anno dopo anno in modo esponenziale e di grande rilievo sia per qualità artistica e innovativa, ma soprattutto per valorizzare artisti e compagnie emergenti o affermati. Saranno ventisei gli artisti ospiti provenienti da tutto il mondo, naturalmente oltre a quelli italiani, diverse le location, ricco il calendario, non mancheranno esibizioni in esterno… per concludersi il 26 maggio alla Gam (Galleria d’Arte Moderna) di Torino (Italy).

LA SPEDIZIONE DEI MILLE + 5… IN RITARDO recensione di Daniele Giordano

Riesaminata dalla compagnia teatrale Onda Larsen, in ordine di apparizione il locandiere Cecu: Riccardo De Leo, la simpatica Iuccia: Vanina Bianco, la contesa Rosina: Lia Tomatis (autrice del testo), il brigante De Palma: Gianluca Guastella, l’Inglese Robert Brown: Giovanni Mancaruso che tra gags, imbrogli e per sembrare quelli che realmente non sono, si perdono la partenza ma non l’arrivo dei Garibaldini, Inno compreso!
Persa l’opportunità di unirsi alla Spedizione dei Mille e… Fare l’Italia… ai 5 ritardatari, non rimane altro che provare a Fare… gli Italiani.
La sceneggiatura, con la sua allegria trasporta il pubblico in un crescendo di risate, apprezzandola sin dalle prime battute. Si replica questa sera all’Espace di Torino, il quale non ha nulla da invidiare ad altri teatri cominciando dal bar del foyer alquanto fornito di bevande. Una Compagnia, quella di Onda Larsen da non sottovalutare.

UNA SERATA CON EMILIO SALGARI recensione di Daniele Giordano

Una serata di parole contornata dalle musiche live del gruppo Totò Zingaro e soprattutto ricca di emozioni quella che il Circolo dei Lettori presso il Teatro Carignano di Torino ha ricordato il centenario della morte di Emilio Salgari, scrittore italiano che col suo immaginario coinvolse intere generazioni. Per la circostanza sono intervenuti personaggi noti al pubblico torinese, esprimendo per così dire la loro testimonianza salgariana, fornendone un profilo quasi sconosciuto dello scrittore oltre al racconto di qualche aneddoto. Per dirla alla Salgari, a questo richiamo sono stati presi d’assalto dal pubblico platea e loggioni, pertanto il progetto di Gianni Bissaca che ha condotto la serata e Roberto Tarasco alla regia, sono da ritenersi soddisfatti del risultato ottenuto. La serata si è alternata tra letture e musiche ed ospiti, la prima a salire sul palco è stata Ilda Curti, confessando che a scuola leggeva di nascosto le avventure dello scrittore, a lei non piaceva Sandokan, preferiva Yanez ed ecco magicamente apparire Yanez de Gomera, interpretato da Philippe Leroy, l’amico inseparabile di Sandokan nello sceneggiato televisivo andato in onda nel 1976. E’ la volta di Ernesto Ferrero scrittore oltre che direttore del Salone del Libro di Torino (tra poco aprirà i battenti), appassionato salgariano l’ultimo suo lavoro un libro biografico: Disegnare il vento, l’ultimo viaggio del capitano Salgari. A seguire Giovanna Viglongo e Roberto Antonetto della casa editrice Viglongo, un legame che permane nel tempo da oltre cinquant’anni. Per l’occasione ristampa la biografia di - Emilio Salgari, il padre degli eroi – firmata da Antonetto e Arpino nel 1982. Ironici gli interventi dei fratelli Ferraris di cui Gabriele giornalista, in veste decisamente diversa da quella che abitualmente leggiamo tra le colonne di Torino Sette e Maurizio docente di teoretica all’Università di Torino con i loro racconti dell’infanzia di fervidi lettori salgariani. L’attore e regista Gabriele Vacis leggerà i brani più significativi. A concludere la serata degli ospiti tocca a Steve Della Casa raccontandosi in un video.
Non è facile sintetizzare il mondo Salgariano in queste poche righe in un momento che lo scrittore sta rifiorendo con numerose riedizioni delle sue opere. Il 24 aprile del 1911 a Torino tra le pieghe drammatiche della sua vita e la letteratura poneva termine l’esistenza dello scrittore Emilio Salgari, lasciando ai suoi lettori forse due quesiti, uno di questi è dove porre l’accento sul cognome, l’altro…

