lunedì 30 maggio 2016

IL FRINGE ALL’AFFOLLATO DE AMICIS recensione di Daniele Giordano

Un matrimonio non desiderato da entrambe le parti giocano un ruolo determinato quello raccontato in Leonce Und Lena Anplagghed, portato in scena da Cecilia Bozzolini, Valeria Camici, Paola D’Arienzo e Angelo Tronca che ne cura anche la regia. Tra sogno e realtà ordiscono amore e morte in un carosello che fa ridere, portando lo spettatore a riflettere sulle sfumature delle battute pronunciate dagli attori.  A dirla filosoficamente, tratta temi sul sociale, su giovani che hanno la sola preoccupazione di "passare il tempo". Un'interpretazione che lascia soddisfatte le quaranta persone in sala.
La compagnia Proprietà Commutativa presenta alla ventina di persone intervenute: 3 Q di e con Valentina Virando e Alessandro Federico curatore della regia. Per una strana epidemia che non è dato sapere, muoiono tutti i cuochi esistenti… rimasti solamente tre esemplari (da qui il titolo). Da questo immaginoso e inverosimile spunto si aprono pagine in apparenza superficiali, prese con leggerezza come pare che sia la commedia, come sempre anch’essa ha il rovescio della medaglia! Accenniamo solo qualche esempio per indirizzare lo spettatore a leggere tra le righe di quanto accade. E’ a tavola che si concludono affari importanti, dalla conquista amorosa al potere… ma se per una strana circostanza non ci fossero più cuochi?
Le Pornovelle…Non lasciatevi forviare da titolo, esso andrebbe letto staccato! Poste le sedie in cerchio come se fosse un colloquio psicanalitico aperto, dove il cerchio è occupato dal pubblico… in questo caso causa del sovraffollamento non sono bastate sedie, panche, cuscini e chi più né ha né metta! La premessa iniziale è dell’oratore della serata è Gian Luigi Barberis cioè, qualunque cosa si senta o succeda in quest' ambito, deve assolutamente rimanere tra queste mura! Inizia così la sua terapia di gruppo, invitando i presenti “a liberarsi, raccontando storie di sesso”. L’assolo intavolato, instaurava un rapporto conviviale tra lo spettatore e l’attore prendendo la situazione desiderata, se non fosse per l’irruente entrata di una ritardataria che dopo pochi minuti di dialogo interruppe l’idilliaca conversazione uscendo con una frase inaspettata: sono venuta quo espressamente per fare sesso… ma sento solo voci e nient’altro… peccato, pensavo avrei voluto qualcosa di più! Era la voce di Elena Serra, insieme formano il Collettivo Noi. Da quest'atmosfera simpaticamente incalzante, l’attrice entra ed esce dal copione con battute e vestiario consone ai racconti irriverenti scritti da Luca El Lucho Balboa Oggero. Apprezzato il lavoro scenico dei due affabulatori.  

Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016


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La riproduzione degli articoli e/o immagini presenti sulle pagine di questo blog sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul Diritto d'Autore e sono di proprietà esclusiva dell’autore che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di:  citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link lonevolfilm.blogspot.com  Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento, allo spettacolo  o evento trattato, senza necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensiero eventualmente da condividere. A cura dell’autore del blog.
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IL FRING AL LAB recensione di Daniele Giordano

