Visualizzazione post con etichetta Recensioni Teatrali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Recensioni Teatrali. Mostra tutti i post

lunedì 6 giugno 2016

GLI INSTABILI… e i PAZZI! recensione di Daniele Giordano

Presentato alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino), uno spettacolo dalle sottili sfumature riportando alla mente i nosocomi, facendo riflettere i presenti su quello che c’è stato prima della legge Basaglia. Il testo, rivisitato dalla mano esperta e la presenza di Eugenio Gradabosco come regista, ha contribuito molto allo sforzo della compagnia Gli Instabili, cercando con la recita, di rendere la commedia: Pazzi di Piero Dattola (vincitore del premio speciale Oltreparola 2005)… meno cruente. L’autore è convinto (del resto anche noi) che qualunque sia la situazione ci sarà sempre (purtroppo) una gerarchia da rispettare, anche tra le mura di un manicomio. Per questo troviamo in scena personaggi come il tiranno, sebbene il suo stato fisico non sia dei migliori, continua a voler essere un autocrate. Il profeta, con i suoi simpatici e spumeggianti anatemi. La madre che si prende “cura di tutti i presenti” trascinando e cullando un fardello di stracci come se fosse l’ultimo nato. Poteva mancare un Romeo con la sua dorata Giulietta, no di certo. La galleria delle persone coinvolte continua con l’inventore che spera di fuggire dal luogo attraverso una formula matematica. Una lussureggiante sciantosa e sue movenze languide da ammaliatrice. Poi è la volta di quello che si presta a tutto: L’inserviente. Non dimentichiamoci dell’accumulatrice, nel suo “nascondiglio segreto” si può trovare di tutto. Infine, come in ogni favola che si rispetti, anche in questa bizzarra commedia troviamo il cattivo, cioè il criminale… e come tale sarà punito! La musica suonata sebbene si sentisse appena, aiutava la rappresentazione scenica che a dispetto di questi fattori ha reso lo spettacolo grazioso, com'è stata l’interpretazione di Simona Bocchino. Il risultato, forse quello che conta, è stato che il pubblico a gradito la recita, anche se per i membri de Gli Instabili, la strada del palcoscenico è ancora lunga.

Torino (Italia), lunedì 6 giugno 2016


QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o immagini presenti sulle pagine di questo blog sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul Diritto d'Autore e sono di proprietà esclusiva dell’autore che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di:  citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link lonevolfilm.blogspot.com  Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento, allo spettacolo  o evento trattato, senza necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensiero eventualmente da condividere. A cura dell’autore del blog.

Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.

lunedì 30 maggio 2016

IL FRINGE, ULTIMO SPETTACOLO recensione di Daniele Giordano

Ebbene, da parte nostra, con quest'articolo terminiamo il soddisfacente e interessante percorso del Torino Fringe Festival che terminerà domenica 15 maggio con una grande festa di chiusura all’Espace. Tirando le dovute somme, come sempre si fa dopo ogni evento, noi come osservatori attenti dobbiamo dire anche la nostra, altrimenti cosa ci facciamo al Fringe? Iniziamo a dire che in questa quarta edizione il livello delle rappresentazioni teatrali le abbiamo trovate di livello medio alto e, questo elogio va agli organizzatori che hanno saputo scegliere tra le tante domande pervenute le commedie più rilevanti, malgrado le scelte fossero fatte su DVD. Come sempre qualche compagnia è riuscita a penetrare tra le maglie “fitto setaccio” ottenendo un mediocre consenso da parte del tantissimo pubblico che ha affollato i luoghi di scena, oltre che di critica. I tanti volontari, accorsi al richiamo del “DODO”, hanno portato a termine il delicato compito assegnato proponendosi con estrema gentilezza e simpatia verso il pubblico, non meno è stato lo staff. Un suggerimento agli organizzatori, dovrebbero pensare, magari facendo ruotare i volontari tra un posto e l’altro in modo che anch’essi possano vedere più spettacoli, questo sarebbe un gesto di gratitudine verso il loro volontariato, ma questo non sta a noi entrare nel merito di chi organizza e decide le competenze nei loro confronti. Ora veniamo alla serata. Benché la sala del CAP 10100 sia capiente, erano molti quelli che hanno scelto di assistere alla commedia portata in scena da due compagnie di cui una nostrana, quella di Tedacà, l’altra, Offrome/Compagnia dei Demoni proveniente da Genova presentavano: L’invenzione senza futuro. Sappiamo benissimo il significato di questa storica frase detta dai Lumière a riguardo dell’invenzione cinematografica. Una piccola parentesi per gli eventuali lettori, a Torino (Italia), recentemente si è celebrato l’anniversario dei Cento Anni sul Cinema (vedi recensione su http://lonevolfilm.blogspot.com festeggiando Giovanni Pastrone con il suo celeberrimo Cabiria), riprendendo il discorso su quanto abbiamo visto, è interessante l’idea avuta da Federico Giani, Celeste Gugliandolo, Mauro Pirrello (tutti anche in scena) e Francesca Montanino, non è male, quasi intelligente.  Le scene raccontano la commedia intrecciando teatro e cinema, i suoi giochi di ombre e luci, ti portano a scorgere quello che vedreste nella prima sala del Museo, alla Mole Antonelliana, il tocco di genio presentando la musica con il suono musicale del pianoforte eseguite personalmente dal maestro Giorgio Mirto, rendeva l’esatta copia delle prime proiezioni del ‘900, fondendo insieme il realismo e l’inganno cinematografico. Peccato che gli attori “bisbigliassero durante la loro recita” invece di scandire e fare sentire il dialogo (ci riferiamo a quello reale, non fittizio del muto) nella sua espansione recitativa penalizzando la commedia e le persone in fondo la sala!
Uscendo dal CAP 10100, adiacente al vecchio ingresso, una copiosa folla occupava lo spazio circostante, in procinto di assistere allo 088, spettacolo che non abbiamo avuto il piacere di vedere e di conseguenza recensire. Uno spettacolo/performance di una quindicina di minuti, di e con Vittoria De Ferrari Sapetto/ DE’JA’ DONNE’, con Andrea Valfrè e Andrea Zardi, ci permettiamo di segnalarlo, poiché sentendo i rumors del passaparola e vedendo quell’afflusso di persone (mai viste in altre occasioni) in attesa  di entrare, si presume potesse essere un’icona di questo festival.
Scappiamo dal luogo per essere presenti all’ultimo spettacolo della Ferramenta, locale caratteristico, accoglienza piacevole da parte dei gestori, eccoci pronti per gustarci la rappresentazione della compagnia Onda Larsen in un doppio spettacolo tratto da Pedro Montalban Kroebel per la regia di Emiliano Bronzino che cura anche la traduzione. In scena Riccardo De Leo, Gianluca Guastalla e Lia Tomatis (vista recentemente nei tre Moschettieri al Teatro Astra di Torino), per quest’ultima messa in scena vista, desideriamo chiuderla in questo modo: lasciamo lo spazio al pubblico che ha seguito lo spettacolo Duo (2) Passo a Due, certi che saranno preparati e consapevoli nell’esprimere commenti e quant’altro, qui a seguito o su altre pagine del Torino Fringe Festival. Personalmente, l’abbiamo seguito dandovi consigli con le nostre recensioni, alle volte dette anche sul luogo durante l’attesa di entrare.  Da parte nostra, vorremmo lasciarvi ricordandovi una sola cosa: <Se desideriamo che questo evento possa, no, meglio scrive diventi grande… allora tutti, ponendo l'accento dicendo Tutti, dobbiamo fare sentire innalzando il coro di voci che ha pervaso questi giorni Torino ponendolo centro dell’attenzione nazionale (da parte nostra con gli articoli potremmo dire internazionale, dati alla mano), muovendo attori, luoghi per un festival com’è il DODO!