R - ESISTENZA DONNA, UNA DONNA LUNGA COME UN TRENO di Daniele Giordano

Uno spettacolo di e proposto da Giuliana Garavini, la quale sviscera la parola R-esistenza unendola alla figura femminile. Simulando la partenza di un treno su cui il passeggero si trova a percorre il tragitto, intercalato da brani di lettura presi dal “Partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio, suggerisce allo spettatore i diversi significati della parola RESISTENZA contornandoli a secondo del concetto da esprimere passi a ritmo di danza.

SOIRÈE GRAND GUIGNOL recensione di Daniele Giordano

Grand Guignol, un teatro fondato da Oscar Mètenier nel 1897 specializzato in rappresentazioni di orrore. Amorale intrattenimento su temi appropriati, sbocciato come un fiore velenoso nell’atmosfera sensuale e pericolosa che avvolgeva Montmartre, quartiere dei divertimenti, delle donnine allegre, con la sua componente erotica delle esecuzioni di inermi fanciulle opportunamente discinte o degli “apache” per finire con i delinquenti dal coltello facile. Teatro della paura e della suspense specializzato in casi letali, orribili esperimenti, sadici piaceri, sembrava assolutamente degno di quel turpe quartiere, una bizzarria esotica. Tutto questo veniva raffigurato in teatro tra la prima e la seconda guerra mondiale. I frequentatori erano celebrità in abito da sera. Al Grand Guignol, il cliente poteva assistere a più spettacoli nella serata, in uno stile brutalmente vero del teatro naturalistico, di certo non mancavano gli svenimenti tra il pubblico durante le recite, le quali furono eseguite in diverse forme rappresentative, ma il più popolare fu l’orrore decisamente squallido così come per gli effetti speciali usati. In seguito venne coniato il termine grandguignolesco, indicando i film a sfondo horror e splatter. La compagnia di spettacolo Onda Larsen ha voluto far suoi i principali testi delle opere di Andrè de Lorde, mettendo in scena i foschi atti unici del repertorio grandguignolesco, proponendo “Fernanda” un’affascinante ragazza (interpretata con grande perizia da Lia Tomatis), la quale possedeva tutto dalla vita. Malgrado ciò la riporta dove un tempo esercitava un “vecchio mestiere” in casa di M.me Lepaine (ruolo espresso con decisione da Irene Forneris), in attesa di un giovane (parte sostenuta in modo piacevole da Gianluca Guastella) del quale si è infatuata, tra effusioni e confessioni scaturirà in dramma. Nella stessa serata una seconda situazione dal titolo “L’artiglio” anche questo di Jean Sartène, i protagonisti s’intersecano dando vita a questo intreccio legato tra loro, in cui un anziano capofamiglia di nome Gianmaria, colpito da una paralisi è costretto passare il proprio tempo immobile su di una poltrona, subendo oltre al suo male le angherie da parte di Rosa sua nuora, la quale trama alle spalle del figlio Ippolito in quanto innamorata di un altro. Il solito triangolo direte voi, non è proprio così! Non dobbiamo dimenticare gli spettacoli erano imperniati sulle sofferenze degli innocenti, sull’insanità e la vendetta, quindi non mancheranno i colpi di scena. Gli attori in questa rappresentazione sono stati bravissimi ed è inutile commentarli uno ad uno, quindi partendo da: Riccardo De Leo del quale è anche regista, Irene Forneris, Gianluca Guastella, Giovanni Mancaruso e Thomas Tinker, tutti carichi di patos ed estremamente validi nei ruoli assegnati. Un plauso a Piero Ferrero, Claudio Meloni, Giovanni Galuppi su consulenza di Ottavio Coffano, i quali hanno saputo ricostruire le suggestive atmosfere parigine, trasportando lo spettatore in quell’ambiente granguignolesco.Tutto contornato dall’ottima degustazione di vini piacevolmente qualificati della Azienda Agricola Baldi, oltre alle suggestive opere della galleria d’arte Paolo Tonin e dal prof. Radu Dragomirescu dell’Accademia delle belle Arti Albertina di Torino. Meritava davvero esserci, quindi non perdetevi gli appuntamenti delle prossime Soirèe Grand Guignol al Teatro Espace di Torino.

