Anche questa volta l’organizzazione dell’8 Gallery non si è smentita,
offrendo gratuitamente l’ultimo appuntamento gratuito della stagione estiva
nella splendida cornice del Centro Commerciale! Dopo il successo ottenuto dell’appuntamento
precedente, portando sul palco due fantastici personaggi come il Mago Forest e
Paolo Cevoli (vedi articolo precedente), splendidi nella loro esibizione, ci
troviamo ora, con altrettanto bravi artisti come il romano Max Giusti e Andrea
Pucci milanese, se vogliamo due esecutori differenti tra loro. Troverete il resto dell'articolo sul Corriere dello Spettacolo.
venerdì 22 luglio 2016
PURTROPPO… LE COSE BELLE HANNO UN TERMINE… di Daniele Giordano
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sabato 25 giugno 2016
AFRO! di Daniele Giordano
Vi invito a leggere l'articolo AFRO, pubblicato sul CORRIERE dello SPETTACOLO, questo è il link:
AFRO! http://www.corrieredellospettacolo.net/2016/06/24/2578/
Daniele Giordano
AFRO! http://www.corrieredellospettacolo.net/2016/06/24/2578/
Daniele Giordano
martedì 21 giugno 2016
ACCADE IN CINA di Daniele Giordano
Pensate, potrebbe
capitare che un giorno, andando a chiedere un prestito di tutta risposta si esigesse
a “garanzia del medesimo” una serie di vostre foto… totalmente adamitiche! Sia
ben chiaro, “questo deposito cauzionale” vi verrebbe restituito a debito
estinto altrimenti, dopo un avviso bonario saranno postate su internet. Beh, questo
è quanto accade in Cina, a fronte di garanzia per una richiesta di prestito da parte
di studentesse universitarie potrebbe accadere. Sebbene si presenti una strana
richiesta, è stata fatta poiché il finanziamento fatto online, sta prendendo
una brutta piega d’insolvenza da parte degli utilizzatori. A noi non è dato
sapere quante foto sono andate “in visione”, raccapricciante è di certo il
fenomeno. In Italia non serve adottare il sistema…poiché un milione e più di
persone è costretto già da lungo tempo a muoversi indossando questo vestiario…
senza l’ausilio di scatti fotografici!
Torino
(Italia), martedì 21 giugno 2016
QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON
VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli e/o
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sono di proprietà esclusiva dell’autore
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che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62
del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali
foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per
lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste potrebbero violare i
diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore
della pagina in seguito a comunicazione scritta da parte degli interessati con
una mail, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione
legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale
espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità dell’argomento,
spettacolo o evento trattato, senza
necessariamente sentirmi obbligato a scrivere o diffondere la mia opinione per quanto
opinabile sia su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa inoltre
che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì di pensiero
eventualmente da condividere.
A cura dell’autore. Copyright 1990 –
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sabato 18 giugno 2016
UN FESTIVAL LETTERAIO NELLE BORGATE ALPINE di Daniele Giordano
Cari amici lettori vi suggerisco di aprire questo link:
e leggere l'articolo pubblicato dal CORRIERE DELLO SPETTACOLO
lunedì 6 giugno 2016
GLI INSTABILI… e i PAZZI! recensione di Daniele Giordano
Presentato alle Fonderie Limone di
Moncalieri (Torino), uno spettacolo dalle sottili sfumature riportando alla
mente i nosocomi, facendo riflettere i presenti su quello che c’è stato prima
della legge Basaglia. Il testo, rivisitato dalla mano esperta e la presenza di
Eugenio Gradabosco come regista, ha contribuito molto allo sforzo della
compagnia Gli Instabili, cercando con la recita, di rendere la commedia: Pazzi
di Piero Dattola (vincitore del premio speciale Oltreparola 2005)… meno
cruente. L’autore è convinto (del resto anche noi) che qualunque sia la
situazione ci sarà sempre (purtroppo) una gerarchia da rispettare, anche tra le
mura di un manicomio. Per questo troviamo in scena personaggi come il tiranno,
sebbene il suo stato fisico non sia dei migliori, continua a voler essere un
autocrate. Il profeta, con i suoi simpatici e spumeggianti anatemi. La madre
che si prende “cura di tutti i presenti” trascinando e cullando un fardello di
stracci come se fosse l’ultimo nato. Poteva mancare un Romeo con la sua dorata
Giulietta, no di certo. La galleria delle persone coinvolte continua con
l’inventore che spera di fuggire dal luogo attraverso una formula matematica.
Una lussureggiante sciantosa e sue movenze languide da ammaliatrice. Poi è la
volta di quello che si presta a tutto: L’inserviente. Non dimentichiamoci
dell’accumulatrice, nel suo “nascondiglio segreto” si può trovare di tutto.
Infine, come in ogni favola che si rispetti, anche in questa bizzarra commedia troviamo
il cattivo, cioè il criminale… e come tale sarà punito! La musica suonata sebbene
si sentisse appena, aiutava la rappresentazione scenica che a dispetto di
questi fattori ha reso lo spettacolo grazioso, com'è stata l’interpretazione di
Simona Bocchino. Il risultato, forse quello che conta, è stato che il pubblico
a gradito la recita, anche se per i membri de Gli Instabili, la strada del
palcoscenico è ancora lunga.
Torino (Italia), lunedì 6 giugno 2016
QUEST'AVVISO
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Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto
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mercoledì 1 giugno 2016
MARILYN MONROE UNA TESTIMONIAL A PALAZZO MADAMA recensione di Daniele Giordano
Un progetto iniziato nel 2011, voluto a
Palazzo Madama su mostre al femminile, del resto basta pensare che questo
programma anelato e datato già al tempo di due Madame Reali: Cristina di Francia
e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours. Continua dopo il successo degli
eventi precedenti con un nuovo allestimento, portando al pubblico in visione oggetti
appartenuti all’icona per eccellenza: Norma Jeane, conosciuta in tutto il mondo
come Marilyn Monroe. Guardando tra le vetrine che occupano parte della vita
dell’attrice (1947 – 1964), notiamo la Marilyn del tutto sconosciuta, sorprende
scoprire l’altro lato (forse il vero), estraneo a molti. Dopo la morte della
diva (oggi avrebbe novant’anni), le casse con gli effetti personali saranno messe
all’asta dalla famosa Casa Christie’s. Il collezionista d’arte Ted Stampfer, ammiratore
da tempo memorabile, ha cercato di non far disperdere gli oggetti di Marilyn acquistandoli
in blocco, possedendo così la più grande collezione privata al mondo di questa immagine
indimenticabile. Palazzo Madama con questa mostra (1 giugno- 19 settembre 2016)
si è posto l’obiettivo di raccogliere 20,000 euro, con un crowdfunding vendendo
un profumo unico realizzato in esclusiva per l’evento da Aquaflor. Il ricavato di
tale iniziativa sarà destinato all’acquisto di beni e servizi di accoglienza,
didattica e comunicazione fondamentali per un Family Museum. E’ una mostra
speciale, soprattutto da non perdere!