Torino (Italia), sabato 14 maggio 2016


QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o immagini presenti sulle pagine di questo blog sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul Diritto d'Autore e sono di proprietà esclusiva dell’autore che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di:  citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link lonevolfilm.blogspot.com  Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento, allo spettacolo  o evento trattato, senza necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensiero eventualmente da condividere. A cura dell’autore del blog.
Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.


IL FRINGE ALL’AFFOLLATO DE AMICIS recensione di Daniele Giordano

Un matrimonio non desiderato da entrambe le parti giocano un ruolo determinato quello raccontato in Leonce Und Lena Anplagghed, portato in scena da Cecilia Bozzolini, Valeria Camici, Paola D’Arienzo e Angelo Tronca che ne cura anche la regia. Tra sogno e realtà ordiscono amore e morte in un carosello che fa ridere, portando lo spettatore a riflettere sulle sfumature delle battute pronunciate dagli attori.  A dirla filosoficamente, tratta temi sul sociale, su giovani che hanno la sola preoccupazione di "passare il tempo". Un'interpretazione che lascia soddisfatte le quaranta persone in sala.
La compagnia Proprietà Commutativa presenta alla ventina di persone intervenute: 3 Q di e con Valentina Virando e Alessandro Federico curatore della regia. Per una strana epidemia che non è dato sapere, muoiono tutti i cuochi esistenti… rimasti solamente tre esemplari (da qui il titolo). Da questo immaginoso e inverosimile spunto si aprono pagine in apparenza superficiali, prese con leggerezza come pare che sia la commedia, come sempre anch’essa ha il rovescio della medaglia! Accenniamo solo qualche esempio per indirizzare lo spettatore a leggere tra le righe di quanto accade. E’ a tavola che si concludono affari importanti, dalla conquista amorosa al potere… ma se per una strana circostanza non ci fossero più cuochi?
Le Pornovelle…Non lasciatevi forviare da titolo, esso andrebbe letto staccato! Poste le sedie in cerchio come se fosse un colloquio psicanalitico aperto, dove il cerchio è occupato dal pubblico… in questo caso causa del sovraffollamento non sono bastate sedie, panche, cuscini e chi più né ha né metta! La premessa iniziale è dell’oratore della serata è Gian Luigi Barberis cioè, qualunque cosa si senta o succeda in quest' ambito, deve assolutamente rimanere tra queste mura! Inizia così la sua terapia di gruppo, invitando i presenti “a liberarsi, raccontando storie di sesso”. L’assolo intavolato, instaurava un rapporto conviviale tra lo spettatore e l’attore prendendo la situazione desiderata, se non fosse per l’irruente entrata di una ritardataria che dopo pochi minuti di dialogo interruppe l’idilliaca conversazione uscendo con una frase inaspettata: sono venuta quo espressamente per fare sesso… ma sento solo voci e nient’altro… peccato, pensavo avrei voluto qualcosa di più! Era la voce di Elena Serra, insieme formano il Collettivo Noi. Da quest'atmosfera simpaticamente incalzante, l’attrice entra ed esce dal copione con battute e vestiario consone ai racconti irriverenti scritti da Luca El Lucho Balboa Oggero. Apprezzato il lavoro scenico dei due affabulatori.  

Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016


QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o immagini presenti sulle pagine di questo blog sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul Diritto d'Autore e sono di proprietà esclusiva dell’autore che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di:  citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link lonevolfilm.blogspot.com  Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento, allo spettacolo  o evento trattato, senza necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensiero eventualmente da condividere. A cura dell’autore del blog.
Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.


IL FRING AL LAB recensione di Daniele Giordano

Un monologo drammatico che prende spunto da quattro figure con lo stesso nome ma diverse le situazioni del racconto. E’ quello portato in scena da Giuseppina Facco proveniente da Savona con un titolo che sconcerta: Le Guerre di Angela. Detto in questo modo sembra che la protagonista sia in lotta, bensì lungi da noi il pensarlo. Si tratta invece di quattro episodi ben strutturati che danno valore alla recita, portando sul palco situazioni inconsuete, radicate in una situazione precisa… la guerra. Le protagoniste sono quattro donne dallo stesso nome, quattro differenti destini, ideologie disuguali sulla prima grande guerra. Un testo impostato e recitato con sentimento, anche se in alcuni quadri forse, mancava quella forzatura che le venti persone che assistevano si aspettava.
L’autore Paolo Faroni (Blusclint) ci propone un testo alquanto bizzarro: Con le tue labbra senza dirlo. Il suo soliloquio, inizia da lontano, sono gli anni del suo primo contatto di scuola e il suo insegnate. Da un semplice e innocuo disegno infantile, s’intraprende un viaggio alla ricerca onirica di una figura impressa nella sua mente e di conseguenza riportata sulla carta, intersecando situazioni alle volte simpatiche, altre meno. In aiuto e complice di questa recita per risolvere l’ingarbugliata matassa che attanaglia la mente dell’attore, è un nonno sagace... ma muto. Egli è convinto, elaborando nel corso della sua esistenza una formula applicabile su qualunque problema: cinque lettere, poichè la vita “ruota” su questo poche sillabe che compongono tre frasi, secondo la sua opinione! Da parte nostra abbiamo trovato il monologo altalenante cioè, in alcune scene il testo scorre divertendo le dieci persone accorse per lo spettacolo… in altre forse, è leggermente sfuggente… portando il pubblico a essere su un’altalena…
Luca Occelli, innamorato della sua terra langarola, coniuga due aspetti che hanno segnato il percorso giovanile portando in scena: W Bruce Lee.  Una leggenda mescolata in due situazioni che s’intersecano dando inizio al monologo che non ha soddisfatto i pochi presenti, intendiamoci, stiamo parlando della messa in scena, non dell’attore! Dalle sue capacità artistiche, avremmo voluto assistere a qualcosa di più corposo… forse preso dalla foga della sua amata terra…ha fatto rivivere in essa il personaggio mitico… non proveniente dalle Langhe!


Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016


QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o immagini presenti sulle pagine di questo blog sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul Diritto d'Autore e sono di proprietà esclusiva dell’autore che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di:  citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link lonevolfilm.blogspot.com  Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento, allo spettacolo  o evento trattato, senza necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensiero eventualmente da condividere. A cura dell’autore del blog.

Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.

IL FRINGE ALL’UNIONE CULTURALE F. ANTONICELLI recensione di Daniele Giordano

Ci sono proprio tutti: lo Stregatto, il Leprotto Bisestile, il Cappellaio Matto, il Bianconiglio, il gatto del Cheshire, la lepre Marzolina, la Regina di Cuori, sì sono i personaggi inventati da Lewis Carroll nella celeberrima fiaba che tutti conoscono. Quella che ancora non conoscono è la storia di nonsense raccontata e messa in scena da O P S (Officina per la Scena) con il titolo di “Alice non è una favola per bambini”. A pensarci bene, il conto non torna… manca la protagonista: Alice, dove sarà mai! Il personaggio principale, è in giro per il reame della perfida regina, anzi più che perfida è acida e adirata perché Alice gironzola nel suo regno senza il suo imponente consenso e quindi non le resta che ordinare ai suoi sudditi di trovarla per fare giustizia… altrimenti…cadranno molte teste… anche quelle di alcuni spettatori. Una commedia gradevolmente strutturata, la scenografia rende giustizia così come la recita di Luca Busnengo (autore del testo), Michele Guaraldo e Valentina Volpatto, raccontano a loro modo quel “mondo strampalato” privo di ogni forma logica… tranne, guarda caso… l’ora del the che per i vittoriani è sacro. Un regno dove imperversa la Regina di Cuori con i suoi ordinamenti spietati e sconclusionati com’è il paese che la circonda. A differenza di ciò che la brochure riporta nell’ultima riga, noi troviamo (a parte l’ottima interpretazione) che la scelta caduta su Alice è fatta con arguzia, poiché sviscera un concetto sul tempo e speso gestito egoisticamente dimenticando il bambino che c’è in ognuno di noi, di cui basterebbe poco per non prenderci sul serio di tanto in tanto. Ci piace riportare una frase di Lewis Carroll <se avessi un mondo come piace a me, là, tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa> bella davvero? 
Anche la compagnia IF Prana che arriva da Viareggio presenta una fiaba quella di Hänsel e Gretel, cambiandolo in Grow, di Tobia Rossi, per la regia di Silvia Bennett, Marcela Serli e Caterina Simonelli. Entrambe sulla scena, propongono il racconto dei Fratelli Grimm in chiave di “crescita” come appunto è il titolo di questa congeniale rappresentazione artistica basata su figure striscianti in una danza che vede le protagoniste intercalarsi nei ruoli descritti dando voce e corpo allo stimolo dello spettatore che attonito segue quella danza fantasiosa e creativa che rende lo spettacolo sublime.
Il viaggio dei messinesi che compongono i Nutrimenti Terrestri ci parla della Contrada Acquaviola N. 1 di Simone Corso, per la regia di Roberto Bonaventura. Un dialogo tra padre (Antonio Alveario) e figlio (Simone Corso) alimentato dall’incapacità di comprensione su affetti e solitudine al centro della discussione un'ipotetica raffineria che portò benessere… e morte! La pièce espressa è toccante, recitata con sentimento scenico alle volte addirittura angosciante che lascia riflettere lo spettatore sino alla fine… restando a guardare…e nel sentire lo sbattere di una porta…
I Santibriganti Teatro/Mauro Piombo in scena Il Diritto e il Rovescio, Studio per una tragedia dell’arte per tre Pulcinelli. Con Arianna Abruzzese, Marta Ziolla e Mauro Piombo, prende forma una farsa a tre in sguaiataggini indelicate e atti buffoneschi dai toni calmi… a volte incontrollati, rappresentando uno rovescio che è diritto e altrettanto diritto che rappresenta il rovescio senza scegliere ma accettare questo andirivieni, con la capacità di sopportare, l’esperienza disperata e l’amore della luce della vita. E’ come trovare, un accordo nel silenzio … Recitato in maniera tragicomica com’è la figura del Pulcinella, in modo interessante e valorizzato da parte degli artisti.
In attesa delle prossime recensioni, vi lasciamo consultare il carnet, annotando i prossimi spettacoli da vedere.
Torino (Italia), martedì 10 maggio 2016
QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o immagini presenti sulle pagine di questo blog sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul Diritto d'Autore e sono di proprietà esclusiva dell’autore che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di:  citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link lonevolfilm.blogspot.com  Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento, allo spettacolo  o evento trattato, senza necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensiero eventualmente da condividere. A cura dell’autore del blog.
Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.


IL FRINGE VISTO DAL GARAGE VIAN recensione di Daniele Giordano

Siamo alle ultime battute del girone di andata sul percorso Torino Fringe Festival 2016, ricordiamo che terminerà il 15 maggio, mentre scriviamo, rammentiamo che oggi è la festa della Vecchia e cara Europa, ma questo non potrà distoglierci da quanto è avvenuto al Garage Vian e allora iniziamo! Con poco più di una ventina di persone, venute per assistere alla Memoria del Vuoto (vincitore del bando Maldipalco 2015), Pierpaolo Congiu per Crab Teatro presenta la sua pièce, un monologo adattato e preso dall’omonimo romanzo di Marcello Fois. E’ una vicenda incentrata sul bandito Samuele Stocchino che ritorna nella sua terra trasformato, eroe decorato e senza macchia, ma per volere di Mussolini è rispedito a morire, ultima deriva di un morto vivente. L’artista, aiutato da complici proiezioni, esegue l’assolo drammatico impeccabilmente con intensità tragica come vuole che sia la stesura del testo, portando il prode a essere anche vittima della storia e farne strumento del fato facedosi beffa della morte.  La “sartitudine” (Sardegna + solitudine), bellissima espressione, è una condizione dell’anima più che un dato di riscontro geografico o antropologico per dirla come l’ha descritta Marcello Fois!
L’Ultima Danza del Secolo di e con Francesca Garrone (già recensita in un precedente festival) e Matthias Martelli (visto con lo spettacolo Il Mercante di Monologhi, premiato in diversi concorsi come Locomix San Marino 2015, Uanmensciò Cantieri di strada 2014, l’Alberto Sordi di Faenza Cabaret 2014). Entrambi portano sul palco una drammaturgia quasi onirica, scandendo a parole il susseguirsi del tempo… che trascorre tra ricordi di guerre, giovinezze e fragili azioni. Riportati da un vecchio (in scena) durante una danza tenebrosa, abilmente interpretata dalla Garrone, con smorfie grottesche ispirate a tecniche e forme del teatro classico giapponese, dove la nudità sul corpo affrescato di bianco si alternano movimenti lenti e contorcimenti sinuosi, alle volte violente sino a trasformarsi in lineamenti animali o semplici oggetti, travolgendo e trasportando il pubblico in un tutt’uno con gli interpreti, appagando con il loro spettacolo la sala gremita di presenze.
Con Dandy Danno & Diva G (A Clown Fairytale), siamo giunti all’ultimo spettacolo del Theatre Degart proveniente da Messina, Daniele Segalin autore del testo e Graziana Parisi per i gradevoli costumi. Entrambi, raccontano sulla sublime musica della Carmen di Georges Biset, un amore che sta per nascere tra un goffo personaggio quale Dandy e, la conoscenza di Diva, effervescente ballerina di tango, in questo caso cupido si è “leggermente distratto” e pertanto, l’amore alle volte può essere bizzarro pur nella sua lungimirante dolcezza. Da questa situazione scaturisce una storia che farebbe sorridere anche Raymod Peynet. Le trovate dell’impacciato clown “rubacuori” si sprecano a consumo benefico del pubblico per porre rimedio a quei tentativi incerti di conquiste, cercando di assecondare la “bramosia e il “desiderio” della sua lei. La conseguenza è certa, non potranno mancare un susseguirsi di risate multiple sino alla fine dello spettacolo, rendendo armoniosa e piacevole la decisione finale.
Una serata passata nel simpatico locale del Garage Vian è terminata con tre ottimi spettacoli tutti da vedere.
Torino (Italia), lunedì 9 maggio 2016

QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o immagini presenti sulle pagine di questo blog sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul Diritto d'Autore e sono di proprietà esclusiva dell’autore che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di:  citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link lonevolfilm.blogspot.com  Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento, allo spettacolo  o evento trattato, senza necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensiero eventualmente da condividere. A cura dell’autore del blog.
Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.


mercoledì 6 aprile 2016

LA XIV LUNA recensione di Daniele Giordano

Ad alcuni sembrerà strano l’ultimo lavoro di Gian Carlo Fantò, ma non è stato messo in scena per entrare nella maglia dell’occulto con la commedia de La XIV Luna, neppure per addentrarsi nei verbali del processo contro i Cavalieri Templari, che su questo episodio avrebbero di che dire, tanto meno spiegare al pubblico il ciclo della fase lunare e il suo plenilunio, oltre la concretezza che la tredicesima luna esista. E’ molto più semplice (si fa per dire) la risposta: solamente per la voglia di mettersi in gioco esplorando temi nuovi, provando a descriverne le sfumature portandole in scena. Sarà poi il pubblico a giudicarne la bravura sia nella stesura dei testi, sia nella scenografia allestita a compimento della pièce. Proprio su quest’ultima affermazione che a sipario aperto s’intuisce la forza, messa dall’autore per trasportare il pubblico in un’atmosfera angosciante che non lascia dubbi, bensì spazi all’immaginario del lato oscuro, non visibile, ma convive in ognuno di noi. Attraverso le fioche luci sul palco, lasciano intravvedere un’ombra indistinguibile avvolta da un drappo nero inquietante, causato dal subconscio mentale dello spettatore, solamente verso la fine sarà resa visibile in tutto il suo lugubre aspetto, perno della commedia. Questa la sinossi, Enrico Maria Saint-Pierre (Gian Carlo Fantò) regista affermato, durante un’audizione da lui indetta, sta cercando “il suo protagonista dell’ultima fatica teatrale”. Questa scelta, sarà per entrambi decisiva, atta spezzare passando il testimone a un successore da lui prescelto, purchè abbia i requisiti necessari. Cosa non semplice, giacchè ogni candidato, ignaro di quello che lo aspetta, “pretende” quel posto… destinato al solo “prescelto”.  E’ su questo che Saint-Pierre farà leva, infatti, continuerà a muovere i fili della vicenda per portare a termine il suo disegno demoniaco. Intorno a tutto questo si muoverà l’intreccio che lega i candidati alla trama, trasmettendo al pubblico il pathos voluto da Fantò, mettendo in luce, quasi a sdoppiarsi durante i suoi monologhi e parlando in seconda persona, nell’apparenza crudele e buona contemporaneamente, innocente e colpevole, un uomo dalle mille sfaccettature, addirittura, essendo sovente di spalle al pubblico è come fosse uno tra loro.  che di questa creazione artistica ha creato il dramma. Buona l’interpretazione degli attori della compagnia Teatro Tideau, iniziando da: Martina Bracali; Paolo Veglio; Tiziana De Longhi; Marilora Laddomata; Federico Portelli, non ultima Marzia Trasanna nelle loro rispettive parti, con la loro preparazione artistica, ha trasmesso al pubblico quell’inquietudine, voluta dall’autore. La stesura dei testi mantiene il brivido richiesto da un noir, La colonna sonora dello spettacolo è Malaguena, cantata da Francesco Fantò. Infine… pensavate che ci fossimo scordati…della statua del Bafometto, avvolta nel drappo realizzata da Andrea Massaro (da immagine di Lèvi). Come suggerisce anche l'illustrazione di Lèvi, è stato inoltre associato col tempo alla figura di Satana.  Una più recente e conosciuta descrizione raffigura il Bafometto o Baphomet (è un idolo pagano della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari), nella forma di un capro umanoide alato con seno e una torcia sulla testa tra le corna. Sulle braccia appaiono le parole latine SOLVE (sciogli) e COAGULA (unisci). Questa immagine proviene dall'opera di Eliphas Lèvi.  

Torino (Italia), martedì 05 aprile 2016





QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli presenti sulle pagine di questo blog è consentita esclusivamente citando la fonte, l’autore e il link. Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento trattato, senza necessariamente essere obbligati a scrivere o diffondere la mia opinione su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensieri da condividere. A cura dell’autore del blog.
Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.

