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venerdì 22 luglio 2016

PURTROPPO… LE COSE BELLE HANNO UN TERMINE… di Daniele Giordano

Anche questa volta l’organizzazione dell’8 Gallery non si è smentita, offrendo gratuitamente l’ultimo appuntamento gratuito della stagione estiva nella splendida cornice del Centro Commerciale! Dopo il successo ottenuto dell’appuntamento precedente, portando sul palco due fantastici personaggi come il Mago Forest e Paolo Cevoli (vedi articolo precedente), splendidi nella loro esibizione, ci troviamo ora, con altrettanto bravi artisti come il romano Max Giusti e Andrea Pucci milanese, se vogliamo due esecutori differenti tra loro. Troverete il resto dell'articolo sul Corriere dello Spettacolo.

martedì 9 febbraio 2016

UNA DOMENICA IN GIRO PER CAZZEGGIO! recensione di Daniele Giordano

Non saprei definire la parola cazzeggio in altre lingue, in italiano calza a pennello! Giornata uggiosa, grigia, la solita torinese quando piove, ben venga pioggia dopo mesi di astinenza… però, proprio di domenica…, pazienza. Beh, incominciamo con il cazzeggio-tour. Saliamo sul bus e dopo averlo aspettato… non poco (siamo di domenica, primo pomeriggio magari pennichella…) percorriamo il suo percorso passando davanti alla GAM (Galleria Arte Moderna), la sua interminabile fila… inizia dall’ingresso sino in Corso Vittorio Emanuele II, per intenderci molto dopo la Clinica Fornaca, per vedere la mostra espositiva del pittore Monet.  Non si dica che l’Arte a Torino non è apprezzata e non attira persone. Ci inoltriamo al Mao (Museo Arte Orientale), la folla è molto meno di quella precedente, non c’è traccia del “Capodanno Cinese”, pensavamo che ci fosse una grande festa… niente di tutto ciò, poca gente al botteghino e niente festeggiamenti, abbiamo scoperto che sono sati fatti al mattino! Proseguendo ci troviamo nella solita piazza delle Erbe oggi, Palazzo di Città, di fronte al Comune di Torino, ogni prima domenica, la piazza è insediata da Campagna Amica, un minuto esempio di mercato con della merce confortevole come lo sono i loro venditori. Intanto la pioggia continuava, ma gli imperterriti “cazzeggiatori” andavano avanti. Prima d’imboccare piazza Castello, troviamo un gruppo di cinesi in una loro esibizione. Si erano riparati sotto il porticato, anzichè esibirsi sulla piazza poco distante con una dimostrazione tra arti marziali e danza, terminata l’esibizione, il drago serpeggia con il gruppo, seguendo i portici, avanzando sino al 18 di via PO, Rettorato degli Studi. Nell’ampio cortile, sotto il porticato, troviamo il drago e i suoi danzatori, accompagnato dal suono del tamburo di guerra, ritmo penetrante per incitare i guerrieri (ora non più), se mai i danzatori, una danza mescolata a riti propiziatori, effetto di rilevanza notevole. L’anno della “scimmia” è iniziato per il calendario cinese. Abbiamo notato una cosa: in Piemonte vi è c.a. 19.000 unità di residenti, in Torino pari a 7.000 unità, come mai domenica la “sua popolazione” si riduceva a una sola manciata di persone a differenza del pubblico nostrano e alcuni stranieri? Bah, casi irrisolvibili quello del Sol Levante! Noi indefessi, forse per la giornata uggiosa o perché non avevamo un benché minimo da fare…siamo passati alla Sala Polivalente del Lombroso 16 sempre in Torino, la Compagnia Teatrale l’Opera Rinata, presentava canzoni e arie operistiche, come sempre di ampio successo di pubblico. A noi tutto questo non basta, e per non farci mancare nulla, giacchè eravamo a due passi siamo andati all’Officina 500 a visitare la mostra di monili in oro e argento di Giulia Savino, una creatrice di gioielli che raccoglie le “mappe delle città in forma di gioielli” situata in via Lombroso 15, peccato perche terminava il 7 febbraio. Il nostro viaggio continua a vedere se ci fosse qualcosa nel piccolo ma altrettanto piacevole locale: Lunas’Torta, peccato di sera... chiuso per festa privata! Irremovibili, subito il “piano B” la Casa del Quartiere! Una delusione… non si riesce a capire un bel niente della sua programmazione! Di sera, sarà proiettato un film francese con sottotitoli, ma niente che facesse sapere di cosa trattasse. Un esempio di come si usano gli spazi donato dal Comune di Torino! L’Agenzia Sviluppo San Salvario, aveva dato la possibilità di proiezione ma né l’uno né l’altro hanno divulgato la notizia… alla nostra domanda del perché ci è stato risposto: forse l’hanno fatto su internet. Benedetto internet… ma se uno non avesse, sto cavolo di aggeggio… come deve fare per essere informato? Inutile l’ignoranza non ha confini! Sono finiti i tempi cartacei… se non fosse per Alessandro, solerte e capace, oltre essere un ragazzo gioviale: prende il telefono e risolve…poi “tradizionalmente usa"carta e pennarello per scrivere la notizia in modo "VISIBILE A TUTTI”! Altro che internet. Non sapremo a chi attribuire questa mancanza d’informazione per il pubblico… considerato che la Casa del Quartiere è parte del tessuto cittadino, di certo, qualcuno dovrebbe non diciamo sempre… ma sovente, vigilare su chi concede gli “spazi senza saperli usare” magari percependo denaro… Stanchi ma non soddisfatti, abbiamo pensato di vedere cosa proponeva la FLIC Scuola di Circo. Una volta il mese, per fare vedere e conoscere cosa succede tra le pareti di quella che fu la Scuola di Ginnastica Torinese più longeva (1884), abbiamo assistito allo spettacolo di un Elaborato Circense Collettivo (come l’ha descritto Francesco Sgrò, direttore artistico), come sempre strapieno di persone che ha condiviso lo spettacolo con uno scrosciante applauso. Noi appagati… non sempre della giornata… di certo l’abbiamo terminata in bellezza!