Un monologo drammatico che prende spunto da quattro figure con lo stesso nome ma diverse le situazioni del racconto. E’ quello portato in scena da Giuseppina Facco proveniente da Savona con un titolo che sconcerta: Le Guerre di Angela. Detto in questo modo sembra che la protagonista sia in lotta, bensì lungi da noi il pensarlo. Si tratta invece di quattro episodi ben strutturati che danno valore alla recita, portando sul palco situazioni inconsuete, radicate in una situazione precisa… la guerra. Le protagoniste sono quattro donne dallo stesso nome, quattro differenti destini, ideologie disuguali sulla prima grande guerra. Un testo impostato e recitato con sentimento, anche se in alcuni quadri forse, mancava quella forzatura che le venti persone che assistevano si aspettava.
L’autore Paolo Faroni (Blusclint) ci propone un testo alquanto bizzarro: Con le tue labbra senza dirlo. Il suo soliloquio, inizia da lontano, sono gli anni del suo primo contatto di scuola e il suo insegnate. Da un semplice e innocuo disegno infantile, s’intraprende un viaggio alla ricerca onirica di una figura impressa nella sua mente e di conseguenza riportata sulla carta, intersecando situazioni alle volte simpatiche, altre meno. In aiuto e complice di questa recita per risolvere l’ingarbugliata matassa che attanaglia la mente dell’attore, è un nonno sagace... ma muto. Egli è convinto, elaborando nel corso della sua esistenza una formula applicabile su qualunque problema: cinque lettere, poichè la vita “ruota” su questo poche sillabe che compongono tre frasi, secondo la sua opinione! Da parte nostra abbiamo trovato il monologo altalenante cioè, in alcune scene il testo scorre divertendo le dieci persone accorse per lo spettacolo… in altre forse, è leggermente sfuggente… portando il pubblico a essere su un’altalena…
Luca Occelli, innamorato della sua terra langarola, coniuga due aspetti che hanno segnato il percorso giovanile portando in scena: W Bruce Lee.  Una leggenda mescolata in due situazioni che s’intersecano dando inizio al monologo che non ha soddisfatto i pochi presenti, intendiamoci, stiamo parlando della messa in scena, non dell’attore! Dalle sue capacità artistiche, avremmo voluto assistere a qualcosa di più corposo… forse preso dalla foga della sua amata terra…ha fatto rivivere in essa il personaggio mitico… non proveniente dalle Langhe!


Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016


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IL FRINGE ALL’UNIONE CULTURALE F. ANTONICELLI recensione di Daniele Giordano

Ci sono proprio tutti: lo Stregatto, il Leprotto Bisestile, il Cappellaio Matto, il Bianconiglio, il gatto del Cheshire, la lepre Marzolina, la Regina di Cuori, sì sono i personaggi inventati da Lewis Carroll nella celeberrima fiaba che tutti conoscono. Quella che ancora non conoscono è la storia di nonsense raccontata e messa in scena da O P S (Officina per la Scena) con il titolo di “Alice non è una favola per bambini”. A pensarci bene, il conto non torna… manca la protagonista: Alice, dove sarà mai! Il personaggio principale, è in giro per il reame della perfida regina, anzi più che perfida è acida e adirata perché Alice gironzola nel suo regno senza il suo imponente consenso e quindi non le resta che ordinare ai suoi sudditi di trovarla per fare giustizia… altrimenti…cadranno molte teste… anche quelle di alcuni spettatori. Una commedia gradevolmente strutturata, la scenografia rende giustizia così come la recita di Luca Busnengo (autore del testo), Michele Guaraldo e Valentina Volpatto, raccontano a loro modo quel “mondo strampalato” privo di ogni forma logica… tranne, guarda caso… l’ora del the che per i vittoriani è sacro. Un regno dove imperversa la Regina di Cuori con i suoi ordinamenti spietati e sconclusionati com’è il paese che la circonda. A differenza di ciò che la brochure riporta nell’ultima riga, noi troviamo (a parte l’ottima interpretazione) che la scelta caduta su Alice è fatta con arguzia, poiché sviscera un concetto sul tempo e speso gestito egoisticamente dimenticando il bambino che c’è in ognuno di noi, di cui basterebbe poco per non prenderci sul serio di tanto in tanto. Ci piace riportare una frase di Lewis Carroll <se avessi un mondo come piace a me, là, tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa> bella davvero? 
Anche la compagnia IF Prana che arriva da Viareggio presenta una fiaba quella di Hänsel e Gretel, cambiandolo in Grow, di Tobia Rossi, per la regia di Silvia Bennett, Marcela Serli e Caterina Simonelli. Entrambe sulla scena, propongono il racconto dei Fratelli Grimm in chiave di “crescita” come appunto è il titolo di questa congeniale rappresentazione artistica basata su figure striscianti in una danza che vede le protagoniste intercalarsi nei ruoli descritti dando voce e corpo allo stimolo dello spettatore che attonito segue quella danza fantasiosa e creativa che rende lo spettacolo sublime.
Il viaggio dei messinesi che compongono i Nutrimenti Terrestri ci parla della Contrada Acquaviola N. 1 di Simone Corso, per la regia di Roberto Bonaventura. Un dialogo tra padre (Antonio Alveario) e figlio (Simone Corso) alimentato dall’incapacità di comprensione su affetti e solitudine al centro della discussione un'ipotetica raffineria che portò benessere… e morte! La pièce espressa è toccante, recitata con sentimento scenico alle volte addirittura angosciante che lascia riflettere lo spettatore sino alla fine… restando a guardare…e nel sentire lo sbattere di una porta…
I Santibriganti Teatro/Mauro Piombo in scena Il Diritto e il Rovescio, Studio per una tragedia dell’arte per tre Pulcinelli. Con Arianna Abruzzese, Marta Ziolla e Mauro Piombo, prende forma una farsa a tre in sguaiataggini indelicate e atti buffoneschi dai toni calmi… a volte incontrollati, rappresentando uno rovescio che è diritto e altrettanto diritto che rappresenta il rovescio senza scegliere ma accettare questo andirivieni, con la capacità di sopportare, l’esperienza disperata e l’amore della luce della vita. E’ come trovare, un accordo nel silenzio … Recitato in maniera tragicomica com’è la figura del Pulcinella, in modo interessante e valorizzato da parte degli artisti.
In attesa delle prossime recensioni, vi lasciamo consultare il carnet, annotando i prossimi spettacoli da vedere.
Torino (Italia), martedì 10 maggio 2016
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IL FRINGE VISTO DAL GARAGE VIAN recensione di Daniele Giordano

