Anche questa volta l’organizzazione dell’8 Gallery non si è smentita,
offrendo gratuitamente l’ultimo appuntamento gratuito della stagione estiva
nella splendida cornice del Centro Commerciale! Dopo il successo ottenuto dell’appuntamento
precedente, portando sul palco due fantastici personaggi come il Mago Forest e
Paolo Cevoli (vedi articolo precedente), splendidi nella loro esibizione, ci
troviamo ora, con altrettanto bravi artisti come il romano Max Giusti e Andrea
Pucci milanese, se vogliamo due esecutori differenti tra loro. Troverete il resto dell'articolo sul Corriere dello Spettacolo.
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venerdì 22 luglio 2016
PURTROPPO… LE COSE BELLE HANNO UN TERMINE… di Daniele Giordano
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martedì 21 giugno 2016
ACCADE IN CINA di Daniele Giordano
Pensate, potrebbe
capitare che un giorno, andando a chiedere un prestito di tutta risposta si esigesse
a “garanzia del medesimo” una serie di vostre foto… totalmente adamitiche! Sia
ben chiaro, “questo deposito cauzionale” vi verrebbe restituito a debito
estinto altrimenti, dopo un avviso bonario saranno postate su internet. Beh, questo
è quanto accade in Cina, a fronte di garanzia per una richiesta di prestito da parte
di studentesse universitarie potrebbe accadere. Sebbene si presenti una strana
richiesta, è stata fatta poiché il finanziamento fatto online, sta prendendo
una brutta piega d’insolvenza da parte degli utilizzatori. A noi non è dato
sapere quante foto sono andate “in visione”, raccapricciante è di certo il
fenomeno. In Italia non serve adottare il sistema…poiché un milione e più di
persone è costretto già da lungo tempo a muoversi indossando questo vestiario…
senza l’ausilio di scatti fotografici!
Torino
(Italia), martedì 21 giugno 2016
QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON
VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o
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sono di proprietà esclusiva dell’autore
che comunque consente a riprendere la pubblicazione alle condizioni di: citando la fonte, pubblicando il nome dell’autore e il link
lonevolfilm.blogspot.com Altresì informa
che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62
del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali
foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per
lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste potrebbero violare i
diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore
della pagina in seguito a comunicazione scritta da parte degli interessati con
una mail, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione
legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale
espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità dell’argomento,
spettacolo o evento trattato, senza
necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto
opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa inoltre
che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì di pensiero
eventualmente da condividere.
A cura dell’autore. Copyright 1990 –
Fragment (consider revising). Daniele Giordano mail: lonevolfilm@gmail.com All
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sabato 18 giugno 2016
UN FESTIVAL LETTERAIO NELLE BORGATE ALPINE di Daniele Giordano
Cari amici lettori vi suggerisco di aprire questo link:
e leggere l'articolo pubblicato dal CORRIERE DELLO SPETTACOLO
lunedì 6 giugno 2016
GLI INSTABILI… e i PAZZI! recensione di Daniele Giordano
Presentato alle Fonderie Limone di
Moncalieri (Torino), uno spettacolo dalle sottili sfumature riportando alla
mente i nosocomi, facendo riflettere i presenti su quello che c’è stato prima
della legge Basaglia. Il testo, rivisitato dalla mano esperta e la presenza di
Eugenio Gradabosco come regista, ha contribuito molto allo sforzo della
compagnia Gli Instabili, cercando con la recita, di rendere la commedia: Pazzi
di Piero Dattola (vincitore del premio speciale Oltreparola 2005)… meno
cruente. L’autore è convinto (del resto anche noi) che qualunque sia la
situazione ci sarà sempre (purtroppo) una gerarchia da rispettare, anche tra le
mura di un manicomio. Per questo troviamo in scena personaggi come il tiranno,
sebbene il suo stato fisico non sia dei migliori, continua a voler essere un
autocrate. Il profeta, con i suoi simpatici e spumeggianti anatemi. La madre
che si prende “cura di tutti i presenti” trascinando e cullando un fardello di
stracci come se fosse l’ultimo nato. Poteva mancare un Romeo con la sua dorata
Giulietta, no di certo. La galleria delle persone coinvolte continua con
l’inventore che spera di fuggire dal luogo attraverso una formula matematica.
Una lussureggiante sciantosa e sue movenze languide da ammaliatrice. Poi è la
volta di quello che si presta a tutto: L’inserviente. Non dimentichiamoci
dell’accumulatrice, nel suo “nascondiglio segreto” si può trovare di tutto.
Infine, come in ogni favola che si rispetti, anche in questa bizzarra commedia troviamo
il cattivo, cioè il criminale… e come tale sarà punito! La musica suonata sebbene
si sentisse appena, aiutava la rappresentazione scenica che a dispetto di
questi fattori ha reso lo spettacolo grazioso, com'è stata l’interpretazione di
Simona Bocchino. Il risultato, forse quello che conta, è stato che il pubblico
a gradito la recita, anche se per i membri de Gli Instabili, la strada del
palcoscenico è ancora lunga.
Torino (Italia), lunedì 6 giugno 2016
QUEST'AVVISO
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Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto
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mercoledì 1 giugno 2016
MARILYN MONROE UNA TESTIMONIAL A PALAZZO MADAMA recensione di Daniele Giordano
Un progetto iniziato nel 2011, voluto a
Palazzo Madama su mostre al femminile, del resto basta pensare che questo
programma anelato e datato già al tempo di due Madame Reali: Cristina di Francia
e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours. Continua dopo il successo degli
eventi precedenti con un nuovo allestimento, portando al pubblico in visione oggetti
appartenuti all’icona per eccellenza: Norma Jeane, conosciuta in tutto il mondo
come Marilyn Monroe. Guardando tra le vetrine che occupano parte della vita
dell’attrice (1947 – 1964), notiamo la Marilyn del tutto sconosciuta, sorprende
scoprire l’altro lato (forse il vero), estraneo a molti. Dopo la morte della
diva (oggi avrebbe novant’anni), le casse con gli effetti personali saranno messe
all’asta dalla famosa Casa Christie’s. Il collezionista d’arte Ted Stampfer, ammiratore
da tempo memorabile, ha cercato di non far disperdere gli oggetti di Marilyn acquistandoli
in blocco, possedendo così la più grande collezione privata al mondo di questa immagine
indimenticabile. Palazzo Madama con questa mostra (1 giugno- 19 settembre 2016)
si è posto l’obiettivo di raccogliere 20,000 euro, con un crowdfunding vendendo
un profumo unico realizzato in esclusiva per l’evento da Aquaflor. Il ricavato di
tale iniziativa sarà destinato all’acquisto di beni e servizi di accoglienza,
didattica e comunicazione fondamentali per un Family Museum. E’ una mostra
speciale, soprattutto da non perdere!