Torino (Italia), lunedì 8 febbraio 2016

QUEST'AVVISO E’ SEMPRE ATTIVO ANCHE SE NON VIENE ABITUALMENTE SCRITTO SULLE PUBBLICAZIONI.
La riproduzione degli articoli presenti sulle pagine di questo blog è consentita esclusivamente citando la fonte, l’autore e il link. Altresì informa che questo blog non rappresenta un prodotto editoriale in base alla legge n° 62 del 07/03/2001, giacché è aggiornato senza alcuna periodicità. Le eventuali foto o filmati presenti sul Blog, sono inviate dai rispettivi autori o chi per lui, assumendosi la propria responsabilità, qualora queste violino i diritti o ledono l’autore, l’immagine e/o altro, saranno rimosse dal curatore della pagina in seguito a comunicazione da parte degli interessati, escludendo in modo incondizionato e categorico qualsiasi azione legale sia all’autore sia al blog stesso!
Di conseguenza, l’opinione personale espressa su ogni notizia pubblicata, è basata in conformità all’argomento trattato, senza necessariamente essere obbligati a scrivere o diffondere la mia opinione su cosa ho visto o letto. Per questo motivo si precisa che questo blog, non può considerarsi un prodotto editoriale, bensì pensieri da condividere. A cura dell’autore del blog.
Copyright 1990 – Fragment (consider revising). Daniele Giordano/ lonevolfilm@gmail.com All Rights Reserved.