Siamo alle ultime battute del girone di andata sul percorso Torino Fringe Festival 2016, ricordiamo che terminerà il 15 maggio, mentre scriviamo, rammentiamo che oggi è la festa della Vecchia e cara Europa, ma questo non potrà distoglierci da quanto è avvenuto al Garage Vian e allora iniziamo! Con poco più di una ventina di persone, venute per assistere alla Memoria del Vuoto (vincitore del bando Maldipalco 2015), Pierpaolo Congiu per Crab Teatro presenta la sua pièce, un monologo adattato e preso dall’omonimo romanzo di Marcello Fois. E’ una vicenda incentrata sul bandito Samuele Stocchino che ritorna nella sua terra trasformato, eroe decorato e senza macchia, ma per volere di Mussolini è rispedito a morire, ultima deriva di un morto vivente. L’artista, aiutato da complici proiezioni, esegue l’assolo drammatico impeccabilmente con intensità tragica come vuole che sia la stesura del testo, portando il prode a essere anche vittima della storia e farne strumento del fato facedosi beffa della morte.  La “sartitudine” (Sardegna + solitudine), bellissima espressione, è una condizione dell’anima più che un dato di riscontro geografico o antropologico per dirla come l’ha descritta Marcello Fois!
L’Ultima Danza del Secolo di e con Francesca Garrone (già recensita in un precedente festival) e Matthias Martelli (visto con lo spettacolo Il Mercante di Monologhi, premiato in diversi concorsi come Locomix San Marino 2015, Uanmensciò Cantieri di strada 2014, l’Alberto Sordi di Faenza Cabaret 2014). Entrambi portano sul palco una drammaturgia quasi onirica, scandendo a parole il susseguirsi del tempo… che trascorre tra ricordi di guerre, giovinezze e fragili azioni. Riportati da un vecchio (in scena) durante una danza tenebrosa, abilmente interpretata dalla Garrone, con smorfie grottesche ispirate a tecniche e forme del teatro classico giapponese, dove la nudità sul corpo affrescato di bianco si alternano movimenti lenti e contorcimenti sinuosi, alle volte violente sino a trasformarsi in lineamenti animali o semplici oggetti, travolgendo e trasportando il pubblico in un tutt’uno con gli interpreti, appagando con il loro spettacolo la sala gremita di presenze.
Con Dandy Danno & Diva G (A Clown Fairytale), siamo giunti all’ultimo spettacolo del Theatre Degart proveniente da Messina, Daniele Segalin autore del testo e Graziana Parisi per i gradevoli costumi. Entrambi, raccontano sulla sublime musica della Carmen di Georges Biset, un amore che sta per nascere tra un goffo personaggio quale Dandy e, la conoscenza di Diva, effervescente ballerina di tango, in questo caso cupido si è “leggermente distratto” e pertanto, l’amore alle volte può essere bizzarro pur nella sua lungimirante dolcezza. Da questa situazione scaturisce una storia che farebbe sorridere anche Raymod Peynet. Le trovate dell’impacciato clown “rubacuori” si sprecano a consumo benefico del pubblico per porre rimedio a quei tentativi incerti di conquiste, cercando di assecondare la “bramosia e il “desiderio” della sua lei. La conseguenza è certa, non potranno mancare un susseguirsi di risate multiple sino alla fine dello spettacolo, rendendo armoniosa e piacevole la decisione finale.
Una serata passata nel simpatico locale del Garage Vian è terminata con tre ottimi spettacoli tutti da vedere.
Torino (Italia), lunedì 9 maggio 2016