martedì 1 marzo 2016

«QUI RIDO IO» e nessun altro! recensione di Daniele Giordano

Il titolo trarrà d’inganno i lettori, comunque è “voluto” per questa Vaudeville napoletana che stiamo per recensire. Iniziamo a dire che fu presa da una commedia del grande George Feydeau e riadattata al gusto contemporaneo e partenopeo nel lontano 1902 da Eduardo Scarpetta, finì col divenire una vera e propria opera d’arte originale che piacque persino a Feydeau. Scarpetta fu un importante attore, autore del teatro napoletano dal finire dell’Ottocento, ai primi anni del secolo dopo. Capostipite di una dinastia teatrale Scarpetta – De Filippo, dopo attenta riflessione pensò che non tutti fossero in grado di apprendere il lessico napoletano, così cercò di adattare il linguaggio, incorporandolo al teatro dialettale “del tempo presente”, ottenendo un risultato ancora oggi in uso e comprensibile a tutti, non solo, addirittura “esportandolo” in moltissime pochade francesi. Come sempre cerchiamo di arricchire le recensioni con qualcosa in più, dicendovi che non fu questa commedia, quella che gli diede la massima celebrità, bensì Miseria e nobiltà (vedi recensione su http://lonevolfilm.blogspot.com), commedia in tre atti scritta in lingua verace (adattata) da Scarpetta a soli trentaquattro anni che diede gli onori consacrandolo al pubblico di sempre. Abbiamo voluto allargarci per diversi motivi, alcuni voluti, altri di penna, forse perché siamo vicini al suo 163esimo compleanno, il commediografo nasce a Napoli il 12 marzo 1853. Introduciamoci nello spettacolo Madame Sangenella, dopo anni appare al teatro Cardinal Massaia in Torino, uno dei testi più divertenti scritti da Eduardo Scarpetta. Nel novecento in Italia con la Belle Epoque, prendono forma i primi Café Chantant (lo spazio è breve per descrivere l’avvenimento) proveniente da una “Parigi modaiola” in breve tempo prolifera insediandosi a Napoli, da questo cambiamento, non scappa più nessuno, tutti seduti a gustare ciò che offre la serata. Ancora una volta alla ribalta I Melannurca con Madame Sangenella (pane, amore e... corna), non finiscono di stupire un pubblico dissimile di età portando in scena questa comicità. Come saprete essi alternano commedie spassose con altre più corpose. La compagnia, in poco tempo è balzata tra i favori di pubblico e critica con diversi premi insigniti di tutto rispetto, un cast vigoroso ricercato minuziosamente da Antonio Giuliano anima e fondatore del gruppo, adattatore di testi e regista. La sua certosina ostinazione, lo porta ad avvicinarsi alla perfezione in ogni commedia portata in scena… forse per rispetto all’autore del testo o semplicemente per rendere omaggio alla dinastia, senza mai dimenticare chi “pagante poltrona” ti osserva e applaude…e continua a seguirli, probabilmente questo è il successo ottenuto de I Melannurca. Scenografie e splendidi costumi di scena e trucco E. Rotella e F. Ianora, vestono i tanti attori, ognuno all’altezza del suo personaggio, evidentemente qui scatta anche la bravura del regista nell’assegnare i ruoli. Iniziando da Pasquale Corella, chi poteva impersonarlo se non Antonio Giuliano; la moglie Teresiana è Annamaria Melchionna, sempre all’altezza della parte; ritroviamo un nome caro a Scarpetta, Sciosciammocca, ruolo sostenuto con decoro da Salvatore Vastola con le sue calze rosse…; Concettina alias Delia Bolla; Anna Donadoni nelle vesti di Carmela/Rosa (due parti per la brava caratterista) simpatica la scena del togliere il quadro! Lo sciupa femmine è Enzo Massari (Mimì Chiappariello); l’Arredatrice Anguilla (Patrizia Cavallo) e il suo fantomatico acquario; l’irrequieto e gelosissimo venditore di baccalà Antonio Cuoccio (Massimiliano Trippodo), apprezzato. Quando appare Daniela Lunghini/Eugenia Sangenella, beh… un leggero fermento "veleggia" tra il pubblico… la pressione sanguigna sale… causata dalla sua voluttà; altrettanto all’entrata in scena di Maria Amalfitano nei panni di Lisa Clarinet, entrambe brave nel sostenere la parte senza cadere nel banale. La lista continua con Giovanni Papaccio, Pietro Trippodo e l’impresario (Vincenzo Sodano) delle pompe funebri Ciro Diolosà mettendo in subbuglio la platea per un semplice gesto scaramantico piaciuto in sala. Per Audio/Luci non mancano M.Vizzano e G. Spadaro. Una commedia se pur “leggera” è stata accolta dal pubblico calorosamente con il tutto esaurito.

Torino (Italia), sabato 27 febbraio 2016

QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli presenti sulle pagine di questo blog è consentita esclusivamente citando la fonte, l’autore e il link. Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento trattato, senza necessariamente essere obbligati a scrivere o diffondere la mia opinione su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensieri da condividere. A cura dell’autore del blog.

Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.

martedì 2 febbraio 2016

UN MATRIMONIO MADORNALE recensione di Daniele Giordano

Uno su due dichiara la propria verità! Se entrambi affermano la verità… come mai si trovano davanti ad un fantomatico poliziotto? Forse, per una situazione che sarà raccontata durante la recita o perché la verità sta nel mezzo? Sarebbe meglio sostenere… che la verità è come si racconta! La commedia non inizia proprio così… ma veniamo ai fatti. Intanto non è un giallo, gli attori, marito e moglie, hanno un doppio ruolo, ambedue a modo loro, descrivono la stessa verità… da sembrare autentica… ma anche no! Qui incomincia l’intreccio comico della commedia scritta, diretta e interpretata da Antonella Argentini, al suo fianco un personaggio noto e caro ai torinesi: Eugenio Gradabosco. Ottima l’interpretazione dei protagonisti su questo spaccato di vita coniugale, basato sull’atteggiamento domestico, raccontato in un’esilarante rappresentazione teatrale da consumarsi allegramente da parte dello spettatore che fanno di questa commedia leggera e frizzante una spassosa serata… sin dalle prime battute, con epilogo… divertente. Spettacolo da non perdere.

Torino (Italia), lunedì 1 febbraio 2016


QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli presenti sulle pagine di questo blog è consentita esclusivamente citando la fonte, l’autore e il link. Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento trattato, senza necessariamente essere obbligati a scrivere o diffondere la mia opinione su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensieri da condividere. A cura dell’autore del blog.
Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.