WIR SIND DAS VOLK recensione di Daniele Giordano

“Wir sind das Volk” - Noi siamo il popolo - questo fu il grido che echeggiò in tutta la Germania sino alla caduta del regime DDR e del muro di Berlino. Quel grido raccolto da Valentina Vetratrini su di un testo di Jorg Zickenrott lo trasporta in teatro, come se fossero pagine di un libro, lette con la rabbia che essa ha dentro, altre volte solo per se, immersa nella solitudine dei suoi pensieri, esprimendo il Giano Bifronte che vive in lei, trascinando lo spettatore dentro la trama della lettura recitata magnificamente. Uno spettacolo basato quindi su un percorso parallelo di cui un binario riconduce al periodo degli anni della guerra fredda, con le bizzarrie sparse durante il monologo, senza dimenticare le paure e le ire di un popolo privato della sua libertà, l’altro su dei ricordi vivi dentro la propria esistenza. Uno spettacolo degno di nota che porta lo spettatore a seguirne tutti i passaggi di quelle pagine staccate da dall’attrice come se fossero i giorni della nostra vita. Ottima la scenografia.

AI PIEDI DEL PALCO recensione di Daniele Giordano

Quando il corpo è tutt’uno col palco, non occorre scenografia, bastano i movimenti del corpo e la preparazione condotta da dieci danzatrici, di cui tra esse una voce narrante che ti trasporta con semplici movimenti e passi di danza a vedere passaggi di situazioni con cambi di costumi per niente elaborati, ma adeguati all’occorrenza, protagonisti anch’essi creando l’effetto scenico voluto. Tutto è strutturato all’essenziale con grande preparazione di coordinamento, tempismo, luci e musiche ben selezionate per quello che la scenografa Simona Maggi con la Compagnia di Danza Tedacà voleva rappresentare: relazione tra la vita quotidiana ed il pensiero, costruendo la felicità attraverso l’azione.

PROVACI ANCORA SAM recensione di Daniele Giordano

Con l’arrivo della primavera o l’ora legale e, comunque prima di mettere via l’impermeabile alla Bogard, molte compagnie di spettacolo ripropongono la parodia del classico film del 1942 Casablanca in “Provaci ancora Sam” commedia di Woody Allen, ma traduzione inesatta. Il titolo originario sarebbe "Suonala ancora, Sam" frase celeberrima, diventata di uso comune, la quale fu rivolta dalla celebre attrice Ingrid Bergaman al pianista del Rick’s Cafe. Mi fermo qui in quanto la trama del film è ben nota a tutti. Parlando invece della commedia in questione proposta dal Gruppo Artisti Associati Paolo Trenta, il critico cinematografico Allan Felix, reduce dal divorzio della moglie Nancy che la vede nei panni dell’attrice Nadia Ferrante (e nella parte dell’intellettuale), passa il tempo isolato guardando i film su Humphrey Bogard, chiedendosi come possa uno come lui avere successo con le donne pur essendo un uomo mediocre, tant’è che le sue insistenti fantasticherie riesumano l’ectoplasma di Bogard (interpretato dall’attore Antonio Cardinali intersecandosi nel corso delle scene con tempismo), sino al punto di dialogare con lui, il quale è pronto a consigliarlo su come trattare le donne. Seguendo la rappresentazione scenica, fuori esce dalla regia di Elena Cortese l’originale, sia per quanto concerne la versione (in quella italiana il personaggio di Woody Allen si chiama Sam Felix non Allan) e volutamente ha estrapolato dalla sceneggiatura le due figure maschili, quella di Allan (ruolo sostenuto da Roberto Briatta, amalgamatosi benissimo col personaggio) e Dick Christie (impersonato abilmente da Roberto Carelli), portandoli ad essere il perno della sequenza accentuandoli, senza sottovalutarne gli aspetti degli altri attori che ruotano con bravura intorno a questa esilarante commedia quali: Linda Christie (Serena Palma), Sharon Lake (Sabrina Vivalda), Barbara Tyler (Susanna Gianandrea). Un opera magistralmente collaudata da tempo e sostenuta benissimo dal Gruppo Artisti Associati Paolo Trenta, quella di “Provaci ancora Sam” da non confonderla con altre!