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sabato 7 maggio 2016

LE NOTIZIE DEL TORINO FRINGE FESTIVAL 2016 recensione di Daniele Giordano

Siamo al Magazzino sul Po a Torino (Italia), un locale caratteristico che si affaccia sul fiume, dove vede il primo spettacolo con Daniele Ronco che porta in scena il suo oramai collaudato MI ABBATTO E SONO FELICE, per la regia di Marco Cavicchioli membri del Mulino ad Arte, già citato in altre occasioni. Una ventina le persone intervenute. Tratta di un monologo sull’eco sostenibilità spiegando l’utilizzo che produce lo sforzo fisico trasformandolo in energia “dinamica” alimentando delle lampadine. Sempre nel medesimo locale tra l’altro caratteristico a ridosso del fiume dove servono ottimi drink, il Giardino delle Ore ci prova con LA ZONA CESARINI, per la regia di Simone Severgnini. Quattro personaggi (Matteo Castagna, Paolo Grassi, Filippo Antonio Prima e Antonio Romelli), fans di una squadra di calcio intersecano nel dialogo convulso una storia di un padre separato che non riesce a sostenere gli alimenti al figlio. Da qui la storia ingarbuglia, trattata dagli “attori” in modo caotico e mal interpretato, quasi senza un senso logico da parte dei protagonisti. Un inaspettato o quasi banale finale da lasciare “la banda della Brianza” senza parole… come lo sono state le persone (pochissime) intervenute… Ultimo appuntamento della serata, il pubblico intervenuto diciamo che ha riempito lo spazio destinato alla pièce de IL GIURAMENTO di e regia di Gaia Adducchio della compagnia Spring D.I. proveniente da Roma. Interpretata da Camilla Diana in maniera piacevole. Allestimento scenografico e costumi adeguati alla sua narrazione. Non vogliamo svelare nulla di più di quanto descritto sulla brochure, teniamo solo a porre l'accento sullo spettacolo, è da non perdere, per la qualità della sceneggiatura, dell’interpretazione, costumi e il posizionamento delle luci. Come avrebbe detto Rossella O’Hara…domani è un altro giorno!
Torino (Italia), venerdì 6 maggio 2016

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giovedì 5 maggio 2016

COSI’ COMINCIA IL TORINO FRINGE FESTIVAL 2016 recensione di Daniele Giordano

Una deliziosa voce dal palco dell’Espace annuncia l’apertura della quarta edizione, anche questa volta sono riusciti a realizzare il sogno che tutti aspettavano. Il Fringe 2016 è una delle cinquanta imprese culturali no profit under 35, selezionate e vincitori di Funder 35, Fondazione CRT (Cassa di Risparmio Torino), Compagnia San Paolo e Live Piemonte, con questa vincita, ha potuto fare fronte e dare continuità a questa meravigliosa estravagante idea di successo! Questo conferma ancor più che una metropoli com'è Torino (Italia) trasuda essere una città di Cultura! Dobbiamo spiegare cosa è il Torino Fringe Festival. Tutto è cominciato con la Paranza del Geco a impadronirsi delle vie cittadine echeggiando la sua musica. Il periodo di questa “invasione teatrale” che inonderà coinvolgendo la cittadinanza, inizierà dal 4 sino al 15 di maggio, detto in brevi parole, per le compagnie teatrali partecipanti è un'enorme vetrina oltre ricevere l’opportunità di farsi notare da addetti ai lavori, sempre alla ricerca di nuovi stimoli per la loro clientela. Le richieste di partecipazione a questo neonato festival sono tantissime, a questo proposito, proprio per cercare di valutare e offrire al pubblico una serie di spettacoli piacevoli le selezioni sono rigidissime. Dalle altre edizioni, molte le offerte di lavoro da parte dei gestori teatrali, sicuramente si ripeterà anche quest'anno. In gara saranno a disputarsi i meriti, ventitré compagnie teatrali, all’interno dei luoghi scelti, mentre all’esterno saranno tre le perfomance (è d’uopo consultare l’intero programma su www.tofringe.it oppure biglietteria@tofringe.it cell. 388/3425483-366/9354219). Alla Centrale dove si è insediato lo stato maggiore nonchè cervello del Fringe, ci saranno spettacoli di arte circense e altro ancora con possibilità di mangiare e bere…con moderazione. A proposito dell’esibizione circense sono da segnalare due artisti: la trapezista Sofia De Micheli e il bravissimo monociclista esibendosi sia in piazza Vittorio Veneto, sia all’Espace. Senza troppo a pretendere, anche  le bancarelle espositive di Vintage, hanno il loro fascino... attirano sempre. L’elogio forse più grande è per l’allestimento “DODOscenico” e chi di tutto questo è presente come volontario prestandosi insieme agli organizzatori... fare di un semplice festival… un grande Torino Fring! A chiudere l'esibizioni presentate dal Circo Vertigo,, tutti in pista con l’intrattenimento dei colori musicali scelti da Wodka Maronna.