Torino (Italia), mercoledì 1 giugno 2016
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lunedì 30 maggio 2016
IL FRINGE, ULTIMO SPETTACOLO recensione di Daniele Giordano
Ebbene, da parte nostra, con quest'articolo
terminiamo il soddisfacente e interessante percorso del Torino Fringe Festival
che terminerà domenica 15 maggio con una grande festa di chiusura all’Espace. Tirando
le dovute somme, come sempre si fa dopo ogni evento, noi come osservatori
attenti dobbiamo dire anche la nostra, altrimenti cosa ci facciamo al Fringe? Iniziamo
a dire che in questa quarta edizione il livello delle rappresentazioni teatrali
le abbiamo trovate di livello medio alto e, questo elogio va agli organizzatori
che hanno saputo scegliere tra le tante domande pervenute le commedie più
rilevanti, malgrado le scelte fossero fatte su DVD. Come sempre qualche
compagnia è riuscita a penetrare tra le maglie “fitto setaccio” ottenendo un
mediocre consenso da parte del tantissimo pubblico che ha affollato i luoghi di
scena, oltre che di critica. I tanti volontari, accorsi al richiamo del “DODO”,
hanno portato a termine il delicato compito assegnato proponendosi con estrema
gentilezza e simpatia verso il pubblico, non meno è stato lo staff. Un
suggerimento agli organizzatori, dovrebbero pensare, magari facendo ruotare i
volontari tra un posto e l’altro in modo che anch’essi possano vedere più
spettacoli, questo sarebbe un gesto di gratitudine verso il loro volontariato,
ma questo non sta a noi entrare nel merito di chi organizza e decide le
competenze nei loro confronti. Ora veniamo alla serata. Benché la sala del CAP
10100 sia capiente, erano molti quelli che hanno scelto di assistere alla
commedia portata in scena da due compagnie di cui una nostrana, quella di
Tedacà, l’altra, Offrome/Compagnia dei Demoni proveniente da Genova
presentavano: L’invenzione senza futuro. Sappiamo benissimo il significato di
questa storica frase detta dai Lumière a riguardo dell’invenzione
cinematografica. Una piccola parentesi per gli eventuali lettori, a Torino
(Italia), recentemente si è celebrato l’anniversario dei Cento Anni sul Cinema
(vedi recensione su http://lonevolfilm.blogspot.com
festeggiando Giovanni Pastrone con il suo celeberrimo Cabiria), riprendendo il
discorso su quanto abbiamo visto, è interessante l’idea avuta da Federico
Giani, Celeste Gugliandolo, Mauro Pirrello (tutti anche in scena) e Francesca
Montanino, non è male, quasi intelligente.
Le scene raccontano la commedia intrecciando teatro e cinema, i suoi
giochi di ombre e luci, ti portano a scorgere quello che vedreste nella prima
sala del Museo, alla Mole Antonelliana, il tocco di genio presentando la musica
con il suono musicale del pianoforte eseguite personalmente dal maestro Giorgio
Mirto, rendeva l’esatta copia delle prime proiezioni del ‘900, fondendo insieme
il realismo e l’inganno cinematografico. Peccato che gli attori “bisbigliassero
durante la loro recita” invece di scandire e fare sentire il dialogo (ci
riferiamo a quello reale, non fittizio del muto) nella sua espansione
recitativa penalizzando la commedia e le persone in fondo la sala!
Uscendo dal CAP 10100, adiacente al vecchio
ingresso, una copiosa folla occupava lo spazio circostante, in procinto di
assistere allo 088, spettacolo che non abbiamo avuto il piacere di vedere e di
conseguenza recensire. Uno spettacolo/performance di una quindicina di minuti,
di e con Vittoria De Ferrari Sapetto/ DE’JA’ DONNE’, con Andrea Valfrè e Andrea
Zardi, ci permettiamo di segnalarlo, poiché sentendo i rumors del passaparola e
vedendo quell’afflusso di persone (mai viste in altre occasioni) in attesa di entrare, si presume potesse essere
un’icona di questo festival.
Scappiamo dal luogo per essere presenti
all’ultimo spettacolo della Ferramenta, locale caratteristico, accoglienza
piacevole da parte dei gestori, eccoci pronti per gustarci la rappresentazione
della compagnia Onda Larsen in un doppio spettacolo tratto da Pedro Montalban
Kroebel per la regia di Emiliano Bronzino che cura anche la traduzione. In
scena Riccardo De Leo, Gianluca Guastalla e Lia Tomatis (vista recentemente nei
tre Moschettieri al Teatro Astra di Torino), per quest’ultima messa in scena vista,
desideriamo chiuderla in questo modo: lasciamo lo spazio al pubblico che ha
seguito lo spettacolo Duo (2) Passo a Due, certi che saranno preparati e
consapevoli nell’esprimere commenti e quant’altro, qui a seguito o su altre
pagine del Torino Fringe Festival. Personalmente, l’abbiamo seguito dandovi
consigli con le nostre recensioni, alle volte dette anche sul luogo durante
l’attesa di entrare. Da parte nostra,
vorremmo lasciarvi ricordandovi una sola cosa: <Se desideriamo che questo
evento possa, no, meglio scrive diventi grande… allora tutti, ponendo l'accento
dicendo Tutti, dobbiamo fare sentire innalzando il coro di voci che ha pervaso
questi giorni Torino ponendolo centro dell’attenzione nazionale (da parte
nostra con gli articoli potremmo dire internazionale, dati alla mano), muovendo
attori, luoghi per un festival com’è il DODO!