IL VELO DI MAYA recensione di Daniele Giordano

Il fenomeno materiale è dunque per Schopenhauer solo parvenza, illusione, sogno: tra noi e la vera realtà è come se vi fosse uno schermo che ce la fa vedere distorta: il velo di Maya di cui parla la filosofia indiana. Questo per introdurre la compagnia “Lontani dal Centro“ prendendo in prestito il titolo per l’appunto “Il velo di Maya” mettono in scena il loro piacevole reality show, uno spettacolo esilarante in cui la stragrande maggioranza del pubblico vorrebbe essere al posto dei concorrenti anche se quest’ultimo, venisse manipolato da un pensiero precostituito ed imposto dai media al solo scopo di vivacizzarne lo show. Ad essi, non fregherebbe nulla di tutto ciò l’importante è esserci, cosa non si farebbe per un attimo di celebrità!
Come ogni reality show che si rispetti troviamo nel “Il velo di Maya” un Presentatore che ti ammaglia con lo sciorinare parole, un Manipolàtor il quale da buon dotto psicologo tenta di spiegarne il fenomeno, entrambe le vesti per niente strette, vengono indossate da Fulvio Abbracciavento rendendo complice il pubblico in sala.

D-ovvero la figura della donna nell'Italia del '900 recensione di Daniele Giordano

Un excursus dal ‘900 ai giorni nostri sulla figura della donna attraverso i suoi condizionamenti. Il viaggio, ripercorso tra il serioso ed il faceto, è stato presentato al BellArte di Torino (via Bellardi, 116) venerdì 4 marzo, nel cartellone della rassegna Eclettica, la quale ogni anno acquisisce un progressivo sold out, dal titolo: D – ovvero la figura della donna nell’Italia del ‘900, spettacolo ormai più che collaudato avendo debuttato in diverse città italiane e pluripremiato, riaffiora con la compagnia di teatro Tedacà, a rappresentarlo le attrici: Aicardi Valentina, Freda Silvia, Gugliandolo Celeste le quali, tenendo bene ritmo, mimica e dialogo, spaziano attraverso racconti aiutate da simpatiche scenografie che sebbene semplici, riescono a dare l’idea sul mutamento femminile del novecento italiano, il tutto assemblato da Simone Schinocca, ricordando ai lettori che ogni venerdì dalle ore 19:30 si può degustare un ottimo aperitivo musicale in attesa dello spettacolo.