martedì 12 gennaio 2016

Il FANTASMA della LAVANDAIA CANTERINA recensione di Daniele Giordano

Quasi come lo spot pubblicitario di una nota marca: due sono meglio di uno! Non è un rebus, non si vince niente indovinando. Stiamo parlando dell’ennesima fatica di Valter Carignano & C. de L’Opera Rinata – CambiaMenti Teatro congiuntamente con un’altra nota compagnia teatrale Thealtro. Due sono meglio di uno dicevamo, perché lo spettacolo delle Giallocomiche, oltre averlo presentato come di consueto al pomeriggio nella sala polivalente Lombroso 16 in Torino, ha replicato la sera per soddisfare l’enorme richiesta dei suoi fedelissimi seguaci e amanti di genere in tinta.  Sala gremita, pubblico adulto rispetto il pomeriggio, tra i presenti tre persone che hanno indovinato la soluzione con una dettagliata spiegazione. Forse è bene per chi non sapesse del perché si chiama “giallo” il genere poliziesco. La prima copertina del pamphlet (edito Mondadori), fu rappresentato con un cerchio di color rosso, all’interno una figura, tutto su sfondo color giallo. La grafica, è piaciuta da subito, tant’è che l’editore non ha mai cambiato la copertina… fortunata. Questo in sintesi. Tornando allo spettacolo, dal titolo Il Fantasma della Lavandaia Canterina, sono testi che presentano fatti di pura fantasia, unita alla cultura di un tempo lontano, narrando aneddoti della città di Torino sul finire dell’ottocento. Si raccontano fatti e luoghi reali, conditi con la libera interpretazione del regista Valter Carignano. In quest'avventura ci riporta indietro a un precedente episodio. Come sempre il regista ama nominare i personaggi con "brevità voluta", facendolo con sagacia tale da corrispondere a una risata. Una prova lampante, la prima a presentarsi è: Rosetta, Nunzia Maria, Reginella, Immacolata Cacciapuoti, solitamente si fa chiamare “semplicemente Reginella” (Marina Di Paola, ideatrice del format), proviene da Salerno “salita d’abbasce” per una questione famigliare molto importante e questo solo all’inizio. Alle volte è bene ricordare che i caratteri con cui sono scritte le insegne dei negozi sono chiari e leggibili, come nel caso della merciaia e padrona del negozio di lavandaia… da non confondere come “ufficio informazioni”, anche lei ha un nome che non finisce mai… altrimenti detta Gioàna per ragioni di spazio di cui si prende il merito Monica Carelli. Due nuove figure si affacciano nel cast e sono: Paola Pozzo detta Chiarin e sua figlia Vichin di padre ignoto, al secolo Sonia Di Lecce. Con questo nuovo episodio, ritorna una vecchia conoscenza delle“Giallocomiche” Don Vincenzo Cacciapuoti (Massimo Saracino) sacerdote salernitano. Ex parroco della cappella delle Piccole Sorelle Lavandaie della Madonnina Piangente del Rubatto (questo è il titolo più lungo nella storia delle rappresentazioni) accompagnato dall’immancabile perpetua (Antonella Argentini) Sestilia Prefica Parlalvento, una donna che al pari del bradipo… riesce a batterlo in lentezza, se poi accenniamo al suo orgoglio, ci tiene a precisare che non ha mai lavorato in vita sua… perché si sa chi lavora suda e poi si prendono i malanni! Non ultimo, solo perché entra in scena sul finire dello spettacolo, il Commissario Agenore Pautasso (Valter Carignano, regista, sceneggiatore e attore) sebbene sia trascorso un anno e mezzo dalla prima volta che indossò l’impermeabile stile, “tenete Colombo” continua le sue ricerche sulla Torino ottocentesca, intersecandola nelle storie Giallocomiche che sono di una bellezza da vedere più che recensire… piacendo a Grandi e Piccini!


Torino (Italia), lunedì 11 gennaio 2016

giovedì 31 dicembre 2015

IL CLASSICO: “DORIAN GRAY” recensione di Daniele Giordano

Tempo fa c'è capitato di assistere a un classico di Oscar Wilde: Il ritratto di Dorian Gray. Gli affezionati conoscono la storia legata al ritratto. Tante le compagnie teatrali cimentate in questa commedia, alcune con scarso successo, almeno per il momento non è questo il punto. In questo commento, è rilevare non solo la maestria del regista ma di tutta la compagnia, riuscendo a soddisfare l’esigenza dello spettatore, pur senza entrare ancora nel merito della bravura degli attori. Iniziamo partendo dall’allestimento della scenografia. Benchè lo spazio sia minimo a disposizione, diventa arduo mettere in scena un'opera teatrale di tale spessore. Nonostante ciò, il direttore artistico è riuscito far stare tutti i quadri che compongono l’opera in una ridotta dimensione come quella del Lombroso 16, dell'omonima via in Torino. Sembra assurdo parlare di questo, poichè le piccole cose fanno la distinzione, evidenziando la professionalità dell’allestitore! Entrando invece nel merito degli attori, campeggia la competenza artistica di Marina Di Paola (cura anche adattamento al testo insieme al regista), riesce a “infastidire brillantemente” con la cinica figura di Dorian Gray, il ruolo è stato apprezzabile. Che dire delle qualità di attore riuscendo a dare la giusta sensibilità alla figura di Basil Hallwort, perfettamente interpretato da Massimo Saracino. Con loro si affaccia una figura nota in ambito teatrale, quella di Massimo Chionetti, riveste i panni di Lord Herry Watton, ruolo non facile, la sua preparazione artistica gli rende giustizia. Due nuove entrate si fondono nella compagnia. Abbiamo Marta Grosso e Chiara Primiani, rispettivamente Sybil Vane e Signora Vane. Non ultimo Riccardo Micca, senza avere benché un minimo d’incertezza, gli tocchi il difficile compito del prosatore, la sua abilità oratoria, ha fatto in modo che la narrazione non distogliesse o annoiasse mai il pubblico per tutto il tempo del componimento teatrale. Tutto questo… non avrebbe luogo e senso… se non ci fossero le due compagnie “legate da qualche tempo”, quali Thealtro e L’Opera Rinata – CambiaMenti Teatro, entrambe continuano con successo il loro percorso artistico, all’occasione si ”fondono” creando spettacoli di rilievo come in questo caso. Guardando l’insieme della realtà, il merito si deve riconoscere chi per certi versi “tiene  le redini” di tutto questo. Lui, l’uomo dei CambiaMenti Teatro: attore, autore e regista Valter Carignano, in questa pièce lo troviamo nei panni di Isaacs. La sua bravura, è tale che con disinvoltura egli passa dalle Opere e Romanze alle sue Giallocomiche nei racconti del commissario Pautasso, sino a offrire un capolavoro come Dorian Gray, proponendo drammaturgie sempre ricercate. Le due compagnie, hanno dimostrato nelle loro interpretazioni, di saper dare ciò che lo spettatore si aspetta, suscitando innovazioni da parte loro!

Torino (Italia), martedì 29 dicembre 2015 

martedì 29 dicembre 2015

UN “CAVAGNA SENZA DON” recensione di Daniele Giordano

Potrebbe sembrare il sequel di Highlander… e poi ne rimase solo uno! Su di lui, i titoli dei quotidiani rincarano la dose proprio perché ultimo tra i nomi di rilievo come i capiscuola: Macario, Campanini e Ferrero, tanto per citare alcuni che han fatto grande il teatro recitando le commedie in piemontese. Ora è rimasto solo lui. Se non si è capito, stiamo parlando di Giorgio Molino, ultimo baluardo della commedia dialettale in piemontese.
La sua carriera inizia al teatro Carignano in un lontano 1945 con < Bimbi alla ribalta > e, senza elencare tutti i titoli…portati in palcoscenico, di strada né ha percorso da allora. Se i prosceni potessero parlare… si sentirebbe un eco di ovazione nei suoi confronti. In quest'ultimo periodo ha dovuto assentarsi per un’intera stagione dal suo amato pubblico sia per il genere, altrettanto per stima a Molino, ora come nuovo, pronto a celebrare i suoi settant’anni di carriera tra loro, portando uno spettacolo nel bellissimo teatro, San Giuseppe (via Andrea Doria 18 Torino), proprio durante le feste natalizie. Non stanco della polvere teatrale “assaporata” sui molteplici palchi, incrollabile continua il suo cammino, tant’è che da poco ha fatto rinascere dalle ceneri di un dopolavoro aziendale di una nota casa di pneumatici un luogo culturale, con tanto di teatro, perché tanta è la sua passione. La dinamicità che sprigiona, si trova in ogni suo spettacolo, come ad esempio l’ultimo lavoro “Quel Cavagna senza Don” curandone stesura e regia, dove troviamo il Cavagna tra i pensionanti di un ospizio… una farsa tipica della commedia piemontese. A fare da corollario di questo “gerontocomio” troviamo nei rispettivi ruoli, interpreti come Giulio Liberati, Alessandra Botticelli, Gioachin, Margherita Amateis, Ugo De Los Rios, con Daniele Villari, Luisella Aghem, Eliana Ferrero e poi ancora Gabriele Gerardi, Roberto Chiarelli, Lucia Colla e Giacomino Bardina. Lo spettacolo si apre tra le classiche note della canzone Amapola (e altre), con grande perizia suonata tutte dal vivo dal Maestro Alberto Vindrola. Su “Quel Cavagna senza Don” il pubblico è preparato, ma quello che non sa ancora, è cosa ha scritto su di lui Giorgio Molino in merito a questa nuova commedia, sta a voi scoprirlo andando a vederla… Si replica sino al 6 gennaio, mentre la notte di Capodanno oltre i soliti festeggiamenti ci sarà una sorpresa in più dalle ore 00,30 con uno spettacolo in aggiunta.