Torino (Italia), giovedì 5 maggio 2016


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mercoledì 6 aprile 2016

LA XIV LUNA recensione di Daniele Giordano

Ad alcuni sembrerà strano l’ultimo lavoro di Gian Carlo Fantò, ma non è stato messo in scena per entrare nella maglia dell’occulto con la commedia de La XIV Luna, neppure per addentrarsi nei verbali del processo contro i Cavalieri Templari, che su questo episodio avrebbero di che dire, tanto meno spiegare al pubblico il ciclo della fase lunare e il suo plenilunio, oltre la concretezza che la tredicesima luna esista. E’ molto più semplice (si fa per dire) la risposta: solamente per la voglia di mettersi in gioco esplorando temi nuovi, provando a descriverne le sfumature portandole in scena. Sarà poi il pubblico a giudicarne la bravura sia nella stesura dei testi, sia nella scenografia allestita a compimento della pièce. Proprio su quest’ultima affermazione che a sipario aperto s’intuisce la forza, messa dall’autore per trasportare il pubblico in un’atmosfera angosciante che non lascia dubbi, bensì spazi all’immaginario del lato oscuro, non visibile, ma convive in ognuno di noi. Attraverso le fioche luci sul palco, lasciano intravvedere un’ombra indistinguibile avvolta da un drappo nero inquietante, causato dal subconscio mentale dello spettatore, solamente verso la fine sarà resa visibile in tutto il suo lugubre aspetto, perno della commedia. Questa la sinossi, Enrico Maria Saint-Pierre (Gian Carlo Fantò) regista affermato, durante un’audizione da lui indetta, sta cercando “il suo protagonista dell’ultima fatica teatrale”. Questa scelta, sarà per entrambi decisiva, atta spezzare passando il testimone a un successore da lui prescelto, purchè abbia i requisiti necessari. Cosa non semplice, giacchè ogni candidato, ignaro di quello che lo aspetta, “pretende” quel posto… destinato al solo “prescelto”.  E’ su questo che Saint-Pierre farà leva, infatti, continuerà a muovere i fili della vicenda per portare a termine il suo disegno demoniaco. Intorno a tutto questo si muoverà l’intreccio che lega i candidati alla trama, trasmettendo al pubblico il pathos voluto da Fantò, mettendo in luce, quasi a sdoppiarsi durante i suoi monologhi e parlando in seconda persona, nell’apparenza crudele e buona contemporaneamente, innocente e colpevole, un uomo dalle mille sfaccettature, addirittura, essendo sovente di spalle al pubblico è come fosse uno tra loro.  che di questa creazione artistica ha creato il dramma. Buona l’interpretazione degli attori della compagnia Teatro Tideau, iniziando da: Martina Bracali; Paolo Veglio; Tiziana De Longhi; Marilora Laddomata; Federico Portelli, non ultima Marzia Trasanna nelle loro rispettive parti, con la loro preparazione artistica, ha trasmesso al pubblico quell’inquietudine, voluta dall’autore. La stesura dei testi mantiene il brivido richiesto da un noir, La colonna sonora dello spettacolo è Malaguena, cantata da Francesco Fantò. Infine… pensavate che ci fossimo scordati…della statua del Bafometto, avvolta nel drappo realizzata da Andrea Massaro (da immagine di Lèvi). Come suggerisce anche l'illustrazione di Lèvi, è stato inoltre associato col tempo alla figura di Satana.  Una più recente e conosciuta descrizione raffigura il Bafometto o Baphomet (è un idolo pagano della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari), nella forma di un capro umanoide alato con seno e una torcia sulla testa tra le corna. Sulle braccia appaiono le parole latine SOLVE (sciogli) e COAGULA (unisci). Questa immagine proviene dall'opera di Eliphas Lèvi.  

Torino (Italia), martedì 05 aprile 2016





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