mercoledì 27 gennaio 2016

NON C’È STORIA… SENZA STORIA! recensione di Daniele Giordano

Inutile rilevarlo, Torino è stata e continua a essere una città laboratorio in costante ricerca d’idee innovative. Un esempio, da poco si è “festeggiato”, meglio dire onorato i novant’anni dalla nascita del famoso tramezzino. Un panino con dentro del companatico… due fette tagliate dal “pane del boia”…ora chiamato pancarrè, il sandwich, per intenderci. Fu Gabriele D’Annunzio portarlo a battesimo, proprio al caffè Mulassano, (locale storico tuttora esistente, sotto i portici di piazza Castello), dove per la prima volta fu servito “l’originale prodotto rettangolare” chiamandolo < tramezzino > da tramezza… non come quelli serviti abitualmente... altrimenti il Vate l’avrebbe definito…triangolino! Sempre per restare nella storia… ritorniamo a tuffarci nel passato, trovandoci nella storica gelateria di Domenico Pepino (situata in piazza Carignano), fu lui a inventare il primo gelato al mondo ricoperto sopra un bastoncino chiamato “il Pinguino” dalla somiglianza all’animale, brevettato nel 1939! Detto ciò, le novità non si fermano a questo, infatti, per il secondo anno Torino accoglie le “Pietre d’Inciampo” o progetto “Stolpersteine” di Gunter Deming. Artista e ideatore del monumento diffuso, destinato a dare identità alle famiglie di ebrei, politici, omosessuali ecc., vittime della deportazione nazista citiamo solo padre Giuseppe Girotti (beatificato da Papa Francesco, morto a Dacau), poichè l’elenco sarebbe lungo per descriverne l’eccidio. Gunter ha pensato oltre a quelle messe l’anno appena trascorso, di aggiungerne altre quaranta di queste mettendole a dimora. L’iniziativa, promossa da Museo Diffuso della Resistenza e della Deportazione, Comunità Ebraica, Goethe Institut, Aned e Istorero con questi, anche studenti d'istituti scolastici hanno aderito. I blocchetti in ottone chiamati d’Inciampo, sono incastonati nei marciapiedi delle vie, all’ingresso dei luoghi abitati dagli sventurati che furono deportati nei campi di concentramento: Auschwitz, Dachau, Mauthausen e altri. Pertanto se un passante… decidesse di “cercarle” durante la sua camminata cittadina… non deve fare altro che guardare in basso. Questo è uno tra tanti ricordi che Torino è fermo nel commemorare, sebbene il tempo trascorso sia lontano. Per i visitatori, la città ormai Metropolitana, con i bellissimi palazzi, i suoi musei, le sue caffetterie storiche, frequentati dalla nobiltà e nomi illustri che hanno contribuito a costruire la storia della nostra metropoli in epoca passata, è altrettanto interessante sapere quanto stiamo per raccontarvi. A differenza della precedente raccomandazione… per scoprire quanto segue, questa volta… lo sguardo, dovrebbe essere rivolto all’insù. Vi accompagneremo in luoghi, strade alla scoperta di Targhe poste a ricordo di nomi celebri, persone che hanno lasciato un segno permanente del loro passaggio temporale. Siamo convinti che saprete apprezzarne il contenuto e, magari ad approfondire l’argomento. Trovandosi per caso da quelle parti potreste fare un salto nel luogo descritto, forse scattando alcune foto. Portando con voi un interessante ricordo di “Cultura della Città”. (continua)