Torino (Italia), lunedì 28 dicembre 2015  



martedì 27 ottobre 2015

I GUAI DI DON FEDELE BERTONE recensione di Daniele Giordano

Sarebbe piaciuta anche a Erminio, vedere la rappresentazione scenica di “Don Fedele Bertone quanti guai in processione” alla prima del teatro San Paolo di Rivoli (TO), così com'è stata riscritta da Roberto Bottino e dalla regista Danila Stievano. Ripresa da FINESTRE SUL PO’ e dopo averla riveduta e corretta  senza stravolgerla, soffiandole via quel tanto che basta di quella patina leggermente opaca mai tramontata, la compagnia <Volti Anonimi> ha voluto rendere omaggio all’intramontabile Macario. Una commedia dove narra le vicissitudini di un prete – fluttuante – cioè senza fissa dimora, all’occorrenza, pronto per un battesimo o funerale… purchè si rimedi almeno il pasto. Suo malgrado, capita in casa Gallina. Da quel momento in poi i tre atti prendono vita tra episodi divertenti. La brava Stievano, veste i panni di Brigida Gallina, pia donna… che di femminile ha ben poco… Gli attori di questa soddisfacente rassegna in dialetto (per la prima volta su ciò che mancava al San Paolo di Rivoli), presente sulla scena è Valeria Pedone nei panni di Clara che il padre Ernesto Gallina vuole darla in sposa a un vecchio blasonato. Sua moglie Margherita (Patrizia Doria), troviamo poi il giovanotto Riccardo (spasimante condiviso di Clara) nipote di Sua Eminenza Don Lorenzo Raineri (Roberto Bottino). Per continuare la stirpe, troviamo Virginia, sorella del padrone di casa Gallina e Ida la madre, col suo denaro "foraggia" l’agiata vita della casa (rispettivamente Gabriella Ricci e Anna Cresto Ferrino). Con l’arrivo dell’alto prelato in casa Gallina poteva mancare un maggiordomo? No di certo! Ecco, l’esuberante Vincenzo Castrovilli. Poi, lei ammaliatrice, colei che ruba i cuori solitari e non solo a quelli... una vedovella piena di fascino e… tanto calore, interpretato simpaticamente da Nella Rutigliano. La parte di Don fedele, bonario prete di campagna, allergico alle papaline e vescovi è di Piero Mattaini, bravo ma a nostro dire interpretato leggermente sopra le righe, calcando troppo quella figura che deve sì far ridere, ma senza strafare. Beh, cosa vi raccontiamo… questa messa in scena va vista più che raccontata! Altri che compongono lo staff tecnico: Nino Pelle, Federica Astori, Giangi Grosso (per questa volta nel retroscena) e Fabio Mattaini. Musiche di Guido Coniglio. Lo spettacolo scorre senza annoiare, per chi non l’avesse ancora visto, dovrebbe affrettarsi.


Torino (Italia), martedì 27 ottobre 2015

martedì 13 ottobre 2015

PAUTASSO E LE SUE GIALLOCOMICHE recensione di Daniele Giordano

Con la nuova stagione riprendono le stravaganti imprese di Pautasso commissario della Torino del ‘900. Uomo stravagante, sempre pronto a combattere duramente la malavita d’antàn, riverente e permissivo verso la sua “adorabile” dolce metà… nascosta (non si vede mai, in compenso si sente il suo starnazzare) come la moglie di quel tenente televisivo. Gli episodi, oltre a essere commedie, narrano pezzi reali di storia torinese. Un connubio ben coniugato tra cultura e farsa che non necessariamente debba essere collocato e ambientato nella grigia e fumosa città torinese, il Pautasso potrebbe essere ambientato in qualsiasi regione d’Italia, giacché un <Pautasso> possa esistere ovunque. Sì, amici lettori, ritornano i racconti giallocomici, scritti e diretti da Valter Carignano. Li presenta una volta al mese con la formula: Il Teatro all’ora del The. Si comprende che la recita sia pomeridiana e domenicale. Idea, piaciuta moltissimo sin dal primo debutto, sarà perché non è la solita commedia dove si assiste e basta. In questa recita sei dentro, interagisci con gli attori de l’Opera Rinata insieme a Thealtro, in base agli indizi scoprire chi è il colpevole.  Quasi due ore di spettacolo, dove ogni persona è concentrata su ogni battuta pronunciata dai commedianti… diventando tutti il “Commissario Pautasso” cercando di scoprire gli autori dei misfatti, come nel caso del <Mistero della Dentiera Scomparsa> presentato in occasione dell’apertura della stagione 2015/16. Il cast di questo spettacolo, è composto da Marina Di Paola che riprende le sue vesti di maga Osiride, Massimo Chionetti, un segretario tutto fare, maniacale della pulizia… oseremmo dire… fin troppo sul fare! L’eclettico Enrico Cravero, con la sua “erre moscia” e le sue gestualità mandano in visibilio i presenti, Massimo Saracino, passa da un ruolo all’altro con estrema disinvoltura, Riccardo Micca (nei panni di Cesare Lombroso) si è calato piacevole nella parte. Che dire di questa mente che cerca in tutti i modi di accontentare non solo il pubblico adulto… ora intrattiene un nutrito numero di piccoli fan, emuli e amabili sostenitori del Commissario. L’artefice di chi gestisce tutto questo risponde a Valter Carignano che ha diretto da sempre tutta la vicenda indossando l’abito… o meglio l’impermeabile del Commissario Pautasso, oltre aver saputo cogliere al volo l’idea partorita dall’attrice Di Paola e trasformarla in quello che oggi potrebbe essere definito un piccolo cavallo di battaglia di entrambe le compagnie, nonostante si muovano su scene differenti. L’Opera Rinata è una compagnia che si occupa di allestire spettacoli teatrali di musica classica e non solo, mentre Thealtro spazia con commedie dai classici a quelle moderne, sfiorando sovente quei temi particolari a sfondo sociale. Insieme hanno realizzano questo simpatico appuntamento di episodi, se pur leggeri, distraggono benevolmente la mente, mettendola in movimento alla ricerca di un colpevole. Le recite sono piene di fascino, sottile è il confine tra quanto ci sia di vero e quanto d’inventato. Uno spettacolo miscelato in modo soddisfacente, apprezzato non solo dai grandi, dimostra che molti sono i bambini che seguono con costanza. Le risate si sprecano… altrimenti che GialloComiche sarebbe… si esce tutti sorridenti e soddisfatti. Gli attori nel recitare creano uno stato di simbiosi col pubblico, nonostante la diversità di età. Questo non comporta nessun problema, infatti, si è dimostrato già dalla sua prima uscita fatta quest’anno, tanto che il regista non si aspettava un afflusso così imponente… evidentemente il tema piace… anche a noi non dispiace!