Torino (Italia), sabato 14 maggio 2016
QUEST'AVVISO
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IL FRINGE ALL’AFFOLLATO DE AMICIS recensione di Daniele Giordano
Un matrimonio non desiderato da entrambe le
parti giocano un ruolo determinato quello raccontato in Leonce Und Lena
Anplagghed, portato in scena da Cecilia Bozzolini, Valeria Camici, Paola D’Arienzo
e Angelo Tronca che ne cura anche la regia. Tra sogno e realtà ordiscono amore
e morte in un carosello che fa ridere, portando lo spettatore a riflettere
sulle sfumature delle battute pronunciate dagli attori. A dirla filosoficamente, tratta temi sul sociale,
su giovani che hanno la sola preoccupazione di "passare il tempo". Un'interpretazione
che lascia soddisfatte le quaranta persone in sala.
La compagnia Proprietà Commutativa presenta alla ventina di persone
intervenute: 3 Q di e con Valentina Virando e Alessandro Federico curatore
della regia. Per una strana epidemia che non è dato sapere, muoiono tutti i
cuochi esistenti… rimasti solamente tre esemplari (da qui il titolo). Da questo
immaginoso e inverosimile spunto si aprono pagine in apparenza superficiali,
prese con leggerezza come pare che sia la commedia, come sempre anch’essa ha il
rovescio della medaglia! Accenniamo solo qualche esempio per indirizzare lo
spettatore a leggere tra le righe di quanto accade. E’ a tavola che si
concludono affari importanti, dalla conquista amorosa al potere… ma se per una
strana circostanza non ci fossero più cuochi?
Le Pornovelle…Non lasciatevi forviare da titolo, esso
andrebbe letto staccato! Poste le sedie in cerchio come se fosse un colloquio
psicanalitico aperto, dove il cerchio è occupato dal pubblico… in questo caso
causa del sovraffollamento non sono bastate sedie, panche, cuscini e chi più né
ha né metta! La premessa iniziale è dell’oratore della serata è Gian Luigi
Barberis cioè, qualunque cosa si senta o succeda in quest' ambito, deve
assolutamente rimanere tra queste mura! Inizia così la sua terapia di gruppo,
invitando i presenti “a liberarsi, raccontando storie di sesso”. L’assolo
intavolato, instaurava un rapporto conviviale tra lo spettatore e l’attore
prendendo la situazione desiderata, se non fosse per l’irruente entrata di una
ritardataria che dopo pochi minuti di dialogo interruppe l’idilliaca
conversazione uscendo con una frase inaspettata: sono venuta quo espressamente
per fare sesso… ma sento solo voci e nient’altro… peccato, pensavo avrei voluto
qualcosa di più! Era la voce di Elena Serra, insieme formano il Collettivo Noi.
Da quest'atmosfera simpaticamente incalzante, l’attrice entra ed esce dal
copione con battute e vestiario consone ai racconti irriverenti scritti da Luca
El Lucho Balboa Oggero. Apprezzato il lavoro scenico dei due affabulatori.
Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016
QUEST'AVVISO
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IL FRING AL LAB recensione di Daniele Giordano
Un monologo drammatico che prende spunto da quattro figure
con lo stesso nome ma diverse le situazioni del racconto. E’ quello portato in
scena da Giuseppina Facco proveniente da Savona con un titolo che sconcerta: Le
Guerre di Angela. Detto in questo modo sembra che la protagonista sia in lotta,
bensì lungi da noi il pensarlo. Si tratta invece di quattro episodi ben
strutturati che danno valore alla recita, portando sul palco situazioni
inconsuete, radicate in una situazione precisa… la guerra. Le protagoniste sono
quattro donne dallo stesso nome, quattro differenti destini, ideologie disuguali
sulla prima grande guerra. Un testo impostato e recitato con sentimento, anche
se in alcuni quadri forse, mancava quella forzatura che le venti persone che
assistevano si aspettava.
L’autore Paolo Faroni (Blusclint) ci propone un testo
alquanto bizzarro: Con le tue labbra senza dirlo. Il suo soliloquio, inizia da
lontano, sono gli anni del suo primo contatto di scuola e il suo insegnate. Da
un semplice e innocuo disegno infantile, s’intraprende un viaggio alla ricerca
onirica di una figura impressa nella sua mente e di conseguenza riportata sulla
carta, intersecando situazioni alle volte simpatiche, altre meno. In aiuto e
complice di questa recita per risolvere l’ingarbugliata matassa che attanaglia
la mente dell’attore, è un nonno sagace... ma muto. Egli è convinto, elaborando
nel corso della sua esistenza una formula applicabile su qualunque problema:
cinque lettere, poichè la vita “ruota” su questo poche sillabe che compongono
tre frasi, secondo la sua opinione! Da parte nostra abbiamo trovato il monologo
altalenante cioè, in alcune scene il testo scorre divertendo le dieci persone
accorse per lo spettacolo… in altre forse, è leggermente sfuggente… portando il
pubblico a essere su un’altalena…
Luca Occelli, innamorato della sua terra langarola, coniuga
due aspetti che hanno segnato il percorso giovanile portando in scena: W Bruce
Lee. Una leggenda mescolata in due
situazioni che s’intersecano dando inizio al monologo che non ha soddisfatto i
pochi presenti, intendiamoci, stiamo parlando della messa in scena, non
dell’attore! Dalle sue capacità artistiche, avremmo voluto assistere a qualcosa
di più corposo… forse preso dalla foga della sua amata terra…ha fatto rivivere
in essa il personaggio mitico… non proveniente dalle Langhe!
Torino (Italia), giovedì 12 maggio 2016
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IL FRINGE ALL’UNIONE CULTURALE F. ANTONICELLI recensione di Daniele Giordano
Ci sono proprio tutti: lo Stregatto, il
Leprotto Bisestile, il Cappellaio Matto, il Bianconiglio, il gatto del
Cheshire, la lepre Marzolina, la Regina di Cuori, sì sono i personaggi
inventati da Lewis Carroll nella celeberrima fiaba che tutti conoscono. Quella
che ancora non conoscono è la storia di nonsense raccontata e messa in scena da
O P S (Officina per la Scena) con il titolo di “Alice non è una favola per
bambini”. A pensarci bene, il conto non torna… manca la protagonista: Alice,
dove sarà mai! Il personaggio principale, è in giro per il reame della perfida
regina, anzi più che perfida è acida e adirata perché Alice gironzola nel suo
regno senza il suo imponente consenso e quindi non le resta che ordinare ai
suoi sudditi di trovarla per fare giustizia… altrimenti…cadranno molte teste…
anche quelle di alcuni spettatori. Una commedia gradevolmente strutturata, la
scenografia rende giustizia così come la recita di Luca Busnengo (autore del
testo), Michele Guaraldo e Valentina Volpatto, raccontano a loro modo quel
“mondo strampalato” privo di ogni forma logica… tranne, guarda caso… l’ora del
the che per i vittoriani è sacro. Un regno dove imperversa la Regina di Cuori
con i suoi ordinamenti spietati e sconclusionati com’è il paese che la
circonda. A differenza di ciò che la brochure riporta nell’ultima riga, noi
troviamo (a parte l’ottima interpretazione) che la scelta caduta su Alice è fatta
con arguzia, poiché sviscera un concetto sul tempo e speso gestito
egoisticamente dimenticando il bambino che c’è in ognuno di noi, di cui
basterebbe poco per non prenderci sul serio di tanto in tanto. Ci piace
riportare una frase di Lewis Carroll <se avessi un mondo come piace a me,
là, tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non
è, e viceversa> bella davvero?