FLASHDANCE il MUSICAL recensione di Daniele Giordano

In questo momento globale d’incertezza, ritornare agli anni ’80 forse non può che fare bene! Lo facciamo partendo dal teatro Alfieri di Torino il quale, nella serata del 2 marzo ha fatto tappa il musical Flashdance, creando un vero sold out in sala affollata all’invero simile. Chi non ricorda il film musicale diretto da Adrian Lyne, che scatenò un'autentica Flashdance-mania tra i giovani dell’epoca, mentre la critica cinematografica lo giudicò irrazionale a discapito di un giudizio plateale di pubblico che ne decretò il trionfo della sua protagonista, l’allora ventenne Jennifer Beals. A ricalcare le orme di quel successo pur tentando di staccarsi dal personaggio è Simona Samarelli (l’abbiamo vista interpretare un’altro musical nello spettacolo di Grease), vestendo i panni di Alex Owens, con grinta determinata, interpreta una ragazza che lavora come saldatrice in una acciaieria di giorno, mentre di notte ballerina in un night club, sostenuta dal suo grido di battaglia - io ce la farò oppure - i sogni non sono fatti per stare in un cassetto - con la speranza che un giorno potesse raggiungere il suo sogno e poter entrare in una scuola di danza di Pittsburgh molto famosa. 

Rigorosamente dal vivo le musiche tra cui l’indimenticabile What a feeling (premio Oscar) e 12 nuove canzoni originali.
La versione italiana è di Stage Entertainment con la collaborazione organizzativa della Compagnia della Ranca, sebbene si tratti di una produzione itinerante, sono stati investiti 1,5 milioni di euro, circa una cinquanta tra interpreti, tecnici e musicisti che suonano rigorosamente dal vivo, 30 cambi di scena, imponente impianto luci, da concerto, attrezzatura audio per avere un suono pulito, la scenografia imponente e allo stesso tempo mozzafiato ricostruendo ambienti realistici, un susseguirsi di effetti speciali compresa la famosa cascata d’acqua sino ad assistere all’ingresso in palcoscenico di una riproduzione di Porsche. Sotto l’attenta regia del trentenne Federico Bellone, la supervisione è del celeberrimo Glenn Casale, le magnifiche coreografie sono di Gail Davies, in tutta l’emozione del film nella magica cornice del teatro. Si replica sino a domenica 13 marzo. Altre tappe del tour sono: Napoli, Bologna, Roma. Uno spettacolo da non perdere!

giovedì 27 novembre 2014

Il 12 febbraio sul palco di BellArte a Torino, un cantore greco dalle sembianze moderne, la scenografia non esiste, basta Lui a riempire gli spazi vuoti, il quale estrapola dalla drammaturgia Greca la vita di Narciso, rivisitandola in chiave tragicomica. Di lui, l’autore cita: racconto tragicomico di un mito con attore dislessico. Una sorta di carrellata nell’Olimpo dove gli Dei non sono i protagonisti del racconto, bensì le comparse. L’aedo, raffigurato da Stefano Dell’Accio il quale con la sua mimica e per niente dislessico, racconta e sostiene bene l’ora e quindici minuti dello spettacolo passando da un personaggio all’altro senza annoiare lo spettatore, sostenendo il filo conduttore del racconto sulla vita di Narciso, non manca il sarcasmo di cui attualmente siamo coinvolti, facendolo con estrema disinvoltura senza appesantirlo, soffermandosi quel tanto che basta allo spettatore di individuare il personaggio, ma Dell'Accio proprio in questo passaggio ti disorienta, additando il pubblico dicendogli di averlo frainteso e tira in ballo un “fantomatico” Puffo, per l'appunto: il Puffo Narciso. Supportato musicalmente da Ettore Cimpincio, con la collaborazione e messa in scena di Monica Bonetto. Uno spettacolo che merita essere visto.