Torino (Italia), mercoledì 1 giugno 2016
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lunedì 30 maggio 2016
IL FRINGE, ULTIMO SPETTACOLO recensione di Daniele Giordano
Ebbene, da parte nostra, con quest'articolo
terminiamo il soddisfacente e interessante percorso del Torino Fringe Festival
che terminerà domenica 15 maggio con una grande festa di chiusura all’Espace. Tirando
le dovute somme, come sempre si fa dopo ogni evento, noi come osservatori
attenti dobbiamo dire anche la nostra, altrimenti cosa ci facciamo al Fringe? Iniziamo
a dire che in questa quarta edizione il livello delle rappresentazioni teatrali
le abbiamo trovate di livello medio alto e, questo elogio va agli organizzatori
che hanno saputo scegliere tra le tante domande pervenute le commedie più
rilevanti, malgrado le scelte fossero fatte su DVD. Come sempre qualche
compagnia è riuscita a penetrare tra le maglie “fitto setaccio” ottenendo un
mediocre consenso da parte del tantissimo pubblico che ha affollato i luoghi di
scena, oltre che di critica. I tanti volontari, accorsi al richiamo del “DODO”,
hanno portato a termine il delicato compito assegnato proponendosi con estrema
gentilezza e simpatia verso il pubblico, non meno è stato lo staff. Un
suggerimento agli organizzatori, dovrebbero pensare, magari facendo ruotare i
volontari tra un posto e l’altro in modo che anch’essi possano vedere più
spettacoli, questo sarebbe un gesto di gratitudine verso il loro volontariato,
ma questo non sta a noi entrare nel merito di chi organizza e decide le
competenze nei loro confronti. Ora veniamo alla serata. Benché la sala del CAP
10100 sia capiente, erano molti quelli che hanno scelto di assistere alla
commedia portata in scena da due compagnie di cui una nostrana, quella di
Tedacà, l’altra, Offrome/Compagnia dei Demoni proveniente da Genova
presentavano: L’invenzione senza futuro. Sappiamo benissimo il significato di
questa storica frase detta dai Lumière a riguardo dell’invenzione
cinematografica. Una piccola parentesi per gli eventuali lettori, a Torino
(Italia), recentemente si è celebrato l’anniversario dei Cento Anni sul Cinema
(vedi recensione su http://lonevolfilm.blogspot.com
festeggiando Giovanni Pastrone con il suo celeberrimo Cabiria), riprendendo il
discorso su quanto abbiamo visto, è interessante l’idea avuta da Federico
Giani, Celeste Gugliandolo, Mauro Pirrello (tutti anche in scena) e Francesca
Montanino, non è male, quasi intelligente.
Le scene raccontano la commedia intrecciando teatro e cinema, i suoi
giochi di ombre e luci, ti portano a scorgere quello che vedreste nella prima
sala del Museo, alla Mole Antonelliana, il tocco di genio presentando la musica
con il suono musicale del pianoforte eseguite personalmente dal maestro Giorgio
Mirto, rendeva l’esatta copia delle prime proiezioni del ‘900, fondendo insieme
il realismo e l’inganno cinematografico. Peccato che gli attori “bisbigliassero
durante la loro recita” invece di scandire e fare sentire il dialogo (ci
riferiamo a quello reale, non fittizio del muto) nella sua espansione
recitativa penalizzando la commedia e le persone in fondo la sala!
Uscendo dal CAP 10100, adiacente al vecchio
ingresso, una copiosa folla occupava lo spazio circostante, in procinto di
assistere allo 088, spettacolo che non abbiamo avuto il piacere di vedere e di
conseguenza recensire. Uno spettacolo/performance di una quindicina di minuti,
di e con Vittoria De Ferrari Sapetto/ DE’JA’ DONNE’, con Andrea Valfrè e Andrea
Zardi, ci permettiamo di segnalarlo, poiché sentendo i rumors del passaparola e
vedendo quell’afflusso di persone (mai viste in altre occasioni) in attesa di entrare, si presume potesse essere
un’icona di questo festival.
Scappiamo dal luogo per essere presenti
all’ultimo spettacolo della Ferramenta, locale caratteristico, accoglienza
piacevole da parte dei gestori, eccoci pronti per gustarci la rappresentazione
della compagnia Onda Larsen in un doppio spettacolo tratto da Pedro Montalban
Kroebel per la regia di Emiliano Bronzino che cura anche la traduzione. In
scena Riccardo De Leo, Gianluca Guastalla e Lia Tomatis (vista recentemente nei
tre Moschettieri al Teatro Astra di Torino), per quest’ultima messa in scena vista,
desideriamo chiuderla in questo modo: lasciamo lo spazio al pubblico che ha
seguito lo spettacolo Duo (2) Passo a Due, certi che saranno preparati e
consapevoli nell’esprimere commenti e quant’altro, qui a seguito o su altre
pagine del Torino Fringe Festival. Personalmente, l’abbiamo seguito dandovi
consigli con le nostre recensioni, alle volte dette anche sul luogo durante
l’attesa di entrare. Da parte nostra,
vorremmo lasciarvi ricordandovi una sola cosa: <Se desideriamo che questo
evento possa, no, meglio scrive diventi grande… allora tutti, ponendo l'accento
dicendo Tutti, dobbiamo fare sentire innalzando il coro di voci che ha pervaso
questi giorni Torino ponendolo centro dell’attenzione nazionale (da parte
nostra con gli articoli potremmo dire internazionale, dati alla mano), muovendo
attori, luoghi per un festival com’è il DODO!
Torino (Italia), sabato 14 maggio 2016
QUEST'AVVISO
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IL FRINGE ALL’AFFOLLATO DE AMICIS recensione di Daniele Giordano
Un matrimonio non desiderato da entrambe le
parti giocano un ruolo determinato quello raccontato in Leonce Und Lena
Anplagghed, portato in scena da Cecilia Bozzolini, Valeria Camici, Paola D’Arienzo
e Angelo Tronca che ne cura anche la regia. Tra sogno e realtà ordiscono amore
e morte in un carosello che fa ridere, portando lo spettatore a riflettere
sulle sfumature delle battute pronunciate dagli attori. A dirla filosoficamente, tratta temi sul sociale,
su giovani che hanno la sola preoccupazione di "passare il tempo". Un'interpretazione
che lascia soddisfatte le quaranta persone in sala.