Anche la compagnia IF Prana che arriva da
Viareggio presenta una fiaba quella di Hänsel e Gretel, cambiandolo in Grow, di Tobia Rossi, per la regia di Silvia
Bennett, Marcela Serli e Caterina Simonelli. Entrambe sulla scena, propongono
il racconto dei Fratelli Grimm in chiave di “crescita” come appunto è il titolo
di questa congeniale rappresentazione artistica basata su figure striscianti in
una danza che vede le protagoniste intercalarsi nei ruoli descritti dando voce
e corpo allo stimolo dello spettatore che attonito segue quella danza
fantasiosa e creativa che rende lo spettacolo sublime.
Il viaggio dei messinesi che compongono i Nutrimenti
Terrestri ci parla della Contrada Acquaviola N. 1 di Simone Corso, per la regia
di Roberto Bonaventura. Un dialogo tra padre (Antonio Alveario) e figlio
(Simone Corso) alimentato dall’incapacità di comprensione su affetti e
solitudine al centro della discussione un'ipotetica raffineria che portò
benessere… e morte! La pièce espressa è toccante, recitata con sentimento
scenico alle volte addirittura angosciante che lascia riflettere lo spettatore
sino alla fine… restando a guardare…e nel sentire lo sbattere di una porta…
I Santibriganti Teatro/Mauro Piombo in scena Il Diritto e il
Rovescio, Studio per una tragedia dell’arte per tre Pulcinelli. Con Arianna
Abruzzese, Marta Ziolla e Mauro Piombo, prende forma una farsa a tre in
sguaiataggini indelicate e atti buffoneschi dai toni calmi… a volte
incontrollati, rappresentando uno rovescio che è diritto e
altrettanto diritto che rappresenta il rovescio senza scegliere ma accettare
questo andirivieni, con la capacità di
sopportare, l’esperienza disperata e l’amore della luce della vita. E’ come
trovare, un accordo nel silenzio … Recitato in maniera tragicomica com’è la
figura del Pulcinella, in modo interessante e valorizzato da parte degli
artisti.
In attesa
delle prossime recensioni, vi lasciamo consultare il carnet, annotando i
prossimi spettacoli da vedere.
Torino (Italia), martedì 10 maggio 2016
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Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto
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Copyright 1990 – Fragment (consider
revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.
IL FRINGE VISTO DAL GARAGE VIAN recensione di Daniele Giordano
Siamo alle
ultime battute del girone di andata sul percorso Torino Fringe Festival 2016,
ricordiamo che terminerà il 15 maggio, mentre scriviamo, rammentiamo che oggi è
la festa della Vecchia e cara Europa, ma questo non potrà distoglierci da
quanto è avvenuto al Garage Vian e allora iniziamo! Con poco più di una ventina
di persone, venute per assistere alla Memoria del Vuoto (vincitore del bando Maldipalco
2015), Pierpaolo Congiu per Crab Teatro presenta la sua pièce, un monologo
adattato e preso dall’omonimo romanzo di Marcello Fois. E’ una vicenda
incentrata sul bandito Samuele Stocchino che ritorna nella sua terra
trasformato, eroe decorato e senza macchia, ma per volere di Mussolini è
rispedito a morire, ultima deriva di un morto vivente. L’artista, aiutato da
complici proiezioni, esegue l’assolo drammatico impeccabilmente con intensità
tragica come vuole che sia la stesura del testo, portando il prode a essere
anche vittima della storia e farne strumento del fato facedosi beffa della
morte. La “sartitudine” (Sardegna +
solitudine), bellissima espressione, è una condizione dell’anima più che un
dato di riscontro geografico o antropologico per dirla come l’ha descritta
Marcello Fois!
L’Ultima Danza
del Secolo di e con Francesca Garrone (già recensita in un precedente festival)
e Matthias Martelli (visto con lo spettacolo Il Mercante di Monologhi, premiato
in diversi concorsi come Locomix San Marino 2015, Uanmensciò Cantieri di strada
2014, l’Alberto Sordi di Faenza Cabaret 2014). Entrambi portano sul palco una
drammaturgia quasi onirica, scandendo a parole il susseguirsi del tempo… che
trascorre tra ricordi di guerre, giovinezze e fragili azioni. Riportati da un
vecchio (in scena) durante una danza tenebrosa, abilmente interpretata dalla
Garrone, con smorfie grottesche ispirate a tecniche e forme del teatro classico
giapponese, dove la nudità sul corpo affrescato di bianco si alternano movimenti
lenti e contorcimenti sinuosi, alle volte violente sino a trasformarsi in
lineamenti animali o semplici oggetti, travolgendo e trasportando il pubblico
in un tutt’uno con gli interpreti, appagando con il loro spettacolo la sala
gremita di presenze.
Con Dandy
Danno & Diva G (A Clown Fairytale), siamo giunti all’ultimo spettacolo del
Theatre Degart proveniente da Messina, Daniele Segalin autore del testo e
Graziana Parisi per i gradevoli costumi. Entrambi, raccontano sulla sublime
musica della Carmen di Georges Biset, un amore che sta per nascere tra un goffo
personaggio quale Dandy e, la conoscenza di Diva, effervescente ballerina di
tango, in questo caso cupido si è “leggermente distratto” e pertanto, l’amore
alle volte può essere bizzarro pur nella sua lungimirante dolcezza. Da questa
situazione scaturisce una storia che farebbe sorridere anche Raymod Peynet. Le
trovate dell’impacciato clown “rubacuori” si sprecano a consumo benefico del
pubblico per porre rimedio a quei tentativi incerti di conquiste, cercando di
assecondare la “bramosia e il “desiderio” della sua lei. La conseguenza è
certa, non potranno mancare un susseguirsi di risate multiple sino alla fine
dello spettacolo, rendendo armoniosa e piacevole la decisione finale.