STRANI - IERI recensione di Daniele Giordano

Ci sono volute circa un quarantina di interviste come testimonianza prima che l’associazione Tedacà in coproduzione con La tela di Aracne potesse allestire e fare nascere lo spettacolo “ Stranieri “ andato in scena al teatro Astra di Torino il 14 - 15 e 16 gennaio. Teatro gremito in tutte le tre rappresentazioni. Nasce da questi presupposti il dramma ed offre ad ogni scena uno spunto per rivivere quello che è stato l’esodo di quelle persone che dal sud migravano verso Torino avvenuto negli anni ’50. Raccolte poche cose e messe in quella valigia colma di speranza, partirono tanti disperati lasciando mogli e figli, salirono sul “treno del sole” affrontando un viaggio estenuante in cerca di un futuro migliore. Arrivati al nord trovarono i primi ostacoli quali, la lingua, il freddo ma essi non si scoraggiarono, tant’è che in molti restarono ricongiungendosi con la propria famiglia per ritornare al loro paese d’origine solo per le feste comandate. Sette attori per raccontare una storia commovente per coloro che l’hanno vissuta, per lo spettatore invece riassunti in un’ora e quaranta minuti circa. Paradossalmente, il teatro luogo di finzione per eccellenza offre con questo spettacolo uno spaccato di verità di quegli anni. nel corso della commedia si ride, ci si diverte, ma ci si ricorda anche. La tecnica della composizione drammaturgica è di Simone Schinocca e Livio Taddeo, la scenografia ridotta all’essenziale è di Federica Beccaria, la bravura degli attori tanto per citarne alcuni Aicardi Valentina, D’Alessandro Elio, Frola Costanza Maria, Gugliandolo Celeste, Li Volsi Paolo, Parriello Mauro hanno saputo riempire magistralmente tutte le scene, trasportando lo spettatore in quel tempo lontano. A fare da collante a tutto questo con la loro maestria c’erano i Pappazum, simpaticissima band con le loro sonorità più che apprezzate. Una riflessione: siamo certi che il titolo STRANI-IERI ci riporta al passato…
Dal 29 aprile all’8 maggio 2011 si replica a bellArte di Via Bellardi a Torino.

Torino,14/01/2011

QUASI UNA DATA APOCALITTICA

Cosa succederà dopo la data del 14 dicembre... Niente!!!
A raccontarla sembrerebbe una data apocalittica, un presagio nefasto… Dovrebbero accadere avvenimenti a dire poco rivoluzionari… Invece non succederà niente di così eclatante, per gli italiani non cambierà un bel… Niente!
Forse ci potranno essere dei rimpasti politici e come sempre, dalle loro scissioni si formeranno nuovi partiti... Nessuno di queste persone vorrebbe cedere quel posto già occupato in precedenza col il solito cappello... nessuno, perchè lì seduti si sta molto bene e non ci deve preoccupare di fare quadrare il proprio bilancio da troppo tempo ridotto al lumicino! Così ci si ritrova a sfamare altre persone ingorde e avidi... Mentre la stragrande maggioranza dei suoi sudditi boccheggia a stento esalando l’ultimo respiro d’ossigeno a Lui rimasto! Si perchè quel poco glielo hanno lasciato!!! Gli uni, quelli che verranno, i cosi detti “nuovi” che poi tanto nuovi non sono, daranno la colpa a quelli uscenti rimarcando il tempo che passerà per risanare gli errori commessi... dagli altri...E intanto gli italiani, in particolar modo quelli speranzosi, continueranno a tirar di cinghia in attesa di tempi migliori... Nuovamente si chiederà agli italiani di pazientare... mentre loro imperterriti continueranno là dove precedentemente li hanno fermati... Tutto si trasforma... Nulla cambia... per molti italiani!
Mi sovviene una barzelletta sentita anni or sono. Un figlio ritornando da scuola chiede al padre di aiutarlo nel compito assegnatogli. L’insegnante chiedeva di svolgere un tema su tre parole: FEDE, SPERANZA, CARITA’ tre simboli importanti, ma il figlio non sapeva come sviluppare il compito. Il padre con aria serena disse al figlio che era molto semplice il tema ed invitò il figlio a scrivere:
• La FEDE l’abbiamo impegnata
• La SPERANZA l’abbiamo persa
• La CARITA’ è ancora l’unica soluzione per sopravvivere
Meditate su questo e, come raccontavano gli anziani... CAMBIANO I SUONATORI… MA LA MUSICA E’ SEMPRE LA STESSA…