La compagnia Proprietà Commutativa presenta alla ventina di persone
intervenute: 3 Q di e con Valentina Virando e Alessandro Federico curatore
della regia. Per una strana epidemia che non è dato sapere, muoiono tutti i
cuochi esistenti… rimasti solamente tre esemplari (da qui il titolo). Da questo
immaginoso e inverosimile spunto si aprono pagine in apparenza superficiali,
prese con leggerezza come pare che sia la commedia, come sempre anch’essa ha il
rovescio della medaglia! Accenniamo solo qualche esempio per indirizzare lo
spettatore a leggere tra le righe di quanto accade. E’ a tavola che si
concludono affari importanti, dalla conquista amorosa al potere… ma se per una
strana circostanza non ci fossero più cuochi?
Le Pornovelle…Non lasciatevi forviare da titolo, esso
andrebbe letto staccato! Poste le sedie in cerchio come se fosse un colloquio
psicanalitico aperto, dove il cerchio è occupato dal pubblico… in questo caso
causa del sovraffollamento non sono bastate sedie, panche, cuscini e chi più né
ha né metta! La premessa iniziale è dell’oratore della serata è Gian Luigi
Barberis cioè, qualunque cosa si senta o succeda in quest' ambito, deve
assolutamente rimanere tra queste mura! Inizia così la sua terapia di gruppo,
invitando i presenti “a liberarsi, raccontando storie di sesso”. L’assolo
intavolato, instaurava un rapporto conviviale tra lo spettatore e l’attore
prendendo la situazione desiderata, se non fosse per l’irruente entrata di una
ritardataria che dopo pochi minuti di dialogo interruppe l’idilliaca
conversazione uscendo con una frase inaspettata: sono venuta quo espressamente
per fare sesso… ma sento solo voci e nient’altro… peccato, pensavo avrei voluto
qualcosa di più! Era la voce di Elena Serra, insieme formano il Collettivo Noi.
Da quest'atmosfera simpaticamente incalzante, l’attrice entra ed esce dal
copione con battute e vestiario consone ai racconti irriverenti scritti da Luca
El Lucho Balboa Oggero. Apprezzato il lavoro scenico dei due affabulatori.
Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016
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IL FRING AL LAB recensione di Daniele Giordano
Un monologo drammatico che prende spunto da quattro figure
con lo stesso nome ma diverse le situazioni del racconto. E’ quello portato in
scena da Giuseppina Facco proveniente da Savona con un titolo che sconcerta: Le
Guerre di Angela. Detto in questo modo sembra che la protagonista sia in lotta,
bensì lungi da noi il pensarlo. Si tratta invece di quattro episodi ben
strutturati che danno valore alla recita, portando sul palco situazioni
inconsuete, radicate in una situazione precisa… la guerra. Le protagoniste sono
quattro donne dallo stesso nome, quattro differenti destini, ideologie disuguali
sulla prima grande guerra. Un testo impostato e recitato con sentimento, anche
se in alcuni quadri forse, mancava quella forzatura che le venti persone che
assistevano si aspettava.
L’autore Paolo Faroni (Blusclint) ci propone un testo
alquanto bizzarro: Con le tue labbra senza dirlo. Il suo soliloquio, inizia da
lontano, sono gli anni del suo primo contatto di scuola e il suo insegnate. Da
un semplice e innocuo disegno infantile, s’intraprende un viaggio alla ricerca
onirica di una figura impressa nella sua mente e di conseguenza riportata sulla
carta, intersecando situazioni alle volte simpatiche, altre meno. In aiuto e
complice di questa recita per risolvere l’ingarbugliata matassa che attanaglia
la mente dell’attore, è un nonno sagace... ma muto. Egli è convinto, elaborando
nel corso della sua esistenza una formula applicabile su qualunque problema:
cinque lettere, poichè la vita “ruota” su questo poche sillabe che compongono
tre frasi, secondo la sua opinione! Da parte nostra abbiamo trovato il monologo
altalenante cioè, in alcune scene il testo scorre divertendo le dieci persone
accorse per lo spettacolo… in altre forse, è leggermente sfuggente… portando il
pubblico a essere su un’altalena…
Luca Occelli, innamorato della sua terra langarola, coniuga
due aspetti che hanno segnato il percorso giovanile portando in scena: W Bruce
Lee. Una leggenda mescolata in due
situazioni che s’intersecano dando inizio al monologo che non ha soddisfatto i
pochi presenti, intendiamoci, stiamo parlando della messa in scena, non
dell’attore! Dalle sue capacità artistiche, avremmo voluto assistere a qualcosa
di più corposo… forse preso dalla foga della sua amata terra…ha fatto rivivere
in essa il personaggio mitico… non proveniente dalle Langhe!
Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016
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IL FRINGE ALL’UNIONE CULTURALE F. ANTONICELLI recensione di Daniele Giordano
Ci sono proprio tutti: lo Stregatto, il
Leprotto Bisestile, il Cappellaio Matto, il Bianconiglio, il gatto del
Cheshire, la lepre Marzolina, la Regina di Cuori, sì sono i personaggi
inventati da Lewis Carroll nella celeberrima fiaba che tutti conoscono. Quella
che ancora non conoscono è la storia di nonsense raccontata e messa in scena da
O P S (Officina per la Scena) con il titolo di “Alice non è una favola per
bambini”. A pensarci bene, il conto non torna… manca la protagonista: Alice,
dove sarà mai! Il personaggio principale, è in giro per il reame della perfida
regina, anzi più che perfida è acida e adirata perché Alice gironzola nel suo
regno senza il suo imponente consenso e quindi non le resta che ordinare ai
suoi sudditi di trovarla per fare giustizia… altrimenti…cadranno molte teste…
anche quelle di alcuni spettatori. Una commedia gradevolmente strutturata, la
scenografia rende giustizia così come la recita di Luca Busnengo (autore del
testo), Michele Guaraldo e Valentina Volpatto, raccontano a loro modo quel
“mondo strampalato” privo di ogni forma logica… tranne, guarda caso… l’ora del
the che per i vittoriani è sacro. Un regno dove imperversa la Regina di Cuori
con i suoi ordinamenti spietati e sconclusionati com’è il paese che la
circonda. A differenza di ciò che la brochure riporta nell’ultima riga, noi
troviamo (a parte l’ottima interpretazione) che la scelta caduta su Alice è fatta
con arguzia, poiché sviscera un concetto sul tempo e speso gestito
egoisticamente dimenticando il bambino che c’è in ognuno di noi, di cui
basterebbe poco per non prenderci sul serio di tanto in tanto. Ci piace
riportare una frase di Lewis Carroll <se avessi un mondo come piace a me,
là, tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non
è, e viceversa> bella davvero?