Torino (Italia), lunedì 12 ottobre 2015


lunedì 12 gennaio 2015

CIAK CI GIRANO… UNA PARODIA BEN RIUSCITA recensione di Daniele Giordano

Sembrano usciti da un romanzo di Dumas questi tre moschettieri, Carlotta Iossetti, Andrea Beltramo e Guido Ruffa, che poi erano quattro, infatti, il quarto è Claudio Insegno! Dopo aver girovagato in lungo e largo con questo spettacolo, approdano al Teatro San Paolo in Rivoli (TO) con una parodia dal titolo Ciak ci girano, tutta da vedere. Dicevamo parodia poiché suggerisce alcuni dei film classici o meglio rivisitati in versione teatrale. Partendo dai fratelli Lumière sino alla produzione in 3D. In questo glorioso appuntamento, poteva mancare la simpatica creatura della vecchina Magna Angiolina nella parte della posseduta Linda Blear dal film l’Esorcista? La scena è tutta da vedere, non è possibile immaginarla di com'è stata interpretata, neppure per chi conosce le gesta e la piemontesità della Magna (in dialetto piemontese corrisponde alla zia). E quando seduta (duettando con Ruffa) per essere moderna è ansiosa di mostrare a tutti “il suo tanga” d’Antàn, semplici mutandoni della nonna. Questo trio ormai consolidato, si spalleggia al punto che gli attori sul palco, capita ogni tanto, oltre a fare divertire, ridono anche loro tra una battuta e l’altra, alcune volte vanno fuori copione senza mai perdere il filo divertente della sceneggiatura. Tra episodi divertenti di cui è protagonista Beltramo, lo spettacolo scorre in un clima spassoso senza annoiare. Tocca l’apice quando il trio interagisce portando sul palco alcuni spettatori per farli diventare autentici attori cinematografici ed entrare nello scenario più importante del film. Eccoli, impersonando Jack Dawson, Rose De Witt Bukater e di seguito tutti gli altri… avete capito di quale film stiamo parlando? Quel capolavoro del regista James Cameron: Titanic! C’erano tutti a impersonare la scena clou, il capitano, la colonna sonora, l’iceberg, le onde, non si è fatto mancare nulla per la scena del naufragio. Fin qui, il lettore non avrà trovato nulla di particolare… ma quelli presenti in teatro di certo si sganasciavano (un modo per dire che le mandibole a forza di ridere faceva male) dalle risate. La trovata degli autori a conclusione della pièce è il doppiaggio tutto in piemontese. Campothealtro, la compagnia che gestisce il teatro, rispettivamente da Niko Ferrucci e Tony Skandal ha iniziato bene la loro stagione teatrale. Volevamo aggiungere un piccolo cameo… l’iceberg era impersonato da… Niko… data la sua mole era perfetto nella parte!


Torino (Italia), 12 gennaio 2015

lunedì 29 dicembre 2014

L’ANNO 2014 de I MELANNURCA recensione di Daniele Giordano

Era inevitabile che il 2014 per I Melannurca diventasse un anno positivo. Rivedendo “Polvere di Stelle” nella Sala dei Congressi dell’hotel Atlantic presso Borgaro torinese, ristudiato per renderlo sempre al passo con i tempi, si è capito lo spessore della compagnia capitanata come sempre da Antonio Giuliano (regista e attore). Per chi non avesse visto la brillante commedia dalle tinte teatrali – comiche – musicali, composto in due atti e ispirato liberamente da un film di enorme successo, interpretato da due grandi attori quali: Alberto Sordi e Monica Vitti. Non ci sono parole per descriverne la bravura che fuori esce dai commedianti, difficile descriverli, è essenziale vederli all’opera. Giusto per capirci, chi sono i fautori e senza fare torto alcuno, li presento come da programma di sala. Annamaria Melchionna nel ruolo di Beatrì, la simpaticissima e caratterista una brava Anna Donadoni, inserendosi in un esilarante Can Can, Salvatore Vastola con la sua aplomb che lo contraddistingue da sempre, è giunto con un bel apparire quello di Cristina Giorgetti, abile attrice non solo teatrale ma anche cinematografica, continuando, troviamo Vincenzo Russo in atteggiamento differente dalla solita parte ma estremamente efficace. Come ogni Cafè Chantant che si rispetti, appare la “sensuale Ninì Tirabusciò” interpretata e niente da eccepire da Daniela Balsamo, accompagnata dal coro della platea. In quell’epoca la musica era suonata rigorosamente dal vivo e quindi con i suoi arrangiamenti musicali troviamo al pianoforte Renata Seranella con l'accompagnamento del trombettista Marco Napolitano. Il rapporto affettivo che lega gli attori e il meraviglioso pubblico, nel congedarsi e terminare questo meraviglioso e felice anno della compagnia I Melannurca ha augurato a tutti un felice 2015! Un dato è certo, le sorprese per questi infaticabili teatranti non finiscono con l’anno che sta per trascorrere, infatti, il prossimo appuntamento, è il 24 gennaio 2015, un omaggio al drammaturgo Eduardo Scarpetta, portando la commedia “Il Medico dei Pazzi” al Teatro Comunale di Bosconero (TO), mentre il 7 marzo per commemorare i trentanni dalla scomparsa di un grande della commedia napoletana porteranno in scena al Teatro Cardinal Massaia di Torino la commedia Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo De Filippo, riservando altre sorprese per l’anno a venire, senza da me svelare quali,  saranno inequivocabilmente gradite. Personalmente avrei potuto descrivere I Melannurca con tre aggettivi in egual misura positivi, come accennato in sala, ma allo sguardo del lettore potevano essere riduttivi, per questa compagnia amata e seguita non solo dai napoletani… su questo proposito mi sovviene un commento di una signora in sala: mi hanno persuaso a vedere lo spettacolo che pensavo fosse recitato in dialetto… e quindi non avrei capito nulla… invece…Cara signora, il regista Antonio Giuliano… vuole che l’interpretazione delle commedie presentate, siano comprensibili a tutti, intercalando alcune locuzioni tipiche che solo il dialetto napoletano può esprimere nella sua lingua!


Torino (Italia) lunedì 29 dicembre 2014