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venerdì 22 luglio 2016

PURTROPPO… LE COSE BELLE HANNO UN TERMINE… di Daniele Giordano

Anche questa volta l’organizzazione dell’8 Gallery non si è smentita, offrendo gratuitamente l’ultimo appuntamento gratuito della stagione estiva nella splendida cornice del Centro Commerciale! Dopo il successo ottenuto dell’appuntamento precedente, portando sul palco due fantastici personaggi come il Mago Forest e Paolo Cevoli (vedi articolo precedente), splendidi nella loro esibizione, ci troviamo ora, con altrettanto bravi artisti come il romano Max Giusti e Andrea Pucci milanese, se vogliamo due esecutori differenti tra loro. Troverete il resto dell'articolo sul Corriere dello Spettacolo.

martedì 21 giugno 2016

ACCADE IN CINA di Daniele Giordano


Pensate, potrebbe capitare che un giorno, andando a chiedere un prestito di tutta risposta si esigesse a “garanzia del medesimo” una serie di vostre foto… totalmente adamitiche! Sia ben chiaro, “questo deposito cauzionale” vi verrebbe restituito a debito estinto altrimenti, dopo un avviso bonario saranno postate su internet. Beh, questo è quanto accade in Cina, a fronte di garanzia per una richiesta di prestito da parte di studentesse universitarie potrebbe accadere. Sebbene si presenti una strana richiesta, è stata fatta poiché il finanziamento fatto online, sta prendendo una brutta piega d’insolvenza da parte degli utilizzatori. A noi non è dato sapere quante foto sono andate “in visione”, raccapricciante è di certo il fenomeno. In Italia non serve adottare il sistema…poiché un milione e più di persone è costretto già da lungo tempo a muoversi indossando questo vestiario… senza l’ausilio di scatti fotografici!

Torino (Italia), martedì 21 giugno 2016



QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o immagini presenti sulle pagine di questo blog sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul Diritto d'Autore e sono di proprietà esclusiva dell’autore che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di:  citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link lonevolfilm.blogspot.com  Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste potrebbero violare i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione scritta da parte degli interessati con una mail, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità dell’argomento, spettacolo  o evento trattato, senza necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa inoltre che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì di pensiero eventualmente da condividere.
A cura dell’autore. Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano mail: lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.





lunedì 6 giugno 2016

GLI INSTABILI… e i PAZZI! recensione di Daniele Giordano

Presentato alle Fonderie Limone di Moncalieri (Torino), uno spettacolo dalle sottili sfumature riportando alla mente i nosocomi, facendo riflettere i presenti su quello che c’è stato prima della legge Basaglia. Il testo, rivisitato dalla mano esperta e la presenza di Eugenio Gradabosco come regista, ha contribuito molto allo sforzo della compagnia Gli Instabili, cercando con la recita, di rendere la commedia: Pazzi di Piero Dattola (vincitore del premio speciale Oltreparola 2005)… meno cruente. L’autore è convinto (del resto anche noi) che qualunque sia la situazione ci sarà sempre (purtroppo) una gerarchia da rispettare, anche tra le mura di un manicomio. Per questo troviamo in scena personaggi come il tiranno, sebbene il suo stato fisico non sia dei migliori, continua a voler essere un autocrate. Il profeta, con i suoi simpatici e spumeggianti anatemi. La madre che si prende “cura di tutti i presenti” trascinando e cullando un fardello di stracci come se fosse l’ultimo nato. Poteva mancare un Romeo con la sua dorata Giulietta, no di certo. La galleria delle persone coinvolte continua con l’inventore che spera di fuggire dal luogo attraverso una formula matematica. Una lussureggiante sciantosa e sue movenze languide da ammaliatrice. Poi è la volta di quello che si presta a tutto: L’inserviente. Non dimentichiamoci dell’accumulatrice, nel suo “nascondiglio segreto” si può trovare di tutto. Infine, come in ogni favola che si rispetti, anche in questa bizzarra commedia troviamo il cattivo, cioè il criminale… e come tale sarà punito! La musica suonata sebbene si sentisse appena, aiutava la rappresentazione scenica che a dispetto di questi fattori ha reso lo spettacolo grazioso, com'è stata l’interpretazione di Simona Bocchino. Il risultato, forse quello che conta, è stato che il pubblico a gradito la recita, anche se per i membri de Gli Instabili, la strada del palcoscenico è ancora lunga.

Torino (Italia), lunedì 6 giugno 2016


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mercoledì 1 giugno 2016

MARILYN MONROE UNA TESTIMONIAL A PALAZZO MADAMA recensione di Daniele Giordano

Un progetto iniziato nel 2011, voluto a Palazzo Madama su mostre al femminile, del resto basta pensare che questo programma anelato e datato già al tempo di due Madame Reali: Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours. Continua dopo il successo degli eventi precedenti con un nuovo allestimento, portando al pubblico in visione oggetti appartenuti all’icona per eccellenza: Norma Jeane, conosciuta in tutto il mondo come Marilyn Monroe. Guardando tra le vetrine che occupano parte della vita dell’attrice (1947 – 1964), notiamo la Marilyn del tutto sconosciuta, sorprende scoprire l’altro lato (forse il vero), estraneo a molti. Dopo la morte della diva (oggi avrebbe novant’anni), le casse con gli effetti personali saranno messe all’asta dalla famosa Casa Christie’s. Il collezionista d’arte Ted Stampfer, ammiratore da tempo memorabile, ha cercato di non far disperdere gli oggetti di Marilyn acquistandoli in blocco, possedendo così la più grande collezione privata al mondo di questa immagine indimenticabile. Palazzo Madama con questa mostra (1 giugno- 19 settembre 2016) si è posto l’obiettivo di raccogliere 20,000 euro, con un crowdfunding vendendo un profumo unico realizzato in esclusiva per l’evento da Aquaflor. Il ricavato di tale iniziativa sarà destinato all’acquisto di beni e servizi di accoglienza, didattica e comunicazione fondamentali per un Family Museum. E’ una mostra speciale, soprattutto da non perdere!