Anche la compagnia IF Prana che arriva da
Viareggio presenta una fiaba quella di Hänsel e Gretel, cambiandolo in Grow, di Tobia Rossi, per la regia di Silvia
Bennett, Marcela Serli e Caterina Simonelli. Entrambe sulla scena, propongono
il racconto dei Fratelli Grimm in chiave di “crescita” come appunto è il titolo
di questa congeniale rappresentazione artistica basata su figure striscianti in
una danza che vede le protagoniste intercalarsi nei ruoli descritti dando voce
e corpo allo stimolo dello spettatore che attonito segue quella danza
fantasiosa e creativa che rende lo spettacolo sublime.
Il viaggio dei messinesi che compongono i Nutrimenti
Terrestri ci parla della Contrada Acquaviola N. 1 di Simone Corso, per la regia
di Roberto Bonaventura. Un dialogo tra padre (Antonio Alveario) e figlio
(Simone Corso) alimentato dall’incapacità di comprensione su affetti e
solitudine al centro della discussione un'ipotetica raffineria che portò
benessere… e morte! La pièce espressa è toccante, recitata con sentimento
scenico alle volte addirittura angosciante che lascia riflettere lo spettatore
sino alla fine… restando a guardare…e nel sentire lo sbattere di una porta…
I Santibriganti Teatro/Mauro Piombo in scena Il Diritto e il
Rovescio, Studio per una tragedia dell’arte per tre Pulcinelli. Con Arianna
Abruzzese, Marta Ziolla e Mauro Piombo, prende forma una farsa a tre in
sguaiataggini indelicate e atti buffoneschi dai toni calmi… a volte
incontrollati, rappresentando uno rovescio che è diritto e
altrettanto diritto che rappresenta il rovescio senza scegliere ma accettare
questo andirivieni, con la capacità di
sopportare, l’esperienza disperata e l’amore della luce della vita. E’ come
trovare, un accordo nel silenzio … Recitato in maniera tragicomica com’è la
figura del Pulcinella, in modo interessante e valorizzato da parte degli
artisti.
In attesa
delle prossime recensioni, vi lasciamo consultare il carnet, annotando i
prossimi spettacoli da vedere.
Torino (Italia), martedì 10 maggio 2016
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IL FRINGE VISTO DAL GARAGE VIAN recensione di Daniele Giordano
Siamo alle
ultime battute del girone di andata sul percorso Torino Fringe Festival 2016,
ricordiamo che terminerà il 15 maggio, mentre scriviamo, rammentiamo che oggi è
la festa della Vecchia e cara Europa, ma questo non potrà distoglierci da
quanto è avvenuto al Garage Vian e allora iniziamo! Con poco più di una ventina
di persone, venute per assistere alla Memoria del Vuoto (vincitore del bando Maldipalco
2015), Pierpaolo Congiu per Crab Teatro presenta la sua pièce, un monologo
adattato e preso dall’omonimo romanzo di Marcello Fois. E’ una vicenda
incentrata sul bandito Samuele Stocchino che ritorna nella sua terra
trasformato, eroe decorato e senza macchia, ma per volere di Mussolini è
rispedito a morire, ultima deriva di un morto vivente. L’artista, aiutato da
complici proiezioni, esegue l’assolo drammatico impeccabilmente con intensità
tragica come vuole che sia la stesura del testo, portando il prode a essere
anche vittima della storia e farne strumento del fato facedosi beffa della
morte. La “sartitudine” (Sardegna +
solitudine), bellissima espressione, è una condizione dell’anima più che un
dato di riscontro geografico o antropologico per dirla come l’ha descritta
Marcello Fois!
L’Ultima Danza
del Secolo di e con Francesca Garrone (già recensita in un precedente festival)
e Matthias Martelli (visto con lo spettacolo Il Mercante di Monologhi, premiato
in diversi concorsi come Locomix San Marino 2015, Uanmensciò Cantieri di strada
2014, l’Alberto Sordi di Faenza Cabaret 2014). Entrambi portano sul palco una
drammaturgia quasi onirica, scandendo a parole il susseguirsi del tempo… che
trascorre tra ricordi di guerre, giovinezze e fragili azioni. Riportati da un
vecchio (in scena) durante una danza tenebrosa, abilmente interpretata dalla
Garrone, con smorfie grottesche ispirate a tecniche e forme del teatro classico
giapponese, dove la nudità sul corpo affrescato di bianco si alternano movimenti
lenti e contorcimenti sinuosi, alle volte violente sino a trasformarsi in
lineamenti animali o semplici oggetti, travolgendo e trasportando il pubblico
in un tutt’uno con gli interpreti, appagando con il loro spettacolo la sala
gremita di presenze.
Con Dandy
Danno & Diva G (A Clown Fairytale), siamo giunti all’ultimo spettacolo del
Theatre Degart proveniente da Messina, Daniele Segalin autore del testo e
Graziana Parisi per i gradevoli costumi. Entrambi, raccontano sulla sublime
musica della Carmen di Georges Biset, un amore che sta per nascere tra un goffo
personaggio quale Dandy e, la conoscenza di Diva, effervescente ballerina di
tango, in questo caso cupido si è “leggermente distratto” e pertanto, l’amore
alle volte può essere bizzarro pur nella sua lungimirante dolcezza. Da questa
situazione scaturisce una storia che farebbe sorridere anche Raymod Peynet. Le
trovate dell’impacciato clown “rubacuori” si sprecano a consumo benefico del
pubblico per porre rimedio a quei tentativi incerti di conquiste, cercando di
assecondare la “bramosia e il “desiderio” della sua lei. La conseguenza è
certa, non potranno mancare un susseguirsi di risate multiple sino alla fine
dello spettacolo, rendendo armoniosa e piacevole la decisione finale.
Una serata passata nel simpatico locale del
Garage Vian è terminata con tre ottimi spettacoli tutti da vedere.