Una serata passata nel simpatico locale del
Garage Vian è terminata con tre ottimi spettacoli tutti da vedere.
Torino (Italia), lunedì 9 maggio 2016
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sabato 7 maggio 2016
LE NOTIZIE DEL TORINO FRINGE FESTIVAL 2016 recensione di Daniele Giordano
Siamo al Magazzino sul Po a Torino (Italia), un locale
caratteristico che si affaccia sul fiume, dove vede il primo spettacolo con
Daniele Ronco che porta in scena il suo oramai
collaudato MI ABBATTO E SONO FELICE, per la regia di Marco Cavicchioli membri
del Mulino ad Arte, già citato in altre occasioni. Una ventina le persone
intervenute. Tratta di un monologo sull’eco sostenibilità spiegando l’utilizzo che
produce lo sforzo fisico trasformandolo in energia “dinamica” alimentando delle
lampadine. Sempre nel medesimo locale tra l’altro caratteristico a ridosso del fiume
dove servono ottimi drink, il Giardino delle Ore ci prova con LA ZONA CESARINI,
per la regia di Simone Severgnini. Quattro personaggi (Matteo Castagna, Paolo
Grassi, Filippo Antonio Prima e Antonio Romelli), fans di una squadra di calcio
intersecano nel dialogo convulso una storia di un padre separato che non riesce
a sostenere gli alimenti al figlio. Da qui la storia ingarbuglia, trattata dagli
“attori” in modo caotico e mal interpretato, quasi senza un senso logico da
parte dei protagonisti. Un inaspettato o quasi banale finale da lasciare “la
banda della Brianza” senza parole… come lo sono state le persone (pochissime) intervenute…
Ultimo appuntamento della serata, il pubblico intervenuto diciamo che ha
riempito lo spazio destinato alla pièce de IL GIURAMENTO di e regia di Gaia
Adducchio della compagnia Spring D.I. proveniente da Roma. Interpretata da
Camilla Diana in maniera piacevole. Allestimento scenografico e costumi
adeguati alla sua narrazione. Non vogliamo svelare nulla di più di quanto
descritto sulla brochure, teniamo solo a porre l'accento sullo spettacolo, è da
non perdere, per la qualità della sceneggiatura, dell’interpretazione, costumi
e il posizionamento delle luci. Come avrebbe detto Rossella O’Hara…domani è un altro
giorno!
Torino
(Italia), venerdì 6 maggio 2016
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giovedì 5 maggio 2016
COSI’ COMINCIA IL TORINO FRINGE FESTIVAL 2016 recensione di Daniele Giordano
Una deliziosa voce dal palco dell’Espace annuncia l’apertura della
quarta edizione, anche questa volta sono riusciti a realizzare il sogno che
tutti aspettavano. Il Fringe 2016 è una delle cinquanta imprese culturali no
profit under 35, selezionate e vincitori di Funder 35, Fondazione CRT (Cassa di
Risparmio Torino), Compagnia San Paolo e Live Piemonte, con questa vincita, ha
potuto fare fronte e dare continuità a questa meravigliosa estravagante idea di
successo! Questo conferma ancor più che una metropoli com'è Torino (Italia) trasuda
essere una città di Cultura! Dobbiamo spiegare cosa è il Torino Fringe
Festival. Tutto è cominciato con la Paranza del Geco a impadronirsi delle vie
cittadine echeggiando la sua musica. Il periodo di questa “invasione teatrale”
che inonderà coinvolgendo la cittadinanza, inizierà dal 4 sino al 15 di maggio,
detto in brevi parole, per le compagnie teatrali partecipanti è un'enorme
vetrina oltre ricevere l’opportunità di farsi notare da addetti ai lavori,
sempre alla ricerca di nuovi stimoli per la loro clientela. Le richieste di
partecipazione a questo neonato festival sono tantissime, a questo proposito, proprio
per cercare di valutare e offrire al pubblico una serie di spettacoli piacevoli
le selezioni sono rigidissime. Dalle altre edizioni, molte le offerte di lavoro
da parte dei gestori teatrali, sicuramente si ripeterà anche quest'anno. In
gara saranno a disputarsi i meriti, ventitré compagnie teatrali, all’interno
dei luoghi scelti, mentre all’esterno saranno tre le perfomance (è d’uopo
consultare l’intero programma su www.tofringe.it oppure biglietteria@tofringe.it cell. 388/3425483-366/9354219). Alla Centrale dove si è insediato lo stato
maggiore nonchè cervello del Fringe, ci saranno spettacoli di arte circense e
altro ancora con possibilità di mangiare e bere…con moderazione. A proposito
dell’esibizione circense sono da segnalare due artisti: la trapezista Sofia De
Micheli e il bravissimo monociclista esibendosi sia in piazza Vittorio Veneto,
sia all’Espace. Senza troppo a pretendere, anche le bancarelle espositive di Vintage, hanno il
loro fascino... attirano sempre. L’elogio forse più grande è per l’allestimento
“DODOscenico” e chi di tutto questo è presente come volontario prestandosi insieme
agli organizzatori... fare di un semplice festival… un grande Torino Fring! A
chiudere l'esibizioni presentate dal Circo Vertigo,, tutti in pista con
l’intrattenimento dei colori musicali scelti da Wodka Maronna.
Torino (Italia), giovedì 5 maggio 2016
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mercoledì 6 aprile 2016
LA XIV LUNA recensione di Daniele Giordano
Ad alcuni sembrerà strano l’ultimo lavoro di Gian Carlo Fantò, ma non è
stato messo in scena per entrare nella maglia dell’occulto con la commedia de
La XIV Luna, neppure per addentrarsi nei verbali del processo contro i
Cavalieri Templari, che su questo episodio avrebbero di che dire, tanto meno
spiegare al pubblico il ciclo della fase lunare e il suo plenilunio, oltre la
concretezza che la tredicesima luna esista. E’ molto più semplice (si fa per
dire) la risposta: solamente per la voglia di mettersi in gioco esplorando temi
nuovi, provando a descriverne le sfumature portandole in scena. Sarà poi il
pubblico a giudicarne la bravura sia nella stesura dei testi, sia nella scenografia
allestita a compimento della pièce. Proprio su quest’ultima affermazione che a
sipario aperto s’intuisce la forza, messa dall’autore per trasportare il
pubblico in un’atmosfera angosciante che non lascia dubbi, bensì spazi
all’immaginario del lato oscuro, non visibile, ma convive in ognuno di noi.