Torino (Italia), mercoledì 27 gennaio 2016



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martedì 12 gennaio 2016

Il FANTASMA della LAVANDAIA CANTERINA recensione di Daniele Giordano

Quasi come lo spot pubblicitario di una nota marca: due sono meglio di uno! Non è un rebus, non si vince niente indovinando. Stiamo parlando dell’ennesima fatica di Valter Carignano & C. de L’Opera Rinata – CambiaMenti Teatro congiuntamente con un’altra nota compagnia teatrale Thealtro. Due sono meglio di uno dicevamo, perché lo spettacolo delle Giallocomiche, oltre averlo presentato come di consueto al pomeriggio nella sala polivalente Lombroso 16 in Torino, ha replicato la sera per soddisfare l’enorme richiesta dei suoi fedelissimi seguaci e amanti di genere in tinta.  Sala gremita, pubblico adulto rispetto il pomeriggio, tra i presenti tre persone che hanno indovinato la soluzione con una dettagliata spiegazione. Forse è bene per chi non sapesse del perché si chiama “giallo” il genere poliziesco. La prima copertina del pamphlet (edito Mondadori), fu rappresentato con un cerchio di color rosso, all’interno una figura, tutto su sfondo color giallo. La grafica, è piaciuta da subito, tant’è che l’editore non ha mai cambiato la copertina… fortunata. Questo in sintesi. Tornando allo spettacolo, dal titolo Il Fantasma della Lavandaia Canterina, sono testi che presentano fatti di pura fantasia, unita alla cultura di un tempo lontano, narrando aneddoti della città di Torino sul finire dell’ottocento. Si raccontano fatti e luoghi reali, conditi con la libera interpretazione del regista Valter Carignano. In quest'avventura ci riporta indietro a un precedente episodio. Come sempre il regista ama nominare i personaggi con "brevità voluta", facendolo con sagacia tale da corrispondere a una risata. Una prova lampante, la prima a presentarsi è: Rosetta, Nunzia Maria, Reginella, Immacolata Cacciapuoti, solitamente si fa chiamare “semplicemente Reginella” (Marina Di Paola, ideatrice del format), proviene da Salerno “salita d’abbasce” per una questione famigliare molto importante e questo solo all’inizio. Alle volte è bene ricordare che i caratteri con cui sono scritte le insegne dei negozi sono chiari e leggibili, come nel caso della merciaia e padrona del negozio di lavandaia… da non confondere come “ufficio informazioni”, anche lei ha un nome che non finisce mai… altrimenti detta Gioàna per ragioni di spazio di cui si prende il merito Monica Carelli. Due nuove figure si affacciano nel cast e sono: Paola Pozzo detta Chiarin e sua figlia Vichin di padre ignoto, al secolo Sonia Di Lecce. Con questo nuovo episodio, ritorna una vecchia conoscenza delle“Giallocomiche” Don Vincenzo Cacciapuoti (Massimo Saracino) sacerdote salernitano. Ex parroco della cappella delle Piccole Sorelle Lavandaie della Madonnina Piangente del Rubatto (questo è il titolo più lungo nella storia delle rappresentazioni) accompagnato dall’immancabile perpetua (Antonella Argentini) Sestilia Prefica Parlalvento, una donna che al pari del bradipo… riesce a batterlo in lentezza, se poi accenniamo al suo orgoglio, ci tiene a precisare che non ha mai lavorato in vita sua… perché si sa chi lavora suda e poi si prendono i malanni! Non ultimo, solo perché entra in scena sul finire dello spettacolo, il Commissario Agenore Pautasso (Valter Carignano, regista, sceneggiatore e attore) sebbene sia trascorso un anno e mezzo dalla prima volta che indossò l’impermeabile stile, “tenete Colombo” continua le sue ricerche sulla Torino ottocentesca, intersecandola nelle storie Giallocomiche che sono di una bellezza da vedere più che recensire… piacendo a Grandi e Piccini!


Torino (Italia), lunedì 11 gennaio 2016

giovedì 31 dicembre 2015

IL CLASSICO: “DORIAN GRAY” recensione di Daniele Giordano

Tempo fa c'è capitato di assistere a un classico di Oscar Wilde: Il ritratto di Dorian Gray. Gli affezionati conoscono la storia legata al ritratto. Tante le compagnie teatrali cimentate in questa commedia, alcune con scarso successo, almeno per il momento non è questo il punto. In questo commento, è rilevare non solo la maestria del regista ma di tutta la compagnia, riuscendo a soddisfare l’esigenza dello spettatore, pur senza entrare ancora nel merito della bravura degli attori. Iniziamo partendo dall’allestimento della scenografia. Benchè lo spazio sia minimo a disposizione, diventa arduo mettere in scena un'opera teatrale di tale spessore. Nonostante ciò, il direttore artistico è riuscito far stare tutti i quadri che compongono l’opera in una ridotta dimensione come quella del Lombroso 16, dell'omonima via in Torino. Sembra assurdo parlare di questo, poichè le piccole cose fanno la distinzione, evidenziando la professionalità dell’allestitore! Entrando invece nel merito degli attori, campeggia la competenza artistica di Marina Di Paola (cura anche adattamento al testo insieme al regista), riesce a “infastidire brillantemente” con la cinica figura di Dorian Gray, il ruolo è stato apprezzabile. Che dire delle qualità di attore riuscendo a dare la giusta sensibilità alla figura di Basil Hallwort, perfettamente interpretato da Massimo Saracino. Con loro si affaccia una figura nota in ambito teatrale, quella di Massimo Chionetti, riveste i panni di Lord Herry Watton, ruolo non facile, la sua preparazione artistica gli rende giustizia. Due nuove entrate si fondono nella compagnia. Abbiamo Marta Grosso e Chiara Primiani, rispettivamente Sybil Vane e Signora Vane. Non ultimo Riccardo Micca, senza avere benché un minimo d’incertezza, gli tocchi il difficile compito del prosatore, la sua abilità oratoria, ha fatto in modo che la narrazione non distogliesse o annoiasse mai il pubblico per tutto il tempo del componimento teatrale. Tutto questo… non avrebbe luogo e senso… se non ci fossero le due compagnie “legate da qualche tempo”, quali Thealtro e L’Opera Rinata – CambiaMenti Teatro, entrambe continuano con successo il loro percorso artistico, all’occasione si ”fondono” creando spettacoli di rilievo come in questo caso. Guardando l’insieme della realtà, il merito si deve riconoscere chi per certi versi “tiene  le redini” di tutto questo. Lui, l’uomo dei CambiaMenti Teatro: attore, autore e regista Valter Carignano, in questa pièce lo troviamo nei panni di Isaacs. La sua bravura, è tale che con disinvoltura egli passa dalle Opere e Romanze alle sue Giallocomiche nei racconti del commissario Pautasso, sino a offrire un capolavoro come Dorian Gray, proponendo drammaturgie sempre ricercate. Le due compagnie, hanno dimostrato nelle loro interpretazioni, di saper dare ciò che lo spettatore si aspetta, suscitando innovazioni da parte loro!