Torino (Italia), lunedì 9 maggio 2016
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sabato 7 maggio 2016
LE NOTIZIE DEL TORINO FRINGE FESTIVAL 2016 recensione di Daniele Giordano
Siamo al Magazzino sul Po a Torino (Italia), un locale
caratteristico che si affaccia sul fiume, dove vede il primo spettacolo con
Daniele Ronco che porta in scena il suo oramai
collaudato MI ABBATTO E SONO FELICE, per la regia di Marco Cavicchioli membri
del Mulino ad Arte, già citato in altre occasioni. Una ventina le persone
intervenute. Tratta di un monologo sull’eco sostenibilità spiegando l’utilizzo che
produce lo sforzo fisico trasformandolo in energia “dinamica” alimentando delle
lampadine. Sempre nel medesimo locale tra l’altro caratteristico a ridosso del fiume
dove servono ottimi drink, il Giardino delle Ore ci prova con LA ZONA CESARINI,
per la regia di Simone Severgnini. Quattro personaggi (Matteo Castagna, Paolo
Grassi, Filippo Antonio Prima e Antonio Romelli), fans di una squadra di calcio
intersecano nel dialogo convulso una storia di un padre separato che non riesce
a sostenere gli alimenti al figlio. Da qui la storia ingarbuglia, trattata dagli
“attori” in modo caotico e mal interpretato, quasi senza un senso logico da
parte dei protagonisti. Un inaspettato o quasi banale finale da lasciare “la
banda della Brianza” senza parole… come lo sono state le persone (pochissime) intervenute…
Ultimo appuntamento della serata, il pubblico intervenuto diciamo che ha
riempito lo spazio destinato alla pièce de IL GIURAMENTO di e regia di Gaia
Adducchio della compagnia Spring D.I. proveniente da Roma. Interpretata da
Camilla Diana in maniera piacevole. Allestimento scenografico e costumi
adeguati alla sua narrazione. Non vogliamo svelare nulla di più di quanto
descritto sulla brochure, teniamo solo a porre l'accento sullo spettacolo, è da
non perdere, per la qualità della sceneggiatura, dell’interpretazione, costumi
e il posizionamento delle luci. Come avrebbe detto Rossella O’Hara…domani è un altro
giorno!
Torino
(Italia), venerdì 6 maggio 2016
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giovedì 5 maggio 2016
COSI’ COMINCIA IL TORINO FRINGE FESTIVAL 2016 recensione di Daniele Giordano
Una deliziosa voce dal palco dell’Espace annuncia l’apertura della
quarta edizione, anche questa volta sono riusciti a realizzare il sogno che
tutti aspettavano. Il Fringe 2016 è una delle cinquanta imprese culturali no
profit under 35, selezionate e vincitori di Funder 35, Fondazione CRT (Cassa di
Risparmio Torino), Compagnia San Paolo e Live Piemonte, con questa vincita, ha
potuto fare fronte e dare continuità a questa meravigliosa estravagante idea di
successo! Questo conferma ancor più che una metropoli com'è Torino (Italia) trasuda
essere una città di Cultura! Dobbiamo spiegare cosa è il Torino Fringe
Festival. Tutto è cominciato con la Paranza del Geco a impadronirsi delle vie
cittadine echeggiando la sua musica. Il periodo di questa “invasione teatrale”
che inonderà coinvolgendo la cittadinanza, inizierà dal 4 sino al 15 di maggio,
detto in brevi parole, per le compagnie teatrali partecipanti è un'enorme
vetrina oltre ricevere l’opportunità di farsi notare da addetti ai lavori,
sempre alla ricerca di nuovi stimoli per la loro clientela. Le richieste di
partecipazione a questo neonato festival sono tantissime, a questo proposito, proprio
per cercare di valutare e offrire al pubblico una serie di spettacoli piacevoli
le selezioni sono rigidissime. Dalle altre edizioni, molte le offerte di lavoro
da parte dei gestori teatrali, sicuramente si ripeterà anche quest'anno. In
gara saranno a disputarsi i meriti, ventitré compagnie teatrali, all’interno
dei luoghi scelti, mentre all’esterno saranno tre le perfomance (è d’uopo
consultare l’intero programma su www.tofringe.it oppure biglietteria@tofringe.it cell. 388/3425483-366/9354219). Alla Centrale dove si è insediato lo stato
maggiore nonchè cervello del Fringe, ci saranno spettacoli di arte circense e
altro ancora con possibilità di mangiare e bere…con moderazione. A proposito
dell’esibizione circense sono da segnalare due artisti: la trapezista Sofia De
Micheli e il bravissimo monociclista esibendosi sia in piazza Vittorio Veneto,
sia all’Espace. Senza troppo a pretendere, anche le bancarelle espositive di Vintage, hanno il
loro fascino... attirano sempre. L’elogio forse più grande è per l’allestimento
“DODOscenico” e chi di tutto questo è presente come volontario prestandosi insieme
agli organizzatori... fare di un semplice festival… un grande Torino Fring! A
chiudere l'esibizioni presentate dal Circo Vertigo,, tutti in pista con
l’intrattenimento dei colori musicali scelti da Wodka Maronna.
Torino (Italia), giovedì 5 maggio 2016
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martedì 2 febbraio 2016
IL VIAGGIO NELLA STORIA… CONTINUA recensione di Daniele Giordano
Nella recensione
precedente, dicevamo che Non c’è Storia… senza Storia, pertanto il viaggio
continua alla scoperta di nuovi angoli torinesi, dove illustri personaggi hanno
attraversato Torino se non addirittura dimorato. La nostra passeggiata
prosegue passando per la meravigliosa Galleria Subalpina “costeggiando” Baratti
& Milano (anch’esso caffè storico) all’uscita vi troverete in via
Cesare Battisti. Sulla sinistra, all’angolo, scoprirete una grande targa
dedicata a Federeico Nietzsche, noto al
pubblico come Nice, nacque nel 1844 a Röcken in Germania. E’ stato un filosofo, poeta, compositore e filologo
tedesco considerato tra i massimi filosofi e prosatori di ogni tempo. Da
quel punto siete in prossimità della statua equestre di Carlo Alberto,
da cui prende il nome l’omonima piazza, da una parte la Biblioteca Nazionale,
dall’altra il maestoso Museo Nazionale del Risorgimento Italiano è il
più grande museo di Storia Patria Italiano, l'unico che abbia il titolo di
Nazionale, per legge (regio decreto 8 dicembre 1901, n° 360) oltre che per la
ricchezza e la rappresentatività delle sue collezioni. È dedicato al periodo
storico del Risorgimento in cui avvenne l'unificazione politica
dell'Italia, compreso tra la fine del XVIII secolo e l'inizio
della Grande Guerra (1915-1918). All'interno dello
storico Palazzo Carignano, è come se entraste dentro la storia: Qui
s’insediò il primo Parlamento Italiano e l’ufficio dello statista
Camillo Benso Conte di Cavour (nacque a Torino
nel 1810), uno dei padri dell’unità nazionale italiana, merita una
visita. Uscendo, sarete in uno dei
maggiori simboli del Architetture Barocche di Palazzo Carignano e del Teatro
Carignano, antico e prestigioso, un
esempio di bellezza di teatro all'italiana, dove non solo hanno
girato film grandi registi tra cui Dario Argento e sosta obbligata di famose
compagnie teatrali, a due passi dal Museo delle Antichità Egizie. A fare da
corollario al teatro, in questa minuta piazza, due importanti locali cittadini. Si tratta del celebre Ristorante del Cambio, luogo incantevole…
data la sua veneranda età. Non meno importante è il secondo... la gelateria di
Domenico Pepino (già citato nel primo racconto). Per spiegarvi,
dobbiamo ritornare nel 1884, dove inizia la storia di Domenico Pepino
gelataio. Anche qui una statua a ornare Vincenzo Gioberti.