Attraverso le fioche luci sul palco, lasciano intravvedere un’ombra
indistinguibile avvolta da un drappo nero inquietante, causato dal subconscio
mentale dello spettatore, solamente verso la fine sarà resa visibile in tutto
il suo lugubre aspetto, perno della commedia. Questa la sinossi, Enrico Maria Saint-Pierre (Gian Carlo Fantò) regista
affermato, durante un’audizione da lui indetta, sta cercando “il suo protagonista
dell’ultima fatica teatrale”. Questa scelta, sarà per entrambi decisiva, atta
spezzare passando il testimone a un successore da lui prescelto, purchè abbia i requisiti
necessari. Cosa non semplice, giacchè ogni candidato, ignaro di quello
che lo aspetta, “pretende” quel posto… destinato al solo “prescelto”. E’ su questo che Saint-Pierre farà
leva, infatti, continuerà a muovere i fili
della vicenda per portare a termine il suo disegno demoniaco. Intorno a tutto
questo si muoverà l’intreccio che lega i candidati alla trama, trasmettendo al
pubblico il pathos voluto da Fantò, mettendo in luce, quasi a
sdoppiarsi durante i suoi monologhi e parlando in seconda persona,
nell’apparenza crudele e buona contemporaneamente, innocente e colpevole, un
uomo dalle mille sfaccettature, addirittura, essendo sovente di spalle al pubblico è come fosse uno tra loro. che di questa creazione
artistica ha creato il dramma. Buona l’interpretazione degli attori della
compagnia Teatro Tideau, iniziando da: Martina Bracali; Paolo Veglio; Tiziana De Longhi;
Marilora Laddomata; Federico Portelli,
non ultima Marzia Trasanna nelle loro rispettive parti,
con la loro preparazione artistica, ha trasmesso al pubblico quell’inquietudine, voluta dall’autore. La stesura dei testi mantiene il brivido
richiesto da un noir, La colonna sonora dello spettacolo è Malaguena, cantata da Francesco Fantò. Infine… pensavate che ci fossimo
scordati…della statua del Bafometto, avvolta nel
drappo realizzata da Andrea Massaro (da immagine di Lèvi). Come
suggerisce anche l'illustrazione di Lèvi, è stato inoltre associato col tempo
alla figura di Satana. Una più
recente e conosciuta descrizione raffigura il Bafometto o Baphomet
(è un idolo pagano della cui venerazione furono accusati i Cavalieri Templari),
nella forma di un capro umanoide alato con seno e una torcia sulla testa tra le
corna. Sulle braccia appaiono le parole latine SOLVE (sciogli) e COAGULA (unisci). Questa immagine proviene dall'opera di Eliphas
Lèvi.
Torino
(Italia), martedì 05 aprile 2016
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martedì 1 marzo 2016
«QUI RIDO IO» e nessun altro! recensione di Daniele Giordano
Il titolo trarrà d’inganno i lettori, comunque è “voluto” per questa Vaudeville napoletana che stiamo per recensire. Iniziamo a dire che fu presa da una commedia del grande George Feydeau e riadattata al gusto contemporaneo e partenopeo nel lontano 1902 da Eduardo Scarpetta, finì col divenire una vera e propria opera d’arte originale che piacque persino a Feydeau. Scarpetta fu un importante attore, autore del teatro napoletano dal finire dell’Ottocento, ai primi anni del secolo dopo. Capostipite di una dinastia teatrale Scarpetta – De Filippo, dopo attenta riflessione pensò che non tutti fossero in grado di apprendere il lessico napoletano, così cercò di adattare il linguaggio, incorporandolo al teatro dialettale “del tempo presente”, ottenendo un risultato ancora oggi in uso e comprensibile a tutti, non solo, addirittura “esportandolo” in moltissime pochade francesi. Come sempre cerchiamo di arricchire le recensioni con qualcosa in più, dicendovi che non fu questa commedia, quella che gli diede la massima celebrità, bensì Miseria e nobiltà (vedi recensione su http://lonevolfilm.blogspot.com), commedia in tre atti scritta in lingua verace (adattata) da Scarpetta a soli trentaquattro anni che diede gli onori consacrandolo al pubblico di sempre. Abbiamo voluto allargarci per diversi motivi, alcuni voluti, altri di penna, forse perché siamo vicini al suo 163esimo compleanno, il commediografo nasce a Napoli il 12 marzo 1853. Introduciamoci nello spettacolo Madame Sangenella, dopo anni appare al teatro Cardinal Massaia in Torino, uno dei testi più divertenti scritti da Eduardo Scarpetta. Nel novecento in Italia con la Belle Epoque, prendono forma i primi Café Chantant (lo spazio è breve per descrivere l’avvenimento) proveniente da una “Parigi modaiola” in breve tempo prolifera insediandosi a Napoli, da questo cambiamento, non scappa più nessuno, tutti seduti a gustare ciò che offre la serata. Ancora una volta alla ribalta I Melannurca con Madame Sangenella (pane, amore e... corna), non finiscono di stupire un pubblico dissimile di età portando in scena questa comicità. Come saprete essi alternano commedie spassose con altre più corpose. La compagnia, in poco tempo è balzata tra i favori di pubblico e critica con diversi premi insigniti di tutto rispetto, un cast vigoroso ricercato minuziosamente da Antonio Giuliano anima e fondatore del gruppo, adattatore di testi e regista. La sua certosina ostinazione, lo porta ad avvicinarsi alla perfezione in ogni commedia portata in scena… forse per rispetto all’autore del testo o semplicemente per rendere omaggio alla dinastia, senza mai dimenticare chi “pagante poltrona” ti osserva e applaude…e continua a seguirli, probabilmente questo è il successo ottenuto de I Melannurca. Scenografie e splendidi costumi di scena e trucco E. Rotella e F. Ianora, vestono i tanti attori, ognuno all’altezza del suo personaggio, evidentemente qui scatta anche la bravura del regista nell’assegnare i ruoli. Iniziando da Pasquale Corella, chi poteva impersonarlo se non Antonio Giuliano; la moglie Teresiana è Annamaria Melchionna, sempre all’altezza della parte; ritroviamo un nome caro a Scarpetta, Sciosciammocca, ruolo sostenuto con decoro da Salvatore Vastola con le sue calze rosse…; Concettina alias Delia Bolla; Anna Donadoni nelle vesti di Carmela/Rosa (due parti per la brava caratterista) simpatica la scena del togliere il quadro! Lo sciupa femmine è Enzo Massari (Mimì Chiappariello); l’Arredatrice Anguilla (Patrizia Cavallo) e il suo fantomatico acquario; l’irrequieto e gelosissimo venditore di baccalà Antonio Cuoccio (Massimiliano Trippodo), apprezzato. Quando appare Daniela Lunghini/Eugenia Sangenella, beh… un leggero fermento "veleggia" tra il pubblico… la pressione sanguigna sale… causata dalla sua voluttà; altrettanto all’entrata in scena di Maria Amalfitano nei panni di Lisa Clarinet, entrambe brave nel sostenere la parte senza cadere nel banale. La lista continua con Giovanni Papaccio, Pietro Trippodo e l’impresario (Vincenzo Sodano) delle pompe funebri Ciro Diolosà mettendo in subbuglio la platea per un semplice gesto scaramantico piaciuto in sala. Per Audio/Luci non mancano M.Vizzano e G. Spadaro. Una commedia se pur “leggera” è stata accolta dal pubblico calorosamente con il tutto esaurito.