QUANDO L'ARTE NON E' ACQUA recensione di Daniele Giordano

Recentemente ho assistito a diversi spettacoli di arte varia pensando di trovare qualcosa che potesse aiutarmi a crescere artisticamente o comunque trarre spunto per miei nuovi lavori, malgrado facessi sforzi quasi inverosimili per dare credibilità a quanto stavo vedendo, non ho trovato niente di tutto ciò. Anzi ho potuto assistere a qualcosa di poco conto, per non dire nulla seriamente professionale! Organizzazioni che di organizzazione non hanno neanche l'ombra, presentatori del quale solo il temine era presentabile, insomma mancanza di esperienza, di professionalità o entrambe le cose. Detto questo quando si presentano (sovente) casi come questi, mi sorge spesso una domanda alla quale non riesco a rispondermi: - ma chi vi ha dato quell'opportunità sapeva delle vostre carenze? Recita un detto popolare - chi ha pane non ha denti! Purtroppo è così!E' incredibile quello che si deve sopportare sotto la voce - diamogli una chance - e manco farlo apposta essi continuano imperterriti pensando di essere bravi nel fare questo, ricevendo Patrocini e Contributi! Vorrei dire a queste persone che non ci si improvvisa artisti, presentatori o qualsiasi altra figura. Sul palco, davanti ad un pubblico venuto per vedere uno spettacolo, bisogna dare quella impronta di professionalità per lo spettatore, anche se sei soltanto bravino, ma non dovrai mai essere approssimato! Lo spettatore capirà e ti apprezzerà lo stesso! Ho ritenuto opportuno non elencare gli spettacoli da me recentemente visti per non offendere fino in fondo chi suo malgrado ha pensato di dare il massimo impegno per quello che ha portato sul palco, ma sarebbe il caso che questi pseudi personaggi si facessero un esame di coscenza prima di prendere un'ingaggio o salire sul palco!!! Mentre io continuerò imperterrito nel mio cammino di spettatore a vedere queste pseude figure... magari criticandole, sino al punto che non diventano bravi!

TWIRLINGHT recensione di Daniele Giordano

Nel cinema, qualunque cosa è permessa, anche quella di stravolgere con arte o fantasia racconti che hanno fatto storia e ricchezze di un racconto. Prendiamo ad esempio il Vampiro, figura misteriosa, significativa che suscita terrore al suo cospetto. Sino a ieri era rappresentato come il male, il succhia sangue per eccellenza delle belle fanciulle, niente e nessuno poteva contro di lui tranne il paletto conficcato nel cuore. Quelli erano i tempi di Nosferatu, percussore del gothic a seguire Il Vampiro e poi ancora altri, ma sempre sulla stessa traccia. Sappiamo benissimo che i tempi cambiano, così pure i film, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo sino ad arrivare al paradossale: - il vampiro buono – quello che affascina, incanta, seduce e si accende d’amore per una giovane adolescente, non per sete di sangue, sino a smantellare un’icona della narrazione durata quasi due generazioni. Pertanto lo spettatore nel film Twilinght non troverà castelli avvolti dalla nebbia o gli ululati, cimiteri con le solite cripte, aglio e croce oppure la bara contenente terra della sua Transilvania, ma un aitante giovane alle prese con il suo sentimento d’amore corrisposto dalla protagonista, pronto a difenderla dagli altri vampiri “cattivi” quelli che vorrebbero succhiarle il sangue. Ed ecco scatenarsi tra loro una serie di scaramuccia con il vincitore finale: lui l’eroe pur essendo vampiro come gli altri ed un solo nemico: il sole. L’inossidabile vampiro del passato, quello dell’immaginario collettivo per intenderci e che tutti ricordano, continua senza fatica alcuna a resiste al desiderio dell’innovazione.