A due passi c’è la famosa piazza San Carlo, una delle
più importanti del capoluogo piemontese, considerata “il Salotto
di Torino”. Di nomi la piazza ne ha avuti molti, da quella d’Armi a place
Napolèon, prima di essere dedicata a San Carlo Borromeo, al centro, l’imponente
statua equestre raffigura Emanuele Filiberto detto Caval ed Bronz (il
Cavallo di Bronzo) mentre ringuaina la spada dopo la vittoria di San
Quintino. L'illuminazione della piazza, i caratteristici lampioni
stile impero con braccio a forma di cornucopia. Fanno da strettoia due
chiese simili, quella di Santa Cristina e San Carlo, alle loro spalle, piazza
C.L.N. con le due fontane: il fiume PO raffigurante Adamo, mentre Eva è
l’affluente fiume DORA. Oltre le bellezze citate, percorreremo delle strade,
dove guardando… all’insù… leggeremo targhe a cui appartengono nomi illustri
vissuti a Torino o semplicemente transitati anche solo per un breve periodo.
Iniziamo questo fascinoso percorso senza una cronologia o itinerario collegato
a esso, sarà il lettore se mai desiderasse “crearsi l’itinerario” con cartina
alla mano, se poi è un turista, è interessante sapere che le vie della città
sono sempre perpendicolari tra esse. Lasciando alle spalle il monumento al Duca
d’Aosta situato in piazza Castello, guardando diritto via Po che inizia da
piazza Castello e prosegue sino in piazza Vittorio Veneto (una volta chiamata
Porta di PO), s’intravede in fondo la Gran Madre (ritorneremo a parlare dei
monumenti), per arrivarci si deve oltrepassare il fiume, la vista dal ponte è
stupefacente. Avevate imboccato via Po, arrivati in prossimità del numero
civico 18, su uno dei pilastri del porticato vi è la Targa dedicata a Nobel,
quello della dinamite. L’occhio attento del turista, abituato a carpire anche
il minimo segreto, si sarà accorto e domandato del perché nel vedere le due
lunghe ali di portici, trova una sostanziale differenza tra il lato destro
e quello sinistro. Eccoci di fronte a un altro “mistero Sabaudo”. Percorrendo
il lato destro (quello della targa per intenderci), i portici si “spezzano” a
ogni via, in caso di pioggia le persone si bagnano, a differenza del lato
sinistro il portico non s’interrompe mai. Sapete il perché? (continua).
Torino
(Italia), 2 febbraio 2016
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mercoledì 27 gennaio 2016
NON C’È STORIA… SENZA STORIA! recensione di Daniele Giordano
Inutile
rilevarlo, Torino è stata e continua a essere una città laboratorio in costante
ricerca d’idee innovative. Un esempio, da poco si è “festeggiato”, meglio dire
onorato i novant’anni dalla nascita del famoso tramezzino. Un panino con dentro
del companatico… due fette tagliate dal “pane del boia”…ora chiamato pancarrè,
il sandwich, per intenderci. Fu Gabriele D’Annunzio portarlo a battesimo,
proprio al caffè Mulassano, (locale storico tuttora esistente, sotto i portici
di piazza Castello), dove per la prima volta fu servito
“l’originale prodotto rettangolare” chiamandolo < tramezzino > da tramezza… non come quelli serviti abitualmente... altrimenti il Vate l’avrebbe definito…triangolino!
Sempre per restare nella storia… ritorniamo a tuffarci nel passato, trovandoci
nella storica gelateria di Domenico Pepino (situata in piazza Carignano), fu
lui a inventare il primo gelato al mondo ricoperto sopra un bastoncino chiamato
“il Pinguino” dalla somiglianza all’animale, brevettato nel 1939! Detto ciò, le
novità non si fermano a questo, infatti, per il secondo anno Torino accoglie le
“Pietre d’Inciampo” o progetto “Stolpersteine” di Gunter Deming. Artista e
ideatore del monumento diffuso, destinato a dare identità alle famiglie di ebrei,
politici, omosessuali ecc., vittime della deportazione nazista citiamo
solo padre Giuseppe Girotti (beatificato da Papa Francesco, morto a Dacau),
poichè l’elenco sarebbe lungo per descriverne l’eccidio. Gunter ha pensato oltre a quelle messe l’anno appena trascorso, di
aggiungerne altre quaranta di queste mettendole a dimora. L’iniziativa,
promossa da Museo Diffuso della Resistenza e della Deportazione, Comunità
Ebraica, Goethe Institut, Aned e Istorero con questi, anche studenti d'istituti
scolastici hanno aderito. I blocchetti in ottone chiamati d’Inciampo, sono
incastonati nei marciapiedi delle vie, all’ingresso dei luoghi abitati dagli
sventurati che furono deportati nei campi di concentramento: Auschwitz, Dachau,
Mauthausen e altri. Pertanto se un passante… decidesse di “cercarle” durante la
sua camminata cittadina… non deve fare altro che guardare in basso. Questo è uno
tra tanti ricordi che Torino è fermo nel commemorare, sebbene il tempo trascorso
sia lontano. Per i visitatori, la città ormai Metropolitana, con i bellissimi
palazzi, i suoi musei, le sue caffetterie storiche, frequentati dalla nobiltà e
nomi illustri che hanno contribuito a costruire la storia della nostra
metropoli in epoca passata, è altrettanto interessante sapere quanto stiamo per
raccontarvi. A differenza della precedente raccomandazione… per scoprire quanto
segue, questa volta… lo sguardo, dovrebbe essere rivolto all’insù. Vi
accompagneremo in luoghi, strade alla scoperta di Targhe poste a ricordo di nomi
celebri, persone che hanno lasciato un segno permanente del loro passaggio
temporale. Siamo convinti che saprete apprezzarne il contenuto e, magari ad approfondire
l’argomento. Trovandosi per caso da quelle parti potreste fare un salto nel
luogo descritto, forse scattando alcune foto. Portando con voi un interessante
ricordo di “Cultura della Città”. (continua)
Torino (Italia), mercoledì 27 gennaio 2016
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martedì 12 gennaio 2016
Il FANTASMA della LAVANDAIA CANTERINA recensione di Daniele Giordano
Quasi come lo spot pubblicitario di una nota marca: due sono
meglio di uno! Non è un rebus, non si vince niente indovinando. Stiamo parlando
dell’ennesima fatica di Valter Carignano & C. de L’Opera Rinata –
CambiaMenti Teatro congiuntamente con un’altra nota compagnia teatrale
Thealtro. Due sono meglio di uno dicevamo, perché lo spettacolo delle