Torino (Italia), martedì 29 dicembre 2015 

martedì 29 dicembre 2015

UN “CAVAGNA SENZA DON” recensione di Daniele Giordano

Potrebbe sembrare il sequel di Highlander… e poi ne rimase solo uno! Su di lui, i titoli dei quotidiani rincarano la dose proprio perché ultimo tra i nomi di rilievo come i capiscuola: Macario, Campanini e Ferrero, tanto per citare alcuni che han fatto grande il teatro recitando le commedie in piemontese. Ora è rimasto solo lui. Se non si è capito, stiamo parlando di Giorgio Molino, ultimo baluardo della commedia dialettale in piemontese.
La sua carriera inizia al teatro Carignano in un lontano 1945 con < Bimbi alla ribalta > e, senza elencare tutti i titoli…portati in palcoscenico, di strada né ha percorso da allora. Se i prosceni potessero parlare… si sentirebbe un eco di ovazione nei suoi confronti. In quest'ultimo periodo ha dovuto assentarsi per un’intera stagione dal suo amato pubblico sia per il genere, altrettanto per stima a Molino, ora come nuovo, pronto a celebrare i suoi settant’anni di carriera tra loro, portando uno spettacolo nel bellissimo teatro, San Giuseppe (via Andrea Doria 18 Torino), proprio durante le feste natalizie. Non stanco della polvere teatrale “assaporata” sui molteplici palchi, incrollabile continua il suo cammino, tant’è che da poco ha fatto rinascere dalle ceneri di un dopolavoro aziendale di una nota casa di pneumatici un luogo culturale, con tanto di teatro, perché tanta è la sua passione. La dinamicità che sprigiona, si trova in ogni suo spettacolo, come ad esempio l’ultimo lavoro “Quel Cavagna senza Don” curandone stesura e regia, dove troviamo il Cavagna tra i pensionanti di un ospizio… una farsa tipica della commedia piemontese. A fare da corollario di questo “gerontocomio” troviamo nei rispettivi ruoli, interpreti come Giulio Liberati, Alessandra Botticelli, Gioachin, Margherita Amateis, Ugo De Los Rios, con Daniele Villari, Luisella Aghem, Eliana Ferrero e poi ancora Gabriele Gerardi, Roberto Chiarelli, Lucia Colla e Giacomino Bardina. Lo spettacolo si apre tra le classiche note della canzone Amapola (e altre), con grande perizia suonata tutte dal vivo dal Maestro Alberto Vindrola. Su “Quel Cavagna senza Don” il pubblico è preparato, ma quello che non sa ancora, è cosa ha scritto su di lui Giorgio Molino in merito a questa nuova commedia, sta a voi scoprirlo andando a vederla… Si replica sino al 6 gennaio, mentre la notte di Capodanno oltre i soliti festeggiamenti ci sarà una sorpresa in più dalle ore 00,30 con uno spettacolo in aggiunta.