ARRIVEDERCI recensione di Daniele Giordano

 Le immagini del film "Arrivederci" di Valeriu Jereghi ci trasportano in quel neorealismo dei grandi registi che hanno fatto la storia del cinema italiano.
.. Il regista Valeriu Jereghi, con il suo film ha volutamente dato non una ma diverse chiavi di lettura allo spettatore, i dialoghi sono sintetizzati intenzionalmente per lasciare ampio spazio alle immagini suggestive e non prive di forti emozioni, rafforzate con la scelta di canzoni cantate dalla celebre Maria Tànase, definita la Edith Piaf di Bucarest.
... Il film "Arrivederci" di Valeriu Jereghi, potrebbe essere considerato dal pubblico un documentario e reputato denigratorio, poichè lascia un turbamento profondo, ma in realtà è soltanto uno spaccato di vita sociale, la sua trama, con la sua commozione può essere trasferita in qualunque paese del mondo.

Daniele Giordano, 28 marzo 2009 Torino (Italia)

IL MONDO IN CUI VIVIAMO commento di Daniele Giordano

Sabato 19/06/2010 si legge su un quotidiano torinese un articolo scritto dal direttore del medesimo su cosa ci propinano sulle nostre tavole, le più disparate sostanze tossiche, naturalmente a nostra insaputa, riportiamo testualmente quanto descritto dal giornalista: (…) dalle Alpi alle Piramidi la chimica irrompe sulle nostre tavole e noi senza accorgerci le consumiamo (…) continua elencando diverse sostanze nocive. In un dossier Legambiente scrive “Pesticidi nel Piatto 2010” e ci va pesante. La domanda dopo questa riflessione è spontanea, ma cosa servono queste strutture e i loro surrogati se non riescono a cautelare il piatto di chi lo consuma? Inoltre perché non riescono a fermare questo irreversibile cataclisma che incombe su ciascun individuo, bambini compresi. Umanità pressoché inerme, privi di alcun potere. Inermi e privi un corno! Quando persone col sorriso e gadget alla mano o inviti a cena si presentano inesorabilmente all’incirca ogni quattro anni per chiedere di porre una semplice ed innocua “ X “ su di una scheda, quello sarebbe il momento giusto per riflettere e domandarsi dove erano quando veniva servito quel piatto.

IL CONIGLIO SPAVENTATO pubblicato da Daniele Giordano

C'era una volta, un coniglio addormentato sotto una palma. Una noce di cocco gli cadde in testa. Si svegliò ed ebbe una paura terribile. Senza pensare, il coniglio corse nella foresta e gridò: il cielo crolla! Correte, correte! Mettetevi in salvo, il cielo crolla! Tutti gli animali della foresta scapparono insieme a lui. I grandi animali come gli elefanti, ferirono quelli più piccoli. tanti ne morirono e non c'era nessuno che sapeva dove andare. Il leone, re della foresta, vide il branco di animali impazziti dal terrore che correvano sia a destra che a sinistra, così lanciò un ruggito e disse; fermi tutti! Cosa state facendo, perchè correte? Guardate quanti animali sono morti o feriti, fermatevi subito! Al comando del re della foresta tutti si fermarono spiegando il perchè al leone, ma lui non convinto disse: portatemi dove crolla il cielo. Il coniglio portò il leone seguito dagli altri animali alla palma, ma c'era a terra solo la noce di cocco. Il leone disse: guardate tutti, il coniglio ha avuto paura perchè è caduta una noce di cocco e ha pensato che il cielo stesse crollando. Il coniglio si intristì e chiese scusa a tutti.
" Questa storia insegna che prima di fare una cosa bisogna pensarci "

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Un nuovo blog si affaccia all'orizzonte e quanto prima prenderà il posto degli altri. Attualmente è consigliabile continuare a seguire lonevolfilm.blogspot.com sin tanto che questo spazio non diventi l'unico.
Un grazie a tutti coloro che mi seguono.
Daniele Giordano