Giallocomiche, oltre averlo presentato come di consueto al pomeriggio nella
sala polivalente Lombroso 16 in Torino, ha replicato la sera per soddisfare
l’enorme richiesta dei suoi fedelissimi seguaci e amanti di genere in tinta. Sala gremita, pubblico adulto rispetto il
pomeriggio, tra i presenti tre persone che hanno indovinato la soluzione con una dettagliata
spiegazione. Forse è bene per chi non sapesse del perché si chiama “giallo” il
genere poliziesco. La prima copertina del pamphlet (edito Mondadori), fu
rappresentato con un cerchio di color rosso, all’interno una figura, tutto su
sfondo color giallo. La grafica, è piaciuta da subito, tant’è che l’editore non
ha mai cambiato la copertina… fortunata. Questo in sintesi. Tornando allo
spettacolo, dal titolo Il Fantasma della Lavandaia Canterina, sono testi che
presentano fatti di pura fantasia, unita alla cultura di un tempo lontano, narrando
aneddoti della città di Torino sul finire dell’ottocento. Si raccontano fatti e
luoghi reali, conditi con la libera interpretazione del regista Valter
Carignano. In quest'avventura ci riporta indietro a un precedente episodio. Come
sempre il regista ama nominare i personaggi con "brevità voluta",
facendolo con sagacia tale da corrispondere a una risata. Una prova lampante, la
prima a presentarsi è: Rosetta, Nunzia Maria, Reginella, Immacolata Cacciapuoti,
solitamente si fa chiamare “semplicemente Reginella” (Marina Di Paola,
ideatrice del format), proviene da Salerno “salita d’abbasce” per una questione
famigliare molto importante e questo solo all’inizio. Alle volte è bene
ricordare che i caratteri con cui sono scritte le insegne dei negozi sono
chiari e leggibili, come nel caso della merciaia e padrona del negozio di
lavandaia… da non confondere come “ufficio informazioni”, anche lei ha un nome
che non finisce mai… altrimenti detta Gioàna per ragioni di spazio di cui si
prende il merito Monica Carelli. Due nuove figure si affacciano nel cast e
sono: Paola Pozzo detta Chiarin e sua figlia Vichin di padre ignoto, al secolo
Sonia Di Lecce. Con questo nuovo episodio, ritorna una vecchia conoscenza delle“Giallocomiche”
Don Vincenzo Cacciapuoti (Massimo Saracino) sacerdote salernitano. Ex parroco
della cappella delle Piccole Sorelle Lavandaie della Madonnina Piangente del
Rubatto (questo è il titolo più lungo nella storia delle rappresentazioni)
accompagnato dall’immancabile perpetua (Antonella Argentini) Sestilia Prefica
Parlalvento, una donna che al pari del bradipo… riesce a batterlo in lentezza,
se poi accenniamo al suo orgoglio, ci tiene a precisare che non ha mai lavorato
in vita sua… perché si sa chi lavora suda e poi si prendono i malanni! Non
ultimo, solo perché entra in scena sul finire dello spettacolo, il Commissario
Agenore Pautasso (Valter Carignano, regista, sceneggiatore e attore) sebbene
sia trascorso un anno e mezzo dalla prima volta che indossò l’impermeabile
stile, “tenete Colombo” continua le sue ricerche sulla Torino ottocentesca,
intersecandola nelle storie Giallocomiche che sono di una bellezza da vedere
più che recensire… piacendo a Grandi e Piccini!
Torino (Italia), lunedì 11 gennaio 2016
giovedì 31 dicembre 2015
IL CLASSICO: “DORIAN GRAY” recensione di Daniele Giordano
Tempo fa c'è capitato di assistere a un
classico di Oscar Wilde: Il ritratto di Dorian Gray. Gli affezionati conoscono
la storia legata al ritratto. Tante le compagnie teatrali cimentate in questa
commedia, alcune con scarso successo, almeno per il momento non è questo il
punto. In questo commento, è rilevare non solo la maestria del regista ma di
tutta la compagnia, riuscendo a soddisfare l’esigenza dello spettatore, pur senza
entrare ancora nel merito della bravura degli attori. Iniziamo partendo dall’allestimento
della scenografia. Benchè lo spazio sia minimo a disposizione, diventa arduo mettere
in scena un'opera teatrale di tale spessore. Nonostante ciò, il direttore
artistico è riuscito far stare tutti i quadri che compongono l’opera in una
ridotta dimensione come quella del Lombroso 16, dell'omonima via in Torino. Sembra
assurdo parlare di questo, poichè le piccole cose fanno la distinzione,
evidenziando la professionalità dell’allestitore! Entrando invece nel merito
degli attori, campeggia la competenza artistica di Marina Di Paola (cura anche
adattamento al testo insieme al regista), riesce a “infastidire brillantemente”
con la cinica figura di Dorian Gray, il ruolo è stato apprezzabile. Che dire
delle qualità di attore riuscendo a dare la giusta sensibilità alla figura di Basil
Hallwort, perfettamente interpretato da Massimo Saracino. Con loro si affaccia una
figura nota in ambito teatrale, quella di Massimo Chionetti, riveste i panni di
Lord Herry Watton, ruolo non facile, la sua preparazione artistica gli rende
giustizia. Due nuove entrate si fondono nella compagnia. Abbiamo Marta Grosso e
Chiara Primiani, rispettivamente Sybil Vane e Signora Vane. Non ultimo Riccardo
Micca, senza avere benché un minimo d’incertezza, gli tocchi il difficile
compito del prosatore, la sua abilità oratoria, ha fatto in modo che la
narrazione non distogliesse o annoiasse mai il pubblico per tutto il tempo del
componimento teatrale. Tutto questo… non avrebbe luogo e senso… se non ci fossero
le due compagnie “legate da qualche tempo”, quali Thealtro e L’Opera Rinata –
CambiaMenti Teatro, entrambe continuano con successo il loro percorso
artistico, all’occasione si ”fondono” creando spettacoli di rilievo come in
questo caso. Guardando l’insieme della realtà, il merito si deve riconoscere
chi per certi versi “tiene le redini” di
tutto questo. Lui, l’uomo dei CambiaMenti Teatro: attore, autore e regista Valter
Carignano, in questa pièce lo troviamo nei panni di Isaacs. La sua bravura, è
tale che con disinvoltura egli passa dalle Opere e Romanze alle sue Giallocomiche
nei racconti del commissario Pautasso, sino a offrire un capolavoro come Dorian
Gray, proponendo drammaturgie sempre ricercate. Le due compagnie, hanno
dimostrato nelle loro interpretazioni, di saper dare ciò che lo spettatore si
aspetta, suscitando innovazioni da parte loro!