Torino (Italia), lunedì 28 dicembre 2015  



martedì 24 novembre 2015

L’OCCASIONE, FINE DELLA TRILOGIA recensione di Daniele Giordano

Marco Cavallaro attore teatrale, l’abbiamo visto in situazioni recitative diverse (alcune anche troppo bizzarre), questo ci ha permesso di formulare opinioni. I brusii benevoli mormorati in sala a fine recita si sprecano. Ognuno dice la propria. Assistendo agli spettacoli, volgendo lo sguardo sul pubblico, notiamo un “velo trasparente” una parte con il desiderio compiaciuto, l’altra un leggero diniego. Due sfaccettature della stessa medaglia! E’ sempre lui, qualsiasi “abito scenico” indossa, è questo che “l’altra parte” dovrebbe intendere, cambia solo la circostanza. Come ad esempio quello presentato al teatro Gioiello in Torino dal titolo “L’Occasione” con esso, termina la sua trilogia sull’amore. Un monologo cui il Cavallaro è particolarmente legato, questo soliloquio è stato  portato in scena in tutta la penisola, narra di una storia commovente, dimostrato dall’afflusso del pubblico. In questa interpretazione, troviamo l’artista alle prese del solito bivio: rifugiarsi andando nella sua solitudine casa o passare qualche ora in un bar a bere qualcosa distraendo i suoi pensieri. Questo perché è stato lasciato dal suo grande amore circa due anni or sono… per lui è solo ieri! E’ qui la commedia prende vita, in un groviglio di reminescenze, pensieri che attanagliano la mente col suo tarlo, senza darsi pace e, senza alcuna spiegazione logica data allo spettatore, distraendolo su qualsiasi risultato… sino alla fine del dilemma! Non desideriamo togliere il gusto finale allo spettatore su questo toccante spettacolo e, forse qualcuno del pubblico potrebbe riconoscersi nelle vesti di Cavallaro!
Come sempre ed è inutile evidenziare, Marco Cavallaro su qualsiasi palco salga che sia semplice gag o esibizione seria, sa perfettamente rispettare tempi e pause senza “bruciarle” come spesso accade altrove, questo a lui non succede. L’attore dal suo profondo, ama esibirsi in monologhi, interagire se capita con i presenti. Le recite espresse, vestono bene la sua figura pur muovendosi teatralmente in circostanze diverse. La sua entrata è disinvolta, oseremmo azzardare con padronanza scenica che solo un interprete con notevole esperienza saprebbe fare.

Torino (Italia), martedì 24 novembre 2015

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lunedì 23 novembre 2015

MIA MOGLIE PARLA STRANO recensione di Daniele Giordano


MIA MOGLIE PARLA STRANO recensione di Daniele Giordano

Moglie e Buoi dei paesi tuoi, una volta dicevano così! I tempi, come le mode cambiano, le persone si sono globalizzate, non sussiste più quel detto citato. I punti cardinali sono solo riferimenti… ma non per l’amore, esso non ha confini. Questo capita in scena con Alfredo Collina (regia di Corrado Accordino) e Barbara Bertato. Un lombardo sposato con una donna del sud, sin da tempi remoti è il classico di sempre: l’incomprensione del linguaggio. Così si presenta sul palco la commedia “Mia moglie parla strano”portato da Monza sino al Teatro San Paolo di Rivoli (TO). I due attori fanno parte della compagnia “La danza immobile” che li vede protagonisti in una commedia brillante, ricca di trovate spassose a dir poco farsesche da coinvolgere lo spettatore dopo la prima manciata di minuti in scena. Una compagnia nuova per il circuito, tutta da scoprire, noi l’abbiamo fatto col pubblico del teatro, grazie all’intuizione di Campotheatro. La commedia, coglie problemi quotidiani, si parla dei conflitti coniugali (suocera compresa), accenna il tema omosessuale non proprio facile da esporre, adozione a distanza e quant’altro ma evidenziati con una sensibilità che li contraddistingue, trasportandoli in uno spettacolo intelligente, fatto di mimiche e battute proprio come titola la rappresentazione, portandone il dovuto rispetto, lasciando uno spazio per il suo inatteso finale. Una compagnia da tenere presente qualora si ripresenti l’occasione.

Torino (Italia), sabato 21 novembre 2015


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