Torino
(Italia), sabato 27 febbraio 2016
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mercoledì 24 febbraio 2016
IL PERCORSO DELLE TARGHE ILLUSTRI CONTINUA recensione di Daniele Giordano
Riprendiamo i racconti delle Targhe Illustri che vedrete durante
il passeggio per Torino… sempre con lo sguardo rivolto all’insù. Vi avevamo lasciato
con l’interrogativo sul perchè via PO è percorribile in caso di pioggia al
coperto (lato sinistro) a differenza di quello destro interrotto a ogni
incrocio di via! Semplice, il lato coperto era transitato esclusivamente dai
nobili…dell’epoca… l’altro dal popolo. Le bizzarrie di chi tiene il potere non
hanno mai avuto limiti! Tralasciamo, e trasportiamoci per un attimo in luoghi
fantastici… dove la fantasia e l’avventura nascono dalla penna nostrana, seduto
accanto la finestra del suo alloggio, guardando
lo scorrere del fiume PO, la sua mente iniziò a fantasticare e sul foglio
bianco... presero vita personaggi come Sandokan, il Corsaro Nero e altri. Per farlo dovremmo spostarci da piazza
Vittorio, attraversando il fiume, svoltando a sinistra guardando la Gran Madre
vi troverete in Corso Casale 205, qui dimorò e uscì per l’ultima volta da
quella casa il 25 aprile 1911 per non farvi più ritorno lo scrittore Emilio
Salgari, a ricordo posero una targa con bellissima dedica allo scrittore.
Un’altra, con dedica diversa la troverete sotto i portici di piazza XXII
Dicembre. Echeggia a lato del portone accanto a quella di Edmondo De Amicis,
pare che in questo stabile fu scritto il libro Cuore. Non so se siete arrivati sotto la casa di Emilio
Salgari o avete preferito stare in centro e quindi avete voluto vedere la casa
do De Amici scrisse “Cuore” comunque sia ricordate che questo itinerario è da
fare a tavolino riunendo tutte le pubblicazioni. Diciamo che siete nella piazza
e magari avete un desiderio (visto l’ora) di mettere qualcosa nello stomaco,
non c’è problema siete nel posto giusto. Quello che vedete dinanzi a voi è la
vecchia Stazione Ferroviaria Porta Susa (adiacente alla nuova), chiamata così
perché era una delle Porte che chiudevano la città, ora Metropolitana. Entrando
troverete una serie di spazi adibiti al cibo da consumarsi anche per strada,
tanti gusti e denari alla portata di tutte le borse. A due passi invece
troverete un luogo singolare, Piazza Statuto. Maestosa si erige il monumento
dedicato al Traforo del Fejus, con la sua fontana, se poi guardate bene, tra il
giardinetto noterete un obelisco, in cima un globo con meridiane e parallele. Come
saprete Torino è stata definita una città magica per eccellenza, la piazza per
alcuni è uno dei punti mistici, se può essere di vostro interesse, sta a voi
approfondire le ricerche. Quest’anno La Città di Torino ha chiuso il programma
musicale dedicato a Wolfang Amadeus Mozart, pensate che in via Corte d’Appello
angolo via Milano, a due passi dal Municipio si trova una targa vicino
l’albergo dedicata al pernottamento insieme a suo padre. In questo caso vi
troverete nella piazza delle Erbe, capeggiata da una statua del Conte Verde,
qui di targhe e statue marmoree si trovano ovunque. Importante sapere perché si
chiami delle Erbe… ma non saremo noi a svelarlo, provate a fare una ricerca. Lasciando
alle spalle il municipio e la statua, la strada pare sia rimasta come un tempo,
sino ad arrivare nella Piazza Castello. Alla sinistra la Chiesa di San Lorenzo
(merita una visita) seguendo la cancellata, due statue che raffigurano i famosi
Dioscuri che apre a Palazzo Reale e i suoi Giardini, in alto s’intravede la
Cupola del Duomo, recentemente rimessa in sicurezza dopo l'incendio. Prima di
immettervi sotto il porticato, in alto una grande targa e subito l’Archivio di
Stato, accanto al Museo Armeria Reale (non visitarla è un peccato imperdibile),
poi ancora altre Targhe sino a quella di Cristoforo Colombo… vi chiederete come
mai un solo dito rispetto a bassorilievo è splendente? Semplice, l’hanno
rubato! Secondo alcuni poteva avere poteri… così il Comune ha dovuto provvedere
e rimediare! Avete oltrepassato la Prefettura e quindi, scendendo dalla
discesa, vi troverete in un magnifico parco i Giardini Reali (bassi) perché
sopra i muraglioni esistono quelli alti. A voi la scelta. Da parte nostra,
essendo in centro desideriamo condurvi alla ricerca delle Targhe Illustri, come
se fosse una... Caccia alla Cultura…
Se per caso vi trovaste nelle vicinanze di via
Principe Amedeo, al numero 34 troverete la Targa di un Massimo d’Azeglio mentre
al 26 il Teatro Gianduia, ora trasformato in nucleo abitativo. Al numero 31, la
Targa di Gian Battista Bogino di cui prende nome, la via. Dovete sapere che
Piazza Vittorio era una porta che cingeva Torino, infatti, si chiamava Porta di
Po, troverete ancora la testimonianza in uno degli oblò che sovrastano le
arcate. Il fiume, la collina era fuori delle mura. Che sia una città
Sabauda con il suo primo Parlamento, la prima Capitale italiana, Torino non è
solo questo, in essa troverete uomini che presi e messi insieme formano il
corollario perfetto per una città armonica, ricca di storia non solo Regale.