Torino (Italia), martedì 29 dicembre 2015
martedì 29 dicembre 2015
UN “CAVAGNA SENZA DON” recensione di Daniele Giordano
Potrebbe sembrare il sequel di Highlander… e poi ne rimase
solo uno! Su di lui, i titoli dei quotidiani rincarano la dose proprio perché
ultimo tra i nomi di rilievo come i capiscuola: Macario, Campanini e Ferrero,
tanto per citare alcuni che han fatto grande il teatro recitando le commedie in
piemontese. Ora è rimasto solo lui. Se non si è capito, stiamo parlando di Giorgio
Molino, ultimo baluardo della commedia dialettale in piemontese.
La sua carriera inizia al teatro Carignano in un lontano 1945
con < Bimbi alla ribalta > e, senza elencare tutti i titoli…portati in
palcoscenico, di strada né ha percorso da allora. Se i prosceni potessero
parlare… si sentirebbe un eco di ovazione nei suoi confronti. In quest'ultimo
periodo ha dovuto assentarsi per un’intera stagione dal suo amato pubblico sia
per il genere, altrettanto per stima a Molino, ora come nuovo, pronto a
celebrare i suoi settant’anni di carriera tra loro, portando uno spettacolo nel
bellissimo teatro, San Giuseppe (via Andrea Doria 18 Torino), proprio durante
le feste natalizie. Non stanco della polvere teatrale “assaporata” sui
molteplici palchi, incrollabile continua il suo cammino, tant’è che da poco ha
fatto rinascere dalle ceneri di un dopolavoro aziendale di una nota casa di
pneumatici un luogo culturale, con tanto di teatro, perché tanta è la sua
passione. La dinamicità che sprigiona, si trova in ogni suo spettacolo, come ad
esempio l’ultimo lavoro “Quel Cavagna senza Don” curandone stesura e regia,
dove troviamo il Cavagna tra i pensionanti di un ospizio… una farsa tipica della commedia
piemontese. A fare da corollario di questo “gerontocomio” troviamo nei
rispettivi ruoli, interpreti come Giulio Liberati, Alessandra Botticelli,
Gioachin, Margherita Amateis, Ugo De Los Rios, con Daniele Villari, Luisella
Aghem, Eliana Ferrero e poi ancora Gabriele Gerardi, Roberto Chiarelli, Lucia
Colla e Giacomino Bardina. Lo spettacolo si apre tra le classiche note della
canzone Amapola (e altre), con grande perizia suonata tutte dal vivo dal
Maestro Alberto Vindrola. Su “Quel Cavagna senza Don” il pubblico è preparato,
ma quello che non sa ancora, è cosa ha scritto su di lui Giorgio Molino in
merito a questa nuova commedia, sta a voi scoprirlo andando a vederla… Si
replica sino al 6 gennaio, mentre la notte di Capodanno oltre i soliti
festeggiamenti ci sarà una sorpresa in più dalle ore 00,30 con uno spettacolo
in aggiunta.
Torino (Italia), lunedì 28 dicembre 2015
martedì 24 novembre 2015
L’OCCASIONE, FINE DELLA TRILOGIA recensione di Daniele Giordano
Marco
Cavallaro attore teatrale, l’abbiamo visto in situazioni recitative diverse
(alcune anche troppo bizzarre), questo ci ha permesso di formulare opinioni. I
brusii benevoli mormorati in sala a fine recita si sprecano. Ognuno dice la
propria. Assistendo agli spettacoli, volgendo lo sguardo sul pubblico, notiamo un
“velo trasparente” una parte con il desiderio compiaciuto, l’altra un leggero diniego.
Due sfaccettature della stessa medaglia! E’ sempre lui, qualsiasi “abito
scenico” indossa, è questo che “l’altra parte” dovrebbe intendere, cambia solo
la circostanza. Come ad esempio quello presentato al teatro Gioiello in Torino dal
titolo “L’Occasione” con esso, termina la sua trilogia sull’amore. Un monologo cui
il Cavallaro è particolarmente legato, questo soliloquio è stato portato in scena in tutta la penisola, narra
di una storia commovente, dimostrato dall’afflusso del pubblico. In questa
interpretazione, troviamo l’artista alle prese del solito bivio: rifugiarsi
andando nella sua solitudine casa o passare qualche ora in un bar a bere
qualcosa distraendo i suoi pensieri. Questo perché è stato lasciato dal suo
grande amore circa due anni or sono… per lui è solo ieri! E’ qui la commedia
prende vita, in un groviglio di reminescenze, pensieri che attanagliano la
mente col suo tarlo, senza darsi pace e, senza alcuna spiegazione logica data
allo spettatore, distraendolo su qualsiasi risultato… sino alla fine del
dilemma! Non desideriamo togliere il gusto finale allo spettatore su questo
toccante spettacolo e, forse qualcuno del pubblico potrebbe riconoscersi nelle
vesti di Cavallaro!
Come
sempre ed è inutile evidenziare, Marco Cavallaro su qualsiasi palco salga che
sia semplice gag o esibizione seria, sa perfettamente rispettare tempi e pause
senza “bruciarle” come spesso accade altrove, questo a lui non succede. L’attore
dal suo profondo, ama esibirsi in monologhi, interagire se capita con i
presenti. Le recite espresse, vestono bene la sua figura pur muovendosi
teatralmente in circostanze diverse. La sua entrata è disinvolta, oseremmo
azzardare con padronanza scenica che solo un interprete con notevole esperienza
saprebbe fare.
Torino
(Italia), martedì 24 novembre 2015
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