Torino (Italia), mercoledì 1 giugno 2016


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lunedì 30 maggio 2016

IL FRINGE, ULTIMO SPETTACOLO recensione di Daniele Giordano

Ebbene, da parte nostra, con quest'articolo terminiamo il soddisfacente e interessante percorso del Torino Fringe Festival che terminerà domenica 15 maggio con una grande festa di chiusura all’Espace. Tirando le dovute somme, come sempre si fa dopo ogni evento, noi come osservatori attenti dobbiamo dire anche la nostra, altrimenti cosa ci facciamo al Fringe? Iniziamo a dire che in questa quarta edizione il livello delle rappresentazioni teatrali le abbiamo trovate di livello medio alto e, questo elogio va agli organizzatori che hanno saputo scegliere tra le tante domande pervenute le commedie più rilevanti, malgrado le scelte fossero fatte su DVD. Come sempre qualche compagnia è riuscita a penetrare tra le maglie “fitto setaccio” ottenendo un mediocre consenso da parte del tantissimo pubblico che ha affollato i luoghi di scena, oltre che di critica. I tanti volontari, accorsi al richiamo del “DODO”, hanno portato a termine il delicato compito assegnato proponendosi con estrema gentilezza e simpatia verso il pubblico, non meno è stato lo staff. Un suggerimento agli organizzatori, dovrebbero pensare, magari facendo ruotare i volontari tra un posto e l’altro in modo che anch’essi possano vedere più spettacoli, questo sarebbe un gesto di gratitudine verso il loro volontariato, ma questo non sta a noi entrare nel merito di chi organizza e decide le competenze nei loro confronti. Ora veniamo alla serata. Benché la sala del CAP 10100 sia capiente, erano molti quelli che hanno scelto di assistere alla commedia portata in scena da due compagnie di cui una nostrana, quella di Tedacà, l’altra, Offrome/Compagnia dei Demoni proveniente da Genova presentavano: L’invenzione senza futuro. Sappiamo benissimo il significato di questa storica frase detta dai Lumière a riguardo dell’invenzione cinematografica. Una piccola parentesi per gli eventuali lettori, a Torino (Italia), recentemente si è celebrato l’anniversario dei Cento Anni sul Cinema (vedi recensione su http://lonevolfilm.blogspot.com festeggiando Giovanni Pastrone con il suo celeberrimo Cabiria), riprendendo il discorso su quanto abbiamo visto, è interessante l’idea avuta da Federico Giani, Celeste Gugliandolo, Mauro Pirrello (tutti anche in scena) e Francesca Montanino, non è male, quasi intelligente.  Le scene raccontano la commedia intrecciando teatro e cinema, i suoi giochi di ombre e luci, ti portano a scorgere quello che vedreste nella prima sala del Museo, alla Mole Antonelliana, il tocco di genio presentando la musica con il suono musicale del pianoforte eseguite personalmente dal maestro Giorgio Mirto, rendeva l’esatta copia delle prime proiezioni del ‘900, fondendo insieme il realismo e l’inganno cinematografico. Peccato che gli attori “bisbigliassero durante la loro recita” invece di scandire e fare sentire il dialogo (ci riferiamo a quello reale, non fittizio del muto) nella sua espansione recitativa penalizzando la commedia e le persone in fondo la sala!
Uscendo dal CAP 10100, adiacente al vecchio ingresso, una copiosa folla occupava lo spazio circostante, in procinto di assistere allo 088, spettacolo che non abbiamo avuto il piacere di vedere e di conseguenza recensire. Uno spettacolo/performance di una quindicina di minuti, di e con Vittoria De Ferrari Sapetto/ DE’JA’ DONNE’, con Andrea Valfrè e Andrea Zardi, ci permettiamo di segnalarlo, poiché sentendo i rumors del passaparola e vedendo quell’afflusso di persone (mai viste in altre occasioni) in attesa  di entrare, si presume potesse essere un’icona di questo festival.
Scappiamo dal luogo per essere presenti all’ultimo spettacolo della Ferramenta, locale caratteristico, accoglienza piacevole da parte dei gestori, eccoci pronti per gustarci la rappresentazione della compagnia Onda Larsen in un doppio spettacolo tratto da Pedro Montalban Kroebel per la regia di Emiliano Bronzino che cura anche la traduzione. In scena Riccardo De Leo, Gianluca Guastalla e Lia Tomatis (vista recentemente nei tre Moschettieri al Teatro Astra di Torino), per quest’ultima messa in scena vista, desideriamo chiuderla in questo modo: lasciamo lo spazio al pubblico che ha seguito lo spettacolo Duo (2) Passo a Due, certi che saranno preparati e consapevoli nell’esprimere commenti e quant’altro, qui a seguito o su altre pagine del Torino Fringe Festival. Personalmente, l’abbiamo seguito dandovi consigli con le nostre recensioni, alle volte dette anche sul luogo durante l’attesa di entrare.  Da parte nostra, vorremmo lasciarvi ricordandovi una sola cosa: <Se desideriamo che questo evento possa, no, meglio scrive diventi grande… allora tutti, ponendo l'accento dicendo Tutti, dobbiamo fare sentire innalzando il coro di voci che ha pervaso questi giorni Torino ponendolo centro dell’attenzione nazionale (da parte nostra con gli articoli potremmo dire internazionale, dati alla mano), muovendo attori, luoghi per un festival com’è il DODO!

Torino (Italia), sabato 14 maggio 2016


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IL FRINGE ALL’AFFOLLATO DE AMICIS recensione di Daniele Giordano