Torino (Italia), mercoledì 24 febbraio 2016
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UNA DOMENICA IN GIRO PER CAZZEGGIO! recensione di Daniele Giordano
Non
saprei definire la parola cazzeggio in altre lingue, in italiano calza a
pennello! Giornata uggiosa, grigia, la solita torinese quando piove, ben venga
pioggia dopo mesi di astinenza… però, proprio di domenica…, pazienza. Beh,
incominciamo con il cazzeggio-tour. Saliamo sul bus e dopo averlo aspettato…
non poco (siamo di domenica, primo pomeriggio magari pennichella…) percorriamo
il suo percorso passando davanti alla GAM (Galleria Arte Moderna), la sua
interminabile fila… inizia dall’ingresso sino in Corso Vittorio Emanuele II,
per intenderci molto dopo la Clinica Fornaca, per vedere la mostra espositiva
del pittore Monet. Non si dica che
l’Arte a Torino non è apprezzata e non attira persone. Ci inoltriamo al Mao
(Museo Arte Orientale), la folla è molto meno di quella precedente, non c’è
traccia del “Capodanno Cinese”, pensavamo che ci fosse una grande festa… niente
di tutto ciò, poca gente al botteghino e niente festeggiamenti, abbiamo
scoperto che sono sati fatti al mattino! Proseguendo ci troviamo nella solita
piazza delle Erbe oggi, Palazzo di Città, di fronte al Comune di Torino, ogni
prima domenica, la piazza è insediata da Campagna Amica, un minuto esempio di
mercato con della merce confortevole come lo sono i loro venditori. Intanto la
pioggia continuava, ma gli imperterriti “cazzeggiatori” andavano avanti. Prima
d’imboccare piazza Castello, troviamo un gruppo di cinesi in una loro
esibizione. Si erano riparati sotto il porticato, anzichè esibirsi sulla piazza
poco distante con una dimostrazione tra arti marziali e danza, terminata
l’esibizione, il drago serpeggia con il gruppo, seguendo i portici, avanzando
sino al 18 di via PO, Rettorato degli Studi. Nell’ampio cortile, sotto il
porticato, troviamo il drago e i suoi danzatori, accompagnato dal suono del
tamburo di guerra, ritmo penetrante per incitare i guerrieri (ora non più), se
mai i danzatori, una danza mescolata a riti propiziatori, effetto di rilevanza
notevole. L’anno della “scimmia” è iniziato per il calendario cinese. Abbiamo
notato una cosa: in Piemonte vi è c.a. 19.000 unità di residenti, in Torino
pari a 7.000 unità, come mai domenica la “sua popolazione” si riduceva a una
sola manciata di persone a differenza del pubblico nostrano e alcuni stranieri?
Bah, casi irrisolvibili quello del Sol Levante! Noi indefessi, forse per la
giornata uggiosa o perché non avevamo un benché minimo da fare…siamo passati alla
Sala Polivalente del Lombroso 16 sempre in Torino, la Compagnia Teatrale
l’Opera Rinata, presentava canzoni e arie operistiche, come sempre di ampio
successo di pubblico. A noi tutto questo non basta, e per non farci mancare
nulla, giacchè eravamo a due passi siamo andati all’Officina 500 a visitare la
mostra di monili in oro e argento di Giulia Savino, una creatrice di gioielli
che raccoglie le “mappe delle città in forma di gioielli” situata in via
Lombroso 15, peccato perche terminava il 7 febbraio. Il nostro viaggio continua
a vedere se ci fosse qualcosa nel piccolo ma altrettanto piacevole locale:
Lunas’Torta, peccato di sera... chiuso per festa privata! Irremovibili, subito
il “piano B” la Casa del Quartiere! Una delusione… non si riesce a capire un
bel niente della sua programmazione! Di sera, sarà proiettato un film francese
con sottotitoli, ma niente che facesse sapere di cosa trattasse. Un esempio di
come si usano gli spazi donato dal Comune di Torino! L’Agenzia Sviluppo San
Salvario, aveva dato la possibilità di proiezione ma né l’uno né l’altro hanno
divulgato la notizia… alla nostra domanda del perché ci è stato risposto: forse
l’hanno fatto su internet. Benedetto internet… ma se uno non avesse, sto cavolo
di aggeggio… come deve fare per essere informato? Inutile l’ignoranza non ha
confini! Sono finiti i tempi cartacei… se non fosse per Alessandro, solerte e
capace, oltre essere un ragazzo gioviale: prende il telefono e risolve…poi
“tradizionalmente usa"carta e pennarello per scrivere la notizia in modo
"VISIBILE A TUTTI”! Altro che internet. Non sapremo a chi attribuire
questa mancanza d’informazione per il pubblico… considerato che la Casa del
Quartiere è parte del tessuto cittadino, di certo, qualcuno dovrebbe non
diciamo sempre… ma sovente, vigilare su chi concede gli “spazi senza saperli
usare” magari percependo denaro… Stanchi ma non soddisfatti, abbiamo pensato di
vedere cosa proponeva la FLIC Scuola di Circo. Una volta il mese, per fare
vedere e conoscere cosa succede tra le pareti di quella che fu la Scuola di
Ginnastica Torinese più longeva (1884), abbiamo assistito allo spettacolo di un
Elaborato Circense Collettivo (come l’ha descritto Francesco Sgrò, direttore
artistico), come sempre strapieno di persone che ha condiviso lo spettacolo con
uno scrosciante applauso. Noi appagati… non sempre della giornata… di certo
l’abbiamo terminata in bellezza!
Torino
(Italia), lunedì 8 febbraio 2016
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