Un matrimonio non desiderato da entrambe le parti giocano un ruolo determinato quello raccontato in Leonce Und Lena Anplagghed, portato in scena da Cecilia Bozzolini, Valeria Camici, Paola D’Arienzo e Angelo Tronca che ne cura anche la regia. Tra sogno e realtà ordiscono amore e morte in un carosello che fa ridere, portando lo spettatore a riflettere sulle sfumature delle battute pronunciate dagli attori.  A dirla filosoficamente, tratta temi sul sociale, su giovani che hanno la sola preoccupazione di "passare il tempo". Un'interpretazione che lascia soddisfatte le quaranta persone in sala.
La compagnia Proprietà Commutativa presenta alla ventina di persone intervenute: 3 Q di e con Valentina Virando e Alessandro Federico curatore della regia. Per una strana epidemia che non è dato sapere, muoiono tutti i cuochi esistenti… rimasti solamente tre esemplari (da qui il titolo). Da questo immaginoso e inverosimile spunto si aprono pagine in apparenza superficiali, prese con leggerezza come pare che sia la commedia, come sempre anch’essa ha il rovescio della medaglia! Accenniamo solo qualche esempio per indirizzare lo spettatore a leggere tra le righe di quanto accade. E’ a tavola che si concludono affari importanti, dalla conquista amorosa al potere… ma se per una strana circostanza non ci fossero più cuochi?
Le Pornovelle…Non lasciatevi forviare da titolo, esso andrebbe letto staccato! Poste le sedie in cerchio come se fosse un colloquio psicanalitico aperto, dove il cerchio è occupato dal pubblico… in questo caso causa del sovraffollamento non sono bastate sedie, panche, cuscini e chi più né ha né metta! La premessa iniziale è dell’oratore della serata è Gian Luigi Barberis cioè, qualunque cosa si senta o succeda in quest' ambito, deve assolutamente rimanere tra queste mura! Inizia così la sua terapia di gruppo, invitando i presenti “a liberarsi, raccontando storie di sesso”. L’assolo intavolato, instaurava un rapporto conviviale tra lo spettatore e l’attore prendendo la situazione desiderata, se non fosse per l’irruente entrata di una ritardataria che dopo pochi minuti di dialogo interruppe l’idilliaca conversazione uscendo con una frase inaspettata: sono venuta quo espressamente per fare sesso… ma sento solo voci e nient’altro… peccato, pensavo avrei voluto qualcosa di più! Era la voce di Elena Serra, insieme formano il Collettivo Noi. Da quest'atmosfera simpaticamente incalzante, l’attrice entra ed esce dal copione con battute e vestiario consone ai racconti irriverenti scritti da Luca El Lucho Balboa Oggero. Apprezzato il lavoro scenico dei due affabulatori.  

Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016


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IL FRING AL LAB recensione di Daniele Giordano

Un monologo drammatico che prende spunto da quattro figure con lo stesso nome ma diverse le situazioni del racconto. E’ quello portato in scena da Giuseppina Facco proveniente da Savona con un titolo che sconcerta: Le Guerre di Angela. Detto in questo modo sembra che la protagonista sia in lotta, bensì lungi da noi il pensarlo. Si tratta invece di quattro episodi ben strutturati che danno valore alla recita, portando sul palco situazioni inconsuete, radicate in una situazione precisa… la guerra. Le protagoniste sono quattro donne dallo stesso nome, quattro differenti destini, ideologie disuguali sulla prima grande guerra. Un testo impostato e recitato con sentimento, anche se in alcuni quadri forse, mancava quella forzatura che le venti persone che assistevano si aspettava.
L’autore Paolo Faroni (Blusclint) ci propone un testo alquanto bizzarro: Con le tue labbra senza dirlo. Il suo soliloquio, inizia da lontano, sono gli anni del suo primo contatto di scuola e il suo insegnate. Da un semplice e innocuo disegno infantile, s’intraprende un viaggio alla ricerca onirica di una figura impressa nella sua mente e di conseguenza riportata sulla carta, intersecando situazioni alle volte simpatiche, altre meno. In aiuto e complice di questa recita per risolvere l’ingarbugliata matassa che attanaglia la mente dell’attore, è un nonno sagace... ma muto. Egli è convinto, elaborando nel corso della sua esistenza una formula applicabile su qualunque problema: cinque lettere, poichè la vita “ruota” su questo poche sillabe che compongono tre frasi, secondo la sua opinione! Da parte nostra abbiamo trovato il monologo altalenante cioè, in alcune scene il testo scorre divertendo le dieci persone accorse per lo spettacolo… in altre forse, è leggermente sfuggente… portando il pubblico a essere su un’altalena…
Luca Occelli, innamorato della sua terra langarola, coniuga due aspetti che hanno segnato il percorso giovanile portando in scena: W Bruce Lee.  Una leggenda mescolata in due situazioni che s’intersecano dando inizio al monologo che non ha soddisfatto i pochi presenti, intendiamoci, stiamo parlando della messa in scena, non dell’attore! Dalle sue capacità artistiche, avremmo voluto assistere a qualcosa di più corposo… forse preso dalla foga della sua amata terra…ha fatto rivivere in essa il personaggio mitico… non proveniente dalle Langhe!


Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016


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IL FRINGE ALL’UNIONE CULTURALE F. ANTONICELLI recensione di Daniele Giordano

Ci sono proprio tutti: lo Stregatto, il Leprotto Bisestile, il Cappellaio Matto, il Bianconiglio, il gatto del Cheshire, la lepre Marzolina, la Regina di Cuori, sì sono i personaggi inventati da Lewis Carroll nella celeberrima fiaba che tutti conoscono. Quella che ancora non conoscono è la storia di nonsense raccontata e messa in scena da O P S (Officina per la Scena) con il titolo di “Alice non è una favola per bambini”. A pensarci bene, il conto non torna… manca la protagonista: Alice, dove sarà mai! Il personaggio principale, è in giro per il reame della perfida regina, anzi più che perfida è acida e adirata perché Alice gironzola nel suo regno senza il suo imponente consenso e quindi non le resta che ordinare ai suoi sudditi di trovarla per fare giustizia… altrimenti…cadranno molte teste… anche quelle di alcuni spettatori. Una commedia gradevolmente strutturata, la scenografia rende giustizia così come la recita di Luca Busnengo (autore del testo), Michele Guaraldo e Valentina Volpatto, raccontano a loro modo quel “mondo strampalato” privo di ogni forma logica… tranne, guarda caso… l’ora del the che per i vittoriani è sacro. Un regno dove imperversa la Regina di Cuori con i suoi ordinamenti spietati e sconclusionati com’è il paese che la circonda. A differenza di ciò che la brochure riporta nell’ultima riga, noi troviamo (a parte l’ottima interpretazione) che la scelta caduta su Alice è fatta con arguzia, poiché sviscera un concetto sul tempo e speso gestito egoisticamente dimenticando il bambino che c’è in ognuno di noi, di cui basterebbe poco per non prenderci sul serio di tanto in tanto. Ci piace riportare una frase di Lewis Carroll <se avessi un mondo come piace a me, là, tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa> bella davvero? 
Anche la compagnia IF Prana che arriva da Viareggio presenta una fiaba quella di Hänsel e Gretel, cambiandolo in Grow, di Tobia Rossi, per la regia di Silvia Bennett, Marcela Serli e Caterina Simonelli. Entrambe sulla scena, propongono il racconto dei Fratelli Grimm in chiave di “crescita” come appunto è il titolo di questa congeniale rappresentazione artistica basata su figure striscianti in una danza che vede le protagoniste intercalarsi nei ruoli descritti dando voce e corpo allo stimolo dello spettatore che attonito segue quella danza fantasiosa e creativa che rende lo spettacolo sublime.
Il viaggio dei messinesi che compongono i Nutrimenti Terrestri ci parla della Contrada Acquaviola N. 1 di Simone Corso, per la regia di Roberto Bonaventura. Un dialogo tra padre (Antonio Alveario) e figlio (Simone Corso) alimentato dall’incapacità di comprensione su affetti e solitudine al centro della discussione un'ipotetica raffineria che portò benessere… e morte! La pièce espressa è toccante, recitata con sentimento scenico alle volte addirittura angosciante che lascia riflettere lo spettatore sino alla fine… restando a guardare…e nel sentire lo sbattere di una porta…
I Santibriganti Teatro/Mauro Piombo in scena Il Diritto e il Rovescio, Studio per una tragedia dell’arte per tre Pulcinelli. Con Arianna Abruzzese, Marta Ziolla e Mauro Piombo, prende forma una farsa a tre in sguaiataggini indelicate e atti buffoneschi dai toni calmi… a volte incontrollati, rappresentando uno rovescio che è diritto e altrettanto diritto che rappresenta il rovescio senza scegliere ma accettare questo andirivieni, con la capacità di sopportare, l’esperienza disperata e l’amore della luce della vita. E’ come trovare, un accordo nel silenzio … Recitato in maniera tragicomica com’è la figura del Pulcinella, in modo interessante e valorizzato da parte degli artisti.
In attesa delle prossime recensioni, vi lasciamo consultare il carnet, annotando i prossimi spettacoli da vedere.
Torino (Italia), martedì 10 maggio 2016
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IL FRINGE VISTO DAL GARAGE VIAN recensione di Daniele Giordano

Siamo alle ultime battute del girone di andata sul percorso Torino Fringe Festival 2016, ricordiamo che terminerà il 15 maggio, mentre scriviamo, rammentiamo che oggi è la festa della Vecchia e cara Europa, ma questo non potrà distoglierci da quanto è avvenuto al Garage Vian e allora iniziamo! Con poco più di una ventina di persone, venute per assistere alla Memoria del Vuoto (vincitore del bando Maldipalco 2015), Pierpaolo Congiu per Crab Teatro presenta la sua pièce, un monologo adattato e preso dall’omonimo romanzo di Marcello Fois. E’ una vicenda incentrata sul bandito Samuele Stocchino che ritorna nella sua terra trasformato, eroe decorato e senza macchia, ma per volere di Mussolini è rispedito a morire, ultima deriva di un morto vivente. L’artista, aiutato da complici proiezioni, esegue l’assolo drammatico impeccabilmente con intensità tragica come vuole che sia la stesura del testo, portando il prode a essere anche vittima della storia e farne strumento del fato facedosi beffa della morte.  La “sartitudine” (Sardegna + solitudine), bellissima espressione, è una condizione dell’anima più che un dato di riscontro geografico o antropologico per dirla come l’ha descritta Marcello Fois!
L’Ultima Danza del Secolo di e con Francesca Garrone (già recensita in un precedente festival) e Matthias Martelli (visto con lo spettacolo Il Mercante di Monologhi, premiato in diversi concorsi come Locomix San Marino 2015, Uanmensciò Cantieri di strada 2014, l’Alberto Sordi di Faenza Cabaret 2014). Entrambi portano sul palco una drammaturgia quasi onirica, scandendo a parole il susseguirsi del tempo… che trascorre tra ricordi di guerre, giovinezze e fragili azioni. Riportati da un vecchio (in scena) durante una danza tenebrosa, abilmente interpretata dalla Garrone, con smorfie grottesche ispirate a tecniche e forme del teatro classico giapponese, dove la nudità sul corpo affrescato di bianco si alternano movimenti lenti e contorcimenti sinuosi, alle volte violente sino a trasformarsi in lineamenti animali o semplici oggetti, travolgendo e trasportando il pubblico in un tutt’uno con gli interpreti, appagando con il loro spettacolo la sala gremita di presenze.
Con Dandy Danno & Diva G (A Clown Fairytale), siamo giunti all’ultimo spettacolo del Theatre Degart proveniente da Messina, Daniele Segalin autore del testo e Graziana Parisi per i gradevoli costumi. Entrambi, raccontano sulla sublime musica della Carmen di Georges Biset, un amore che sta per nascere tra un goffo personaggio quale Dandy e, la conoscenza di Diva, effervescente ballerina di tango, in questo caso cupido si è “leggermente distratto” e pertanto, l’amore alle volte può essere bizzarro pur nella sua lungimirante dolcezza. Da questa situazione scaturisce una storia che farebbe sorridere anche Raymod Peynet. Le trovate dell’impacciato clown “rubacuori” si sprecano a consumo benefico del pubblico per porre rimedio a quei tentativi incerti di conquiste, cercando di assecondare la “bramosia e il “desiderio” della sua lei. La conseguenza è certa, non potranno mancare un susseguirsi di risate multiple sino alla fine dello spettacolo, rendendo armoniosa e piacevole la decisione finale.
Una serata passata nel simpatico locale del Garage Vian è terminata con tre ottimi spettacoli tutti da vedere.
Torino (Italia), lunedì 9 maggio 2016

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sabato 7 maggio 2016

LE NOTIZIE DEL TORINO FRINGE FESTIVAL 2016 recensione di Daniele Giordano

Siamo al Magazzino sul Po a Torino (Italia), un locale caratteristico che si affaccia sul fiume, dove vede il primo spettacolo con Daniele Ronco che porta in scena il suo oramai collaudato MI ABBATTO E SONO FELICE, per la regia di Marco Cavicchioli membri del Mulino ad Arte, già citato in altre occasioni. Una ventina le persone intervenute. Tratta di un monologo sull’eco sostenibilità spiegando l’utilizzo che produce lo sforzo fisico trasformandolo in energia “dinamica” alimentando delle lampadine. Sempre nel medesimo locale tra l’altro caratteristico a ridosso del fiume dove servono ottimi drink, il Giardino delle Ore ci prova con LA ZONA CESARINI, per la regia di Simone Severgnini. Quattro personaggi (Matteo Castagna, Paolo Grassi, Filippo Antonio Prima e Antonio Romelli), fans di una squadra di calcio intersecano nel dialogo convulso una storia di un padre separato che non riesce a sostenere gli alimenti al figlio. Da qui la storia ingarbuglia, trattata dagli “attori” in modo caotico e mal interpretato, quasi senza un senso logico da parte dei protagonisti. Un inaspettato o quasi banale finale da lasciare “la banda della Brianza” senza parole… come lo sono state le persone (pochissime) intervenute… Ultimo appuntamento della serata, il pubblico intervenuto diciamo che ha riempito lo spazio destinato alla pièce de IL GIURAMENTO di e regia di Gaia Adducchio della compagnia Spring D.I. proveniente da Roma. Interpretata da Camilla Diana in maniera piacevole. Allestimento scenografico e costumi adeguati alla sua narrazione. Non vogliamo svelare nulla di più di quanto descritto sulla brochure, teniamo solo a porre l'accento sullo spettacolo, è da non perdere, per la qualità della sceneggiatura, dell’interpretazione, costumi e il posizionamento delle luci. Come avrebbe detto Rossella O’Hara…domani è un altro giorno!
Torino (Italia), venerdì 6 maggio 2016

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giovedì 5 maggio 2016

COSI’ COMINCIA IL TORINO FRINGE FESTIVAL 2016 recensione di Daniele Giordano

Una deliziosa voce dal palco dell’Espace annuncia l’apertura della quarta edizione, anche questa volta sono riusciti a realizzare il sogno che tutti aspettavano. Il Fringe 2016 è una delle cinquanta imprese culturali no profit under 35, selezionate e vincitori di Funder 35, Fondazione CRT (Cassa di Risparmio Torino), Compagnia San Paolo e Live Piemonte, con questa vincita, ha potuto fare fronte e dare continuità a questa meravigliosa estravagante idea di successo! Questo conferma ancor più che una metropoli com'è Torino (Italia) trasuda essere una città di Cultura! Dobbiamo spiegare cosa è il Torino Fringe Festival. Tutto è cominciato con la Paranza del Geco a impadronirsi delle vie cittadine echeggiando la sua musica. Il periodo di questa “invasione teatrale” che inonderà coinvolgendo la cittadinanza, inizierà dal 4 sino al 15 di maggio, detto in brevi parole, per le compagnie teatrali partecipanti è un'enorme vetrina oltre ricevere l’opportunità di farsi notare da addetti ai lavori, sempre alla ricerca di nuovi stimoli per la loro clientela. Le richieste di partecipazione a questo neonato festival sono tantissime, a questo proposito, proprio per cercare di valutare e offrire al pubblico una serie di spettacoli piacevoli le selezioni sono rigidissime. Dalle altre edizioni, molte le offerte di lavoro da parte dei gestori teatrali, sicuramente si ripeterà anche quest'anno. In gara saranno a disputarsi i meriti, ventitré compagnie teatrali, all’interno dei luoghi scelti, mentre all’esterno saranno tre le perfomance (è d’uopo consultare l’intero programma su www.tofringe.it oppure biglietteria@tofringe.it cell. 388/3425483-366/9354219). Alla Centrale dove si è insediato lo stato maggiore nonchè cervello del Fringe, ci saranno spettacoli di arte circense e altro ancora con possibilità di mangiare e bere…con moderazione. A proposito dell’esibizione circense sono da segnalare due artisti: la trapezista Sofia De Micheli e il bravissimo monociclista esibendosi sia in piazza Vittorio Veneto, sia all’Espace. Senza troppo a pretendere, anche  le bancarelle espositive di Vintage, hanno il loro fascino... attirano sempre. L’elogio forse più grande è per l’allestimento “DODOscenico” e chi di tutto questo è presente come volontario prestandosi insieme agli organizzatori... fare di un semplice festival… un grande Torino Fring! A chiudere l'esibizioni presentate dal Circo Vertigo,, tutti in pista con l’intrattenimento dei colori musicali scelti da Wodka Maronna.

Torino (Italia), giovedì 5 maggio 2016


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martedì 2 febbraio 2016

IL VIAGGIO NELLA STORIA… CONTINUA recensione di Daniele Giordano

Nella recensione precedente, dicevamo che Non c’è Storia… senza Storia, pertanto il viaggio continua alla scoperta di nuovi angoli torinesi, dove illustri personaggi hanno attraversato Torino se non addirittura dimorato. La nostra passeggiata prosegue passando per la meravigliosa Galleria Subalpina “costeggiando” Baratti &amp; Milano (anch’esso caffè storico) all’uscita vi troverete in via Cesare Battisti. Sulla sinistra, all’angolo, scoprirete una grande targa dedicata a Federeico Nietzsche, noto al pubblico come Nice, nacque nel 1844 a Röcken in Germania. E’ stato un filosofo, poeta, compositore e filologo tedesco considerato tra i massimi filosofi e prosatori di ogni tempo. Da quel punto siete in prossimità della statua equestre di Carlo Alberto, da cui prende il nome l’omonima piazza, da una parte la Biblioteca Nazionale, dall’altra il maestoso Museo Nazionale del Risorgimento Italiano è il più grande museo di Storia Patria Italiano, l'unico che abbia il titolo di Nazionale, per legge (regio decreto 8 dicembre 1901, n° 360) oltre che per la ricchezza e la rappresentatività delle sue collezioni. È dedicato al periodo storico del Risorgimento in cui avvenne l'unificazione politica dell'Italia, compreso tra la fine del XVIII secolo e l'inizio della Grande Guerra (1915-1918). All'interno dello storico Palazzo Carignano, è come se entraste dentro la storia: Qui s’insediò il primo Parlamento Italiano e l’ufficio dello statista Camillo Benso Conte di Cavour (nacque a Torino nel 1810), uno dei padri dell’unità nazionale italiana, merita  una visita. Uscendo, sarete in uno dei maggiori simboli del Architetture Barocche di Palazzo Carignano e del Teatro Carignano, antico e prestigioso, un esempio di bellezza di teatro all'italiana, dove non solo hanno girato film grandi registi tra cui Dario Argento e sosta obbligata di famose compagnie teatrali, a due passi dal Museo delle Antichità Egizie. A fare da corollario al teatro, in questa minuta piazza, due importanti locali cittadini. Si tratta del celebre Ristorante del Cambio, luogo incantevole… data la sua veneranda età. Non meno importante è il secondo... la gelateria di Domenico Pepino (già citato nel primo racconto). Per spiegarvi, dobbiamo ritornare nel 1884, dove inizia la storia di Domenico Pepino  gelataio. Anche qui una statua a ornare Vincenzo Gioberti.    A due passi c’è la famosa piazza San Carlo, una delle più importanti del capoluogo piemontese, considerata “il Salotto di Torino”. Di nomi la piazza ne ha avuti molti, da quella d’Armi a place Napolèon, prima di essere dedicata a San Carlo Borromeo, al centro, l’imponente statua equestre raffigura Emanuele Filiberto detto Caval ed Bronz (il Cavallo di Bronzo) mentre ringuaina la spada dopo la vittoria di San Quintino. L'illuminazione della piazza, i caratteristici lampioni stile impero con braccio a forma di cornucopia. Fanno da strettoia due chiese simili, quella di Santa Cristina e San Carlo, alle loro spalle, piazza C.L.N. con le due fontane: il fiume PO raffigurante Adamo, mentre Eva è l’affluente fiume DORA. Oltre le bellezze citate, percorreremo delle strade, dove guardando… all’insù… leggeremo targhe a cui appartengono nomi illustri vissuti a Torino o semplicemente transitati anche solo per un breve periodo. Iniziamo questo fascinoso percorso senza una cronologia o itinerario collegato a esso, sarà il lettore se mai desiderasse “crearsi l’itinerario” con cartina alla mano, se poi è un turista, è interessante sapere che le vie della città sono sempre perpendicolari tra esse. Lasciando alle spalle il monumento al Duca d’Aosta situato in piazza Castello, guardando diritto via Po che inizia da piazza Castello e prosegue sino in piazza Vittorio Veneto (una volta chiamata Porta di PO), s’intravede in fondo la Gran Madre (ritorneremo a parlare dei monumenti), per arrivarci si deve oltrepassare il fiume, la vista dal ponte è stupefacente. Avevate imboccato via Po, arrivati in prossimità del numero civico 18, su uno dei pilastri del porticato vi è la Targa dedicata a Nobel, quello della dinamite. L’occhio attento del turista, abituato a carpire anche il minimo segreto, si sarà accorto e domandato del perché nel vedere le due lunghe ali di portici, trova una sostanziale differenza tra il lato destro e quello sinistro. Eccoci di fronte a un altro “mistero Sabaudo”. Percorrendo il lato destro (quello della targa per intenderci), i portici si “spezzano” a ogni via, in caso di pioggia le persone si bagnano, a differenza del lato sinistro il portico non s’interrompe mai. Sapete il perché? (continua).

Torino (Italia), 2 febbraio 2016



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mercoledì 27 gennaio 2016

NON C’È STORIA… SENZA STORIA! recensione di Daniele Giordano

Inutile rilevarlo, Torino è stata e continua a essere una città laboratorio in costante ricerca d’idee innovative. Un esempio, da poco si è “festeggiato”, meglio dire onorato i novant’anni dalla nascita del famoso tramezzino. Un panino con dentro del companatico… due fette tagliate dal “pane del boia”…ora chiamato pancarrè, il sandwich, per intenderci. Fu Gabriele D’Annunzio portarlo a battesimo, proprio al caffè Mulassano, (locale storico tuttora esistente, sotto i portici di piazza Castello), dove per la prima volta fu servito “l’originale prodotto rettangolare” chiamandolo < tramezzino > da tramezza… non come quelli serviti abitualmente... altrimenti il Vate l’avrebbe definito…triangolino! Sempre per restare nella storia… ritorniamo a tuffarci nel passato, trovandoci nella storica gelateria di Domenico Pepino (situata in piazza Carignano), fu lui a inventare il primo gelato al mondo ricoperto sopra un bastoncino chiamato “il Pinguino” dalla somiglianza all’animale, brevettato nel 1939! Detto ciò, le novità non si fermano a questo, infatti, per il secondo anno Torino accoglie le “Pietre d’Inciampo” o progetto “Stolpersteine” di Gunter Deming. Artista e ideatore del monumento diffuso, destinato a dare identità alle famiglie di ebrei, politici, omosessuali ecc., vittime della deportazione nazista citiamo solo padre Giuseppe Girotti (beatificato da Papa Francesco, morto a Dacau), poichè l’elenco sarebbe lungo per descriverne l’eccidio. Gunter ha pensato oltre a quelle messe l’anno appena trascorso, di aggiungerne altre quaranta di queste mettendole a dimora. L’iniziativa, promossa da Museo Diffuso della Resistenza e della Deportazione, Comunità Ebraica, Goethe Institut, Aned e Istorero con questi, anche studenti d'istituti scolastici hanno aderito. I blocchetti in ottone chiamati d’Inciampo, sono incastonati nei marciapiedi delle vie, all’ingresso dei luoghi abitati dagli sventurati che furono deportati nei campi di concentramento: Auschwitz, Dachau, Mauthausen e altri. Pertanto se un passante… decidesse di “cercarle” durante la sua camminata cittadina… non deve fare altro che guardare in basso. Questo è uno tra tanti ricordi che Torino è fermo nel commemorare, sebbene il tempo trascorso sia lontano. Per i visitatori, la città ormai Metropolitana, con i bellissimi palazzi, i suoi musei, le sue caffetterie storiche, frequentati dalla nobiltà e nomi illustri che hanno contribuito a costruire la storia della nostra metropoli in epoca passata, è altrettanto interessante sapere quanto stiamo per raccontarvi. A differenza della precedente raccomandazione… per scoprire quanto segue, questa volta… lo sguardo, dovrebbe essere rivolto all’insù. Vi accompagneremo in luoghi, strade alla scoperta di Targhe poste a ricordo di nomi celebri, persone che hanno lasciato un segno permanente del loro passaggio temporale. Siamo convinti che saprete apprezzarne il contenuto e, magari ad approfondire l’argomento. Trovandosi per caso da quelle parti potreste fare un salto nel luogo descritto, forse scattando alcune foto. Portando con voi un interessante ricordo di “Cultura della Città”. (continua)

Torino (Italia), mercoledì 27 gennaio 2016



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martedì 12 gennaio 2016

Il FANTASMA della LAVANDAIA CANTERINA recensione di Daniele Giordano

Quasi come lo spot pubblicitario di una nota marca: due sono meglio di uno! Non è un rebus, non si vince niente indovinando. Stiamo parlando dell’ennesima fatica di Valter Carignano & C. de L’Opera Rinata – CambiaMenti Teatro congiuntamente con un’altra nota compagnia teatrale Thealtro. Due sono meglio di uno dicevamo, perché lo spettacolo delle Giallocomiche, oltre averlo presentato come di consueto al pomeriggio nella sala polivalente Lombroso 16 in Torino, ha replicato la sera per soddisfare l’enorme richiesta dei suoi fedelissimi seguaci e amanti di genere in tinta.  Sala gremita, pubblico adulto rispetto il pomeriggio, tra i presenti tre persone che hanno indovinato la soluzione con una dettagliata spiegazione. Forse è bene per chi non sapesse del perché si chiama “giallo” il genere poliziesco. La prima copertina del pamphlet (edito Mondadori), fu rappresentato con un cerchio di color rosso, all’interno una figura, tutto su sfondo color giallo. La grafica, è piaciuta da subito, tant’è che l’editore non ha mai cambiato la copertina… fortunata. Questo in sintesi. Tornando allo spettacolo, dal titolo Il Fantasma della Lavandaia Canterina, sono testi che presentano fatti di pura fantasia, unita alla cultura di un tempo lontano, narrando aneddoti della città di Torino sul finire dell’ottocento. Si raccontano fatti e luoghi reali, conditi con la libera interpretazione del regista Valter Carignano. In quest'avventura ci riporta indietro a un precedente episodio. Come sempre il regista ama nominare i personaggi con "brevità voluta", facendolo con sagacia tale da corrispondere a una risata. Una prova lampante, la prima a presentarsi è: Rosetta, Nunzia Maria, Reginella, Immacolata Cacciapuoti, solitamente si fa chiamare “semplicemente Reginella” (Marina Di Paola, ideatrice del format), proviene da Salerno “salita d’abbasce” per una questione famigliare molto importante e questo solo all’inizio. Alle volte è bene ricordare che i caratteri con cui sono scritte le insegne dei negozi sono chiari e leggibili, come nel caso della merciaia e padrona del negozio di lavandaia… da non confondere come “ufficio informazioni”, anche lei ha un nome che non finisce mai… altrimenti detta Gioàna per ragioni di spazio di cui si prende il merito Monica Carelli. Due nuove figure si affacciano nel cast e sono: Paola Pozzo detta Chiarin e sua figlia Vichin di padre ignoto, al secolo Sonia Di Lecce. Con questo nuovo episodio, ritorna una vecchia conoscenza delle“Giallocomiche” Don Vincenzo Cacciapuoti (Massimo Saracino) sacerdote salernitano. Ex parroco della cappella delle Piccole Sorelle Lavandaie della Madonnina Piangente del Rubatto (questo è il titolo più lungo nella storia delle rappresentazioni) accompagnato dall’immancabile perpetua (Antonella Argentini) Sestilia Prefica Parlalvento, una donna che al pari del bradipo… riesce a batterlo in lentezza, se poi accenniamo al suo orgoglio, ci tiene a precisare che non ha mai lavorato in vita sua… perché si sa chi lavora suda e poi si prendono i malanni! Non ultimo, solo perché entra in scena sul finire dello spettacolo, il Commissario Agenore Pautasso (Valter Carignano, regista, sceneggiatore e attore) sebbene sia trascorso un anno e mezzo dalla prima volta che indossò l’impermeabile stile, “tenete Colombo” continua le sue ricerche sulla Torino ottocentesca, intersecandola nelle storie Giallocomiche che sono di una bellezza da vedere più che recensire… piacendo a Grandi e Piccini!


Torino (Italia), lunedì 11 gennaio 2016

giovedì 31 dicembre 2015

IL CLASSICO: “DORIAN GRAY” recensione di Daniele Giordano

Tempo fa c'è capitato di assistere a un classico di Oscar Wilde: Il ritratto di Dorian Gray. Gli affezionati conoscono la storia legata al ritratto. Tante le compagnie teatrali cimentate in questa commedia, alcune con scarso successo, almeno per il momento non è questo il punto. In questo commento, è rilevare non solo la maestria del regista ma di tutta la compagnia, riuscendo a soddisfare l’esigenza dello spettatore, pur senza entrare ancora nel merito della bravura degli attori. Iniziamo partendo dall’allestimento della scenografia. Benchè lo spazio sia minimo a disposizione, diventa arduo mettere in scena un'opera teatrale di tale spessore. Nonostante ciò, il direttore artistico è riuscito far stare tutti i quadri che compongono l’opera in una ridotta dimensione come quella del Lombroso 16, dell'omonima via in Torino. Sembra assurdo parlare di questo, poichè le piccole cose fanno la distinzione, evidenziando la professionalità dell’allestitore! Entrando invece nel merito degli attori, campeggia la competenza artistica di Marina Di Paola (cura anche adattamento al testo insieme al regista), riesce a “infastidire brillantemente” con la cinica figura di Dorian Gray, il ruolo è stato apprezzabile. Che dire delle qualità di attore riuscendo a dare la giusta sensibilità alla figura di Basil Hallwort, perfettamente interpretato da Massimo Saracino. Con loro si affaccia una figura nota in ambito teatrale, quella di Massimo Chionetti, riveste i panni di Lord Herry Watton, ruolo non facile, la sua preparazione artistica gli rende giustizia. Due nuove entrate si fondono nella compagnia. Abbiamo Marta Grosso e Chiara Primiani, rispettivamente Sybil Vane e Signora Vane. Non ultimo Riccardo Micca, senza avere benché un minimo d’incertezza, gli tocchi il difficile compito del prosatore, la sua abilità oratoria, ha fatto in modo che la narrazione non distogliesse o annoiasse mai il pubblico per tutto il tempo del componimento teatrale. Tutto questo… non avrebbe luogo e senso… se non ci fossero le due compagnie “legate da qualche tempo”, quali Thealtro e L’Opera Rinata – CambiaMenti Teatro, entrambe continuano con successo il loro percorso artistico, all’occasione si ”fondono” creando spettacoli di rilievo come in questo caso. Guardando l’insieme della realtà, il merito si deve riconoscere chi per certi versi “tiene  le redini” di tutto questo. Lui, l’uomo dei CambiaMenti Teatro: attore, autore e regista Valter Carignano, in questa pièce lo troviamo nei panni di Isaacs. La sua bravura, è tale che con disinvoltura egli passa dalle Opere e Romanze alle sue Giallocomiche nei racconti del commissario Pautasso, sino a offrire un capolavoro come Dorian Gray, proponendo drammaturgie sempre ricercate. Le due compagnie, hanno dimostrato nelle loro interpretazioni, di saper dare ciò che lo spettatore si aspetta, suscitando innovazioni da parte loro!

Torino (Italia), martedì 29 dicembre 2015 

martedì 29 dicembre 2015

UN “CAVAGNA SENZA DON” recensione di Daniele Giordano

Potrebbe sembrare il sequel di Highlander… e poi ne rimase solo uno! Su di lui, i titoli dei quotidiani rincarano la dose proprio perché ultimo tra i nomi di rilievo come i capiscuola: Macario, Campanini e Ferrero, tanto per citare alcuni che han fatto grande il teatro recitando le commedie in piemontese. Ora è rimasto solo lui. Se non si è capito, stiamo parlando di Giorgio Molino, ultimo baluardo della commedia dialettale in piemontese.
La sua carriera inizia al teatro Carignano in un lontano 1945 con < Bimbi alla ribalta > e, senza elencare tutti i titoli…portati in palcoscenico, di strada né ha percorso da allora. Se i prosceni potessero parlare… si sentirebbe un eco di ovazione nei suoi confronti. In quest'ultimo periodo ha dovuto assentarsi per un’intera stagione dal suo amato pubblico sia per il genere, altrettanto per stima a Molino, ora come nuovo, pronto a celebrare i suoi settant’anni di carriera tra loro, portando uno spettacolo nel bellissimo teatro, San Giuseppe (via Andrea Doria 18 Torino), proprio durante le feste natalizie. Non stanco della polvere teatrale “assaporata” sui molteplici palchi, incrollabile continua il suo cammino, tant’è che da poco ha fatto rinascere dalle ceneri di un dopolavoro aziendale di una nota casa di pneumatici un luogo culturale, con tanto di teatro, perché tanta è la sua passione. La dinamicità che sprigiona, si trova in ogni suo spettacolo, come ad esempio l’ultimo lavoro “Quel Cavagna senza Don” curandone stesura e regia, dove troviamo il Cavagna tra i pensionanti di un ospizio… una farsa tipica della commedia piemontese. A fare da corollario di questo “gerontocomio” troviamo nei rispettivi ruoli, interpreti come Giulio Liberati, Alessandra Botticelli, Gioachin, Margherita Amateis, Ugo De Los Rios, con Daniele Villari, Luisella Aghem, Eliana Ferrero e poi ancora Gabriele Gerardi, Roberto Chiarelli, Lucia Colla e Giacomino Bardina. Lo spettacolo si apre tra le classiche note della canzone Amapola (e altre), con grande perizia suonata tutte dal vivo dal Maestro Alberto Vindrola. Su “Quel Cavagna senza Don” il pubblico è preparato, ma quello che non sa ancora, è cosa ha scritto su di lui Giorgio Molino in merito a questa nuova commedia, sta a voi scoprirlo andando a vederla… Si replica sino al 6 gennaio, mentre la notte di Capodanno oltre i soliti festeggiamenti ci sarà una sorpresa in più dalle ore 00,30 con uno spettacolo in aggiunta.

Torino (Italia), lunedì 28 dicembre 2015  



martedì 24 novembre 2015

L’OCCASIONE, FINE DELLA TRILOGIA recensione di Daniele Giordano

Marco Cavallaro attore teatrale, l’abbiamo visto in situazioni recitative diverse (alcune anche troppo bizzarre), questo ci ha permesso di formulare opinioni. I brusii benevoli mormorati in sala a fine recita si sprecano. Ognuno dice la propria. Assistendo agli spettacoli, volgendo lo sguardo sul pubblico, notiamo un “velo trasparente” una parte con il desiderio compiaciuto, l’altra un leggero diniego. Due sfaccettature della stessa medaglia! E’ sempre lui, qualsiasi “abito scenico” indossa, è questo che “l’altra parte” dovrebbe intendere, cambia solo la circostanza. Come ad esempio quello presentato al teatro Gioiello in Torino dal titolo “L’Occasione” con esso, termina la sua trilogia sull’amore. Un monologo cui il Cavallaro è particolarmente legato, questo soliloquio è stato  portato in scena in tutta la penisola, narra di una storia commovente, dimostrato dall’afflusso del pubblico. In questa interpretazione, troviamo l’artista alle prese del solito bivio: rifugiarsi andando nella sua solitudine casa o passare qualche ora in un bar a bere qualcosa distraendo i suoi pensieri. Questo perché è stato lasciato dal suo grande amore circa due anni or sono… per lui è solo ieri! E’ qui la commedia prende vita, in un groviglio di reminescenze, pensieri che attanagliano la mente col suo tarlo, senza darsi pace e, senza alcuna spiegazione logica data allo spettatore, distraendolo su qualsiasi risultato… sino alla fine del dilemma! Non desideriamo togliere il gusto finale allo spettatore su questo toccante spettacolo e, forse qualcuno del pubblico potrebbe riconoscersi nelle vesti di Cavallaro!
Come sempre ed è inutile evidenziare, Marco Cavallaro su qualsiasi palco salga che sia semplice gag o esibizione seria, sa perfettamente rispettare tempi e pause senza “bruciarle” come spesso accade altrove, questo a lui non succede. L’attore dal suo profondo, ama esibirsi in monologhi, interagire se capita con i presenti. Le recite espresse, vestono bene la sua figura pur muovendosi teatralmente in circostanze diverse. La sua entrata è disinvolta, oseremmo azzardare con padronanza scenica che solo un interprete con notevole esperienza saprebbe fare.

Torino (Italia), martedì 24 novembre